Vittorio Malagutti, il Fatto Quotidiano 24/9/2011, 24 settembre 2011
I MERCATI SE LA PRENDONO CON L’ITALIA MA IN FRANCIA C’È CHI STA PEGGIO DI NOI
Baudoin Prot ce l’ha messa tutta. Il banchiere francese, gran capo di Bnp Paribas, una delle più grandi istituzioni del Paese, incontrando i giornalisti giovedì scorso ha cercato di dipingere un quadro il più tranquillizzante possibile. Problemi di finanziamento? Portafoglio zeppo di titoli carta straccia come per esempio le obbligazioni di Stato greche? Aumento di capitale in vista per rimettere in equilibrio lo stato patrimoniale? Macchè, il gruppo Bnp, che in Italia controlla la Bnl, andrà avanti con le proprie gambe, assicura Prot.
IN REALTÀ, ormai da alcune settimane, sui mercati finanziari circolano indiscrezioni sul possibile arrivo di nuovi soci in soccorso dell’istituto di credito parigino. Si racconta di investitori arabi, di un fondo con base negli emirati del Golfo. Peggio ancora: sul mercato circola addirittura la voce di un possibile intervento d’emergenza del governo di Parigi che potrebbe salvare le banche nazionalizzandole. Un po’ come è successo in Gran Bretagna due anni fa con la Royal bank of Scotland (Rbs). Tutte indiscrezioni sempre smentite seccamente, come è del resto nell’ordine delle cose, visto che gli interventi d’emergenza non si annunciano certo in anticipo.
Tra tanti dubbi e sospetti, però, ormai da mesi i mercati picchiano duro sulle banche francesi. Al centro di quella che Oltralpe, tanto per cambiare, viene definito l’assalto della speculazione al patrimonio del Paese, oltre a Bnp c’è anche Société Générale (SocGen) e il Crédit Agricole. In meno di due mesi, dalla fine di luglio, i titoli di questi istituti hanno perso in Borsa oltre il 50 per cento del loro valore. Un crollo addirittura peggiore rispetto a quello delle tartassate banche italiane Intesa e Unicredit. E certo non basta il rialzo del ieri (Bnp è addirittura rimbalzata del 9,7 per cento) per riaprire i cuori alla speranza.
Perchè Parigi brucia? Due sono le questioni che mettono in allarme gli investitori. La prima riguarda l’esposizione delle banche transalpine ai titoli di stato dei paesi più deboli dell’area euro. Non solo Grecia, ma anche Portogalllo, Irlanda, Spagna e, da due mesi, anche l’Italia. Basta qualche cifra per dare un’idea del problema. Le istituzioni finanziarie francesi sono esposte verso la Grecia per oltre 40 miliardi. L’esposizione verso l’Italia ammonta addirittura a circa 300 miliardi di euro. Nell’ultima semestrale, chiusa a giugno, la sola Bnp ha segnalato 22 miliardi di investimenti in titoli italiani. Logico che se prosegue la tempesta sul debito sovrano, le banche transalpine rischiano di dover sopportare pesanti perdite in bilancio legate alla svalutazione delle obbligazioni dei Paesi a rischio. Se poi si dovesse addirittura arrivare a un default, per quanto controllato, della Grecia, le perdite sarebbero ovviamente ancora più pesanti.
IL SECONDO problema che ha messo in allarme gli investitori riguarda quello che in gergo tecnico viene definito “funding”. Significa che le banche, tutte le banche, si finanziano sul mercato attraverso la raccolta da clientela, i prestiti da altre banche o il collocamento di proprie obbligazioni. I problemi possono nascere se per esempio un istituto si finanzia a breve termine investendo poi il denaro con scadenze molto più lunghe. Se sul mercato, per un qualsiasi motivo, si genera un clima di sfiducia, diminuisce la disponibilità degli operatori a prestare il loro denaro alle banche considerate in difficoltà. Purtroppo per loro, proprio questa è la situazione in cui si sono venute a trovare le grandi banche francesi.
Una recente ricerca degli analisti di Barclays capital segnala che SocGen, Bnp e Credit agricole hanno un funding per oltre il 50 per cento con scadenza a meno di tre mesi. Intesa, per fare un confronto, sta sotto quota 30 per cento. Se, quindi, sul mercato diventano sempre più rari gli investitori disposti a prestare denaro è chiaro che le banche francesi sono quelle che per prime si trovano in difficoltà, visto che dispongono soprattutto di attività a breve. É questo il nodo da sciogliere. Possibilmente in gran fretta. Altrimenti i guai potrebbero addirittura aumentare.