Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 23/9/2011, 23 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 23 SETTEMBRE 1939
Una prima iniezione di dieci milligrammi di morfina, poi una seconda, poi una terza. Infine una lunga, quieta incoscienza, prima di andarsene, la notte del 23 settembre 1939, Yom Kippur, il “giorno dell’espiazione” ebraica. A Max Schur, il medico devoto, Sigmund Freud, senza emozione, lo aveva chiesto poche ore prima “… mio caro Schur, avevate promesso di aiutarmi quando non ce l’avrei più fatta. Adesso non è che tortura e non ha più senso”. Così, dopo un calvario di anni, devastato da un cancro alla mascella che gli impedisce di nutrirsi, la guancia ulcerata ormai in decomposizione, muore Doktor Freud. Nella casa di Maresfield Gardens, a Londra, ultimo domicilio dopo la fuga da Vienna e dall’Anschluss nazista del ’38. La casa col grande giardino fiorito dove ha trasferito le cose amate, il celebre divano, la sua biblioteca, la sontuosa collezione di totem tribali selezionati con criteri psicanalitici. “Archetipi dell’inconscio da cercare nell’infanzia della civiltà come nell’infanzia dell’individuo”. Poco prima di spegnersi, all’amico Stephan Zweig aveva scritto “…ho condiviso la vita per 16 anni col mio caro vecchio cancro… non ho potuto prevedere chi dei due si sarebbe rivelato più tenace”.