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 2011  settembre 23 Venerdì calendario

PROGETTISTI DI TANGENTI - SOTTO IL CIELO

degli archistar c’è la terra degli “architetti da riporto”. Quelli che sbloccano le licenze edilizie e poi fanno quadrare i conti con gli “oneri conglobati”. Certo, l’archistar offre la legittimazione culturale a cementificare anche dove non ce n’è bisogno: vedi le torri di City Life, a Milano, progettate da Arata Isozaki, Daniel Libeskind, Zaha Hadid; ed è nientemeno che Renzo Piano a firmare il progetto oggi più citato dalle cronache giudiziarie, quello dell’area ex Falck di Sesto San Giovanni, campo di battaglia del “caso Penati”.
Ma se dal cielo scendiamo sulla terra, l’archistar non basta più. I concorsi internazionali e la gloria delle riviste specializzate non sono sufficienti a scaldare il cuore dei sindaci, degli assessori. Non riescono a far superare i mille ostacoli di procedure che sembrano fatte apposta per ritardare, rimandare, rinviare. Per alzare il prezzo? IL RISULTATO lo si ottiene, presto e bene, solo incaricando l’uomo giusto: ci vuole il professionista che sappia entrare nelle stanze delle amministrazioni locali, stringere mani, salutare e riverire, ingolosire e convincere. Ci vuole “l’architetto da riporto”. Il termine, sublime invenzione linguistica, nacque nella Milano da bere degli anni Ottanta: indicava il professionista che arrivava con la licenza edilizia in bocca, dopo che gli avevi tirato la tangente.
A metà degli anni Ottanta ebbe una sua notorietà, consistente ma discreta, l’architetto Andrea Balzani, ex giovane trotzkista diventato zitto zitto il grande manovratore dell’urbanistica milanese, negli anni in cui l’immobiliarista Salvatore Ligresti diventava il “re del mattone ” e metteva le mani sulla città. Balzani lavorava per l’amministrazione pubblica, era il superconsulente del sindaco socialista Carlo Tognoli. Ma aveva rapporti strettissimi con Ligresti, che era anche il suo “padrone di casa”, il proprietario dell’edificio dove l’architetto aveva lo studio, a un passo da piazza della Repubblica.
Nel 1986, quando scoppiò a Milano lo scandalo delle “aree d’oro”, sostanzioso e dimenticato anticipo di Tangentopoli, Balzani fece a chi scrive dichiarazioni sorprendenti, per quegli anni. «Non credo alla contrattazione delle tangenti. Questo mondo è fatto così: la tangente è automatica. Perché mai i partiti dovrebbero scaldarsi per l’uno o per l’altro? Tanto chiunque vince un appalto versa la stecca. Il sistema è ormai automatico. È noto a tutti, per esempio, che in alcuni Comuni le concessioni edilizie costano un tot al metro cubo».
Ecco dunque la terragna realtà che sta dietro gli affascinanti discorsi sullo sviluppo urbano, sulla nuova architettura delle città. Ancora oggi? Basta guardare dentro il cosiddetto “sistema Sesto” per scoprire una nuova, fulminante invenzione linguistica: nella Seconda Repubblica, sono gli “oneri conglobati” il grimaldello per far diventare mattoni, acciaio, vetro, cemento le sublimi creazioni dei maestri dell’architettura. L’ape ronza attorno all’architetto. E se sull’area Falck la firma è di Renzo Piano, il miele lo fa girare l’architetto Luigi Magni, sconosciuto alle riviste internazionali, ma amico fraterno di politici e assessori, faccendieri e costruttori. Magni nelle sue parcelle segnava una voce in più: “oneri conglobati”, appunto. Ovvero (secondo l’accusa) il fondo mazzette. Racconta l’imprenditore Piero Di Caterina, grande accusatore di Filippo Penati: «Io non ho constatato una particolare capacità di Magni nella progettazione dell’albergo, tanto è vero che ho dovuto far correggere tutto il progetto esecutivo di sistemazione interna e impiantistica della struttura alberghiera, in particolare anche sulle soluzioni tecnologiche e di illuminazione scelte da Magni». Eppure l’architetto funziona: «Il dato certo è che rispetto al progetto dei due architetti precedenti, il numero delle camere passò da 48 a 62».
Non avrà la fama degli archi-star, ma Magni porta a casa il risultato. Grazie non a glorie accademiche e a prestigio internazionale, ma alla familiarità con l’amministrazione sestese e con l’assessore. «Magni mi ha detto», racconta Di Caterina, «che gli “oneri conglobati” servivano a far girare la macchina».
Ma il progetto dei progetti, a Milano, è l’Expo 2015. Le archi-star sono state chiamate, all’inizio, per dare lustro all’impresa: Stefano Boeri, Richard Burdett, Jacques Herzog, William Mc Donough, Joan Busquets. Ora non servono più. Per fare l’operazione immobiliare sulle aree della Fondazione Fiera basta Roberto Formigoni.
Da lassù, dal cielo degli archi-star, si vedono solo le linee perfette di una città ideale. Ormai sono i rendering (le simulazioni virtuali al computer del progetto da realizzare) a essere il vero prodotto finale, più reale del reale che chissà quando verrà. Il mondo triviale degli affari e della politica, delle promesse e dei ricatti, quello degli “oneri conglobati”, di virtuale ha solo i percorsi finanziari che spostano in un clic le ben concrete stecche e mazzette. Se Sesto chiama, Londra risponde e le società Getraco e Shorelake aprono i conti di miele che sbloccano le licenze ed edificano città.