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 2011  settembre 24 Sabato calendario

CAMILLERI: «GRANDE SCRITTORE, MA UOMO DEPRIMENTE»

Andrea Camilleri non lo sa, che a Bruxelles inaugurano un museo per Georges Simenon. «Davvero?», si incuriosisce. Senta, signor Camilleri, lei in quel museo ce la metterebbe una foto di Gino Cervi nel ruolo del Commissario Maigret? «Credo che gli spetterebbe un posticino. Ne ho visto tanti, di Maigret, al cinema e alla televisione, e ogni volta l’interpretazione di Gino m’è sembrata più notevole». Camilleri non parla da semplice fan, o da creatore di Montalbano, l’unico commissario italico che a Maigret possa stare alla pari. L’opinione di Camilleri è quella di un padre: l’idea delle serie tv di Maigret, interpretata da Gino Cervi, fu sua (all’epoca, inizi Sessanta, era produttore per la seconda rete Rai) e del commediografo Diego Fabbri. «Di Fabbri, io gli venni dietro. Tenga presente che faceva piovere sul bagnato. Io avevo cominciato a leggere Simenon da bambino. Ero entusiasta».

E adesso, continua a esserlo?

«Più lo leggo, soprattutto più leggo quelli che lui chiamava i suoi romanzi/romanzi, quelli dove non c’è Maigret, per intenderci, più lo trovo grande. Un grande scrittore».

Si merita un museo, dunque?

«Le dirò, l’idea del museo mi diverte».

Perché?

«Perché la trovo un po’ deprimente» (ridacchia).

I belgi a volte sono deprimenti. E a leggere l’autobiografia di Simenon lo si direbbe in linea.

«Era un uomo deprimente, è vero. Ma straordinario scrittore, straordinario osservatore. Mi hanno regalato di recente un libro che mi ha rivelato molte cose su di lui».

Quale?

«S’intitola L’oeil de Simenon ed è il catalogo di una mostra, allestita lì nel 2004, delle fotografie scattate da Simenon. Sono foto di piccoli porti, campagne. Le sue maledette dighe. Sono centinaia di foto, c’è tutta l’atmosfera dei suoi libri. Foto che lui scattava, poi le pigliava e le trascriveva sulla pagina, come Verga. Oppure le immaginava scrivendo e poi andava a cercarsele. Sono Affascinanti».

Anche belle?

«Molto belle, in un bianco e nero magnifico. Spero che le mettano tutte, nel museo».

Un museo che, mi pare, lei non visiterebbe volentieri.

«No, mi ispira disagio».

La capisco, ma non è così per tutti gli scrittori. Un museo di Dickens, per esempio, sarebbe diverso.

«Più divertente, non c’è dubbio. È proprio vero, per certi scrittori non vale quello che vale per altri. Per esempio, il 5 del mese prossimo vado a Dublino, mi danno una laurea. Be’, mi sono preso quattro giorni per vedere i luoghi di Joyce. Per vedere i luoghi di Simenon, non lo farei».