Varie, 23 settembre 2011
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Hooker Steven
• Melbourne (Australia) 16 luglio 1982. Saltatore con l’asta. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino e ai Mondiali 2009 • «[...] è andato oltre i 6,06 metri e prima di lui c’era riuscito solo un altro atleta: Sergey Bubka [...] in Australia lo adorano, viene da una famiglia di campioni ed ha la classica storia del ragazzone dotato, tutto sport, mascella quadrata e battuta facile, che piace soprattutto da quelle parti [...] la madre Erika Nixon, campionessa di salto in lungo, ha vinto un argento ai Giochi del Commonwealth e ha partecipato alle Olimpiade del 1972, il padre, Bill, si è fatto valere sugli 800 metri e nella staffetta 4X400, Steve da ragazzino giocava a football australiano, “e meno male perché quegli allenamenti oggi fanno la differenza”. È passato all’atletica per curiosità e lì è rimasto quando ha scoperto che il salto con l’asta gli veniva facile, si è trasferito a Perth per seguire il tecnico Alex Parnov e si è incartato. Letteralmente, non riusciva più a sbrogliare la rincorsa e se cercate il suo nome su youtube ancora esce un video con il replay del peggior incidente. Ha spaccato l’asta in allenamento, si è tagliato una coscia ed è rotolato a terra ancora prima di raggiungere il materasso. “Non sapevo più cosa stessi facendo, ho iniziato a perdere sicurezza e poi ero proprio incapace di contare i passi. Nel 2001 ero quasi certo di smettere”. Prima di farlo ha tentato una carta estrema, una terapeuta specializzata in ipnosi, metodo alternativo e radicale perché prevedeva una serie di sedute battezzate “di abbandono” in cui perdere il contatto con la realtà. “Ancora oggi mi chiedono se mi ritrovassi a fare il verso del gallo o il sonnambulo, ma non si tratta di questo. Avevo problemi di concentrazione quindi dovevo rilassarmi ed è stato durante la finale olimpica che ho capito di essere finalmente capace di gestire la pressione”. A Pechino si è ritrovato a 5,90, con un solo tentativo in tasca per superare il rivale russo, Evqeny Lukyanenko. La situazione tipo in cui perdere i nervi ed entrare nel caos, “invece ero tranquillo e attento a ripetere la catena di dettagli necessari per andare avanti”. Ha vinto a 5,96, record olimpico. [...]» (Giulia Zonca, “La Stampa” 9/2/2009).