Varie, 23 settembre 2011
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Holzer Jenny
• Gallipolis (Stati Uniti) 29 luglio 1950. Artista • «[...] una delle più grandi artiste viventi [...] è una delle principali esponenti delle più recenti tendenze dell’arte concettuale e dell’arte pubblica. Il suo campo di intervento è costituito dal posizionamento di brevi testi nello spazio urbano attraverso l’utilizzo di vari supporti (cartaceo, Led luminosi, pietre incise, video). E quella che viene definita un’operazione di defamiliarizzazione del paesaggio mediatico più consueto che mima e ribalta i dispositivi pubblicitari. I testi sono costituiti in prevalenza da brevi enunciati relativi alla quotidianeità, al potere, alla giustizia ai rapporti umani e, con maggiore insistenza negli anni più recenti, alla morte e alla guerra. [...] “Ero pittrice da studentessa, prima di interessarmi ai testi. Sono felice di avere il background di una pittrice, in ogni caso, perché mi aiuta quando creo installazioni elettroniche atmosferiche, quando scelgo i colori e perfino quando incornicio e compongo le proiezioni [...]”» (“la Repubblica” 2/3/2009) • «[...] poetessa, predicatrice o profeta? Le sue opere, caratterizzate dall’utilizzo della parola al posto dell’immagine, prendono a prestito le modalità urlate della strada, apostrofano il passante dai cartelloni stradali, dai muri, dalle insegne luminose che scorrono sulle facciate di palazzi e grattacieli, oppure con gigantesche proiezioni sparate nella notte. La Holzer utilizza soprattutto la modalità fatica, esortativa del linguaggio, mentre della comunicazione visiva sfrutta quegli effetti percettivi delle immagini in movimento o della grafica pubblicitaria che s’impongono all’occhio umano. I suoi messaggi si rifanno al proverbio, alla massima d’antica saggezza popolare che enuncia semplici verità (o no?) che tutti possono comprendere e che per un attimo ci obbligano a pensare, a chiederci “vero o falso?”. Per quanto aggressive e perentorie, scritte quali “A volte la violenza è ammissibile e persino auspicabile”, “Ciascuno è responsabile del significato che dà alle cose”, “L’abuso di potere non può sorprendere” (oltre al celebre “Proteggimi da ciò che voglio”) vorrebbero stabilire un dialogo con il pubblico. Non soltanto quello del mondo dell’arte, ma con tutto il pubblico, al di là dell’interesse delle persone per l’arte contemporanea. L’effetto e il tono delle scritte variano immensamente a seconda della collocazione e della forma di comunicazione scelta, a volte autoritarie, a volte beffarde, qualche volta amichevoli e intime. In tutti i casi il “confezionamento” dei messaggi rubato alla retorica commerciale e alla propaganda politica sottolinea l’ambiente chiuso e militar-spettacolare in cui abitiamo e al quale quotidianamente ci sottoponiamo. [...]» (Anna Detheridge, “Il Sole 24 Ore” 19/4/2009).