Daniele Lepido, Il Sole 24 Ore 23/9/2011, 23 settembre 2011
FREQUENZE D’ORO DA 800 MHZ
L’asta delle frequenze 4G ha chiuso il round più importante: quello sulla banda pregiata a 800 Mhz che è valso agli operatori un esborso di quasi 3 miliardi (2.962.300.000), mentre l’incasso totale è salito, al momento, a oltre 3,7 miliardi di euro (3.718.228.787).
Dopo diciassette giorni di battage si sono conclusi ieri i rilanci sulla parte più ambita dello spettro, che ha visto l’assegnazione dei sei blocchi a 800 Mhz (due ciascuno) a Telecom, Vodafone e Wind. Quest’ultima si è aggiudicata il famoso lotto "specifico", quello che confina con le frequenze televisive di La7 e che potrebbe subire, secondo gli esperti, potenziali interferenze proprio dal piccolo schermo. Fuori dagli 800 Mhz Tre Italia (H3g), che a sorpresa ha rilanciato in questi giorni per cercare di ottenere almeno un lotto a 800, senza tuttavia riuscirci. E se oggi la gara continuerà sugli altri lotti di frequenze – 1.800, 2.000 e 2.600 Mhz – l’attenzione si sposta ora proprio su H3g, che ha opzionato due lotti a 1.800 Mhz come da delibera Agcom 127/11/Cons. Ma è a questo punto che la vicenda si tinge di giallo. Il gruppo guidato da Vincenzo Novari sostiene di aver diritto a quelle frequenze gratuitamente (anche se nel bando, che pur riconosce il diritto d’opzione, si parla di «titolo oneroso»), perché a suo tempo gli operatori concorrenti – è la loro tesi – le frequenze le ebbero gratis. Una convinzione messa anche nero su bianco, davanti ai soci: nella relazione annuale datata 29 giugno, H3g ha scritto che «gli incrementi alla voce licenza Umts, pari a 312 milioni di euro, si riferiscono al riconoscimento del diritto all’assegnazione di 10 Mhz di banda a 1.800 Mhz». E che l’importo di questi 312 milioni «rappresenta il fair value del diritto in oggetto determinato sulla base del valore di diritti simili assegnati ad altri operatori di telecomunicazioni». Con il risultato di aver iscritto questi danari alla voce "altri ricavi". Quindi: 312 milioni che compaiono come un attivo su un diritto d’opzione esercitato. Soldi che però sono ancora ben lontani dall’essere incassati. E infatti sul tema gli altri operatori promettono battaglia.
Il decreto n. 113/98 del ministero delle Telecomunicazioni stabilì che l’assegnazione delle frequenze a 1.800 Mhz, che il ministero della Difesa dovette liberare, fosse riconosciuto a Tim, Vodafone, Wind e Blu, ancora una volta, «a titolo oneroso». A quanto risulta al Sole 24 Ore le società avrebbero pagato nel corso degli anni circa 400 miliardi di vecchie lire (quindi almeno 200 milioni di euro) allo stesso ministero della Difesa. Dopo il fallimento di Blu, Telecom, Vodafone e Wind avrebbero sborsato anche 7,2 milioni di euro all’anno a testa (da pagare fino al 2015) per la riassegnazione dei 15 Mhz in carico all’ex gestore (5 Mhz a testa), per un totale, fino ad oggi, di altri 130 milioni di euro. Di certo nei prossimi giorni il tema terrà banco e aprirà una guerra a colpi di carte bollate che vedrà H3g opporsi ai concorrenti.