Fabrizio D’Esposito, “il Fatto Quotidiano” 23/9/2011, 23 settembre 2011
“GIULIO? MI SONO SACRIFICATO E LUI OGGI MI HA TRADITO”
Sono le 12 e 11 e i tabelloni luminosi comunicano l’esito della votazione. Marco Mario Milanese, che ha appena spinto il tasto verde per salvare se stesso e il governo di B., viene inghiottito da un bosco umano di abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle, buffetti sulla testa o sulle guance. Più che una festa, una processione senza applauso finale. Sull’esultanza repressa della maggioranza pesano sette franchi tiratori. Parecchi deputati del Pdl salgono come formiche impazzite verso la penultima fila del quarto blocco dell’aula di Montecitorio, da destra verso il centro, lo stesso dove stanno i finiani del Fli. È li che è seduto Milanese. Il suo compagno di banco e confidente si chiama Maurizio Del Tenno, lombardo del Pdl. Dietro, c’è un altro amico del finanziere diventato tremontiano , l’ex ministro Andrea Ronchi. Il primo a congratularsi è Luca Barbareschi, seguono in ordine sparso la Carlucci, il previtiano Donato Bruno, Melania Rizzoli, Pionati, Aracu, la Santelli, la Aprea. Quando arriva Marcello de Angelis, direttore del “Secolo d’Italia”, s’intuisce che qualcosa non va, nonostante la vittoria. Con le mani, de Angelis indica il numero sette. Milanese chiede: “Chi mi ha tradito?”. Poi esce fuori a fumare una sigaretta, nel piano ammezzato che circonda l’emiciclo, e consegna parole dure ad altri due colleghi di partito: “Tremonti non c’era, mi ha deluso, non doveva mancare. Mi sono sacrificato per lui. Sono nauseato”. Qualche minuto più tardi s’intrattiene a parlare con il premier.
Lo sfogo dell’ex consigliere del ministro dell’Economia circola subito nella pancia del Pdl. Daniela Santanché , in primissima fila tra i falchi, cavalca subito l’onda: “Tremonti è stato umanamente vergognoso”. Stesso tono per Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa: “L’assenza del ministro è un forte indicatore di quanto vale l’uomo”. Si esprime anche l’ex ministro Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia: “Da Tre-monti un gesto inelegante”. Lo stesso premier, infastidito e scuro in volto, elude una domanda dei giornalisti in merito. La correzione di rotta arriva nel pomeriggio. Dal ministero dell’Economia si precisa che Tre-monti è in viaggio per New York, per la riunione del Fondo monetario internazionale. Un impegno già previsto e comunicato l’altra sera a Palazzo Chigi.
Più rilassato, ore dopo, Milanese smentisce il suo sfogo a caldo davanti alle telecamere di “Porta a porta” su Raiuno, dove racconta la sua versione dei fatti sulle accuse per la P4 e la casa condivisa con Tremonti: “Mi pagava in contanti l’affitto perché ritirava lo stipendio in contanti”. Nello studio di Vespa si conclude per lui una giornata campale: “Non mi permetto di criticare l’assenza di Tre-monti. Ci diamo ancora del lei e non abbiamo alcun rapporto strano e opaco. Durante il voto ho pensato solo alla mia famiglia, a mia figlia e alla mia compagna che continueranno a soffrire perché c’è ancora il processo”.
Una giornata campale e completamente diversa da quella del 3 agosto scorso, nel pieno dello scontro fra Tremonti e il resto della maggioranza sulla prima versione della manovra. Il 3 agosto la solitudine dell’uomo di Tremonti fu palese nell’aula di Montecitorio. Il Pdl votò per autorizzare l’apertura delle cassette di sicurezza di Milanese, ma disse di no all’utilizzo di alcune intercettazioni contro Denis Verdini nell’inchiesta sul G8. Due settimane prima, poi, il sì all’arresto di Alfonso Papa, altro volto noto in quota P4 della banda degli onesti guidata da Angelino Alfano. Il tempo però ha giocato per Milanese, complice, checché ne dica lui, l’origine dei rapporti con Tremonti (quali segreti?) e i crediti di amicizia accumulati con molti deputati del Pdl (l’ex finanziere è sempre stato il paziente ambasciatore in Parlamento dell’inavvicinabile ministro).
Ieri mattina, a Montecitorio, è arrivato alle nove, in anticipo di un’ora sull’inizio del dibattito. Fini gli ha stretto la mano mentre lui cercava i deputati di Forza del Sud, gli scissionisti siciliani di Micciché, storico avversario di Milanese. I due si sono parlati in nome della ragion di Stato e del timore di un giudizio di Dio su Berlusconi. Problema risolto. A parte quei sette franchi tiratori, una sbavatura che macchia una liberazione attesa da mesi. Seduto in alto, Milanese ha la visuale di un’aula che, quasi per intero, gli volge le spalle. Ma nel segreto dello scrutinio elettronico la metà dell’emiciclo si è girata verso di lui, sorridendo.