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 2011  settembre 24 Sabato calendario

L’EUROPA A LEZIONE NEGLI USA. LA LINEA INTERVENTISTA PER SALVARE IL SISTEMA BANCARIO

«Meno male che sono arrivati tutti i ministri europei. Qui vedono tutto, incontrano tutti: si renderanno finalmente conto di quanto è grave la situazione. Non è più solo questione di stabilizzare il debito pubblico di qualche Paese periferico della Ue. È in pericolo il sistema bancario europeo. La Spagna è messa male, ma più che Madrid o voi italiani, a preoccuparmi è la Francia. È il cuore del sistema, gli effetti sarebbero spaventosi. Devono agire subito. Ci sono banche che rischiano una fuga dei depositanti: e non parlo dei piccoli risparmiatori, delle famiglie, ma degli investitori istituzionali».
Mohamed El-Erian è un influente uomo del mercato — amministratore delegato di Pimco, il può grosso fondo obbligazionario del mondo — ma, coi suoi 15 anni di esperienza al Fondo Monetario Internazionale, è anche un economista con molto fiuto politico. I giudizi taglienti che dà al «Corriere» mentre passa da un seminario a porte chiuse a una conferenza del Fondo monetario internazionale, riflettono la frustrazione e l’irritazione di Wall Street nei confronti dell’Europa, ma anche l’allarme spasmodico che ormai regna nelle stanze del Dipartimento del Tesoro Usa.

«Serve» aggiunge, «qualcosa come il Tarp (il Troubled asset relief program, ndr), il fondo col quale l’America salvò le banche tre anni fa. Un membro del governo di Bruxelles mi ha detto che l’hanno capito anche loro. Vogliono agire, ma devono prima aspettare la ratifica dell’intervento precedente: il fondo "salva stati" varato a luglio. Il parlamento tedesco voterà la prossima settimana».

Nel week end scorso, al vertice UE in Polonia, Tim Geithner (nella foto), arrivato per chiedere interventi straordinari, venne rimbeccato da alcuni colleghi europei che gli ricordarono le responsabilità americane nella crisi iniziata tre anni fa col crollo della Lehman Brothers. Qui a Washington, ai vertici del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, il clima è molto diverso. E non solo perché il ministro di Obama qui gioca in casa.

Man mano che la doppia crisi europea (debito pubblico e banche) si fa più incalzante, cresce ovunque la pressione per la creazione di un gigantesco "firewall" a protezione del sistema creditizio del nostro Continente. Con la recessione di nuovo alle porte, un crollo bancario sarebbe un disastro per tutti. L’altra sera, parlando a Francoforte dove è stato premiato per il suo profetico libro del 2009 «Questa volta è diverso», Ken Rogoff ha detto che il "default" della Grecia è ormai scontato e che il ritardo dell’Europa nel prenderne atto non fa che amplificare i rischi di una fuga del risparmio dalle banche della parte sud del Continente.

Dopo aver letto «Un decennio di debito pubblico», il nuovo saggio di Rogoff e di Carmen Reinhart che verrà presentato a Washington la prossima settimana, John Stephenson, "numero due" di First Asset Management di Toronto, un gestore canadese in genere molto misurato, si lasciato andare un giudizio piuttosto «colorito»: «Qui rischiamo una Lehman Brothers in 3D, anche con l’effetto "sensurround"».

Un clima di emergenza nel quale Geithner consuma la sua (amara) vendetta perché il modello che è sulle labbra di tutti è quello di TARP e TALF, i fondi usati prima da Bush e poi da Obama per salvare le banche Usa. Capitali freschi in cambio di obbligazioni immobiliari, rifinanziamento del credito al consumo (carte di credito, acquisto auto, prestiti scolastici). Misure assai discusse, certo, ma sono le uniche di grosse dimensioni fin qui sperimentate. E hanno funzionato: le banche Usa sono state salvate e oggi appaiono al sicuro. Interventi che allora Geithner, da presidente della Federal Reserve di New York, gestì in prima persona.

In questi giorni il Tesoro Usa continua a premere sui governi europei proponendo riservatamente anche diversi modelli: uno somiglia a una piramide con alla base l’EFSF, il fondo di salvataggio dell’eurozona da 440 miliardi di euro, e al vertice la Banca centrale europea che, usando il capitale di questo fondo per fare «leverage» a fronte delle sue stesse risorse, potrebbe moltiplicare le dimensioni (e quindi la forza d’urto) dell’intervento necessario.

I tedeschi restano contrari, certo, la situazione ma sta cambiando molto rapidamente: anche i giudizi, probabilmente, finiranno per evolvere. Un funzionario Usa che esprime la posizione del Tesoro in modo anonimo ma ufficiale è categorico: «La sfida che l’Europa ha davanti è chiara: deve garantire, senza possibilità di equivoco, finanziamenti a tassi ragionevoli del debito sovrano dei Paesi che hanno varato piani fiscali credibili. E deve garantire senza ambiguità che le banche europee dispongano di liquidità adeguata e siano sufficientemente capitalizzate».