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 2011  settembre 23 Venerdì calendario

Hemon Aleksandar

• Sarajevo (Bosnia) 9 settembre 1964. Scrittore. Nel 2011 il suo Progetto Lazarus (Einaudi) vinse il premio Gregor Von Rezzori per il miglior libro straniero tradotto in italiano (da Maurizia Balmelli) • «[...] straordinario scrittore americano [...] A ventotto anni era un giornalista bosniaco senza un soldo e con un inglese rudimentale, che la guerra in Bosnia aveva bloccato in America alla fine di un viaggio di formazione. A quarantasei è un maestro riconosciuto della letteratura americana, vincitore nel 2004 del “Genius Award” della McArthur Foundation, e malgrado gli onori e i cinquecentomila dollari del premio, furiosamente consapevole che per ogni “American Dream” esiste un “American Nightmare”: un incubo americano che non ha niente a che vedere col successo o l’insuccesso. “Sono il leale suddito di un paio di Paesi”, confessa l’alter ego di Hemon, Vladimir Brik, nello struggente, magnifico romanzo Il progetto Lazarus [...] “In America— quella terra lugubre— spreco il mio voto, pago malvolentieri le tasse, divido la mia vita con una moglie indigena, e faccio uno sforzo enorme per non augurare una morte dolorosa all’idiota presidente (siamo ai tempi di George W. Bush, ndr). Ma ho anche un passaporto bosniaco che uso di rado; vado in Bosnia per funerali e vacanze che spezzano il cuore, e il primo di marzo, insieme con altri bosniaci di Chicago, festeggio orgogliosamente la nostra indipendenza con un pranzo”. Hemon è americano, dunque, dal 2000: otto anni dopo essersi trovato nell’impossibilità di rientrare a Sarajevo e un anno prima della caduta delle Torri [...] quel fatidico giorno che ricorre in tutti i suoi libri, Spie di dio, Nowhere man e Il progetto Lazarus: quando nel febbraio del ’92 dopo una telefonata a casa si è ritrovato a camminare per le strade di New York senza soldi né lavoro né conoscenze, chiedendosi: “E adesso cosa faccio? Non ero certo venuto per restare”. E cosa ha fatto? Debiti. Lavoretti. E ha letto. Moltissimo, soprattutto Nabokov, studiando tutte le parole che non conosceva. “Mi sono dato cinque anni per riuscire a scrivere il mio primo racconto in inglese, e ci sono arrivato dopo tre”. Oggi persino un critico incontentabile come James Wood lo definisce “un maestro di stile superbo” sul “New Yorker” [...]» (Livia Manera, “Corriere della Sera” 23/6/2010) • Vedi anche Elena Strancanelli, “la Repubblica” 23/6/2011.