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 2011  settembre 23 Venerdì calendario

EMERGENZE SANITARIE. LE MALATTIE «DA RICCHI»

Cambiano le priorità sanitarie del mondo: meno attenzione per l’Aids (malattia che si comincia a pensare di poter tenere sotto controllo) e per le «patologie africane» (dissenteria, tubercolosi, malaria), mentre la nuova emergenza è quella delle malattie non trasmissibili, legate allo stile di vita: diabete (spesso dovuto all’obesità), patologie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie indotte dal fumo o dall’inquinamento.

Come ogni anno attorno all’Assemblea generale dell’Onu, in corso in questi giorni a New York, sono fioriti negoziati e conferenze internazionali sui temi più disparati: Libia, antiterrorismo, trasparenza dei governi, Palestina, pirateria. Sepolta nel diluvio mediatico, la conferenza sanitaria dell’Onu, ingabbiata fin dal suo titolo in una sigla misteriosa (Ncd, acronimo inglese che sta per «malattie non trasmissibili»), non merita di essere archiviata come un’autocelebrazione della burocrazia del «palazzo di vetro».

Le 13 pagine della dichiarazione politica dell’Assemblea generale sulle malattie croniche sono una lettura poco attraente nella quale scarseggiano gli impegni concreti per una risposta internazionale coordinata. Ma è un fatto che con questa conferenza Onu — la prima sulla sanità dal 2001, quando governi e filantropi come Bill Gates si impegnarono a sconfiggere l’Aids — il mondo volta pagina: la nuova emergenza non è più quella di un virus o delle malattie che si diffondono in condizioni di povertà estrema ma, piuttosto, quella delle patologie «dei ricchi». Malattie originate in gran parte dall’alimentazione poco sana, dall’inquinamento, dalla scarsa attività fisica e dal consumo di alcol e tabacco. Abitudini che, dall’Occidente, si stanno diffondendo sempre più anche nel Terzo mondo che aspira ai modelli di consumo dei Paesi ricchi.

L’Organizzazione mondiale della sanità calcola che 36 dei 57 milioni di morti che ogni anno si verificano nel mondo, dipendono da queste patologie «non trasmissibili». L’80% dei decessi avviene nei Paesi poveri e uno studio condotto dall’Università di Harvard e dal World Economic Forum stima in 47 mila miliardi di dollari il costo mondiale delle cure delle persone colpite da queste malattie nei prossimi vent’anni.

Azioni mirate dei governi per spingere i cittadini a fumare di meno e a ridurre i consumi di sale e grassi «trans», per l’Oms, non costerebbero più di 11 miliardi di dollari l’anno e arginerebbero in misura significativa la diffusione di queste malattie. Ma intervenire dall’alto sulle diete e lo stile di vita della gente solleva diffidenza e accuse di dirigismo. D’altro canto non far nulla significa lasciare che i costi sanitari si impennino ovunque, proprio mentre quasi tutti i Paesi avanzati sperimentano crisi drammatiche dovute al debito pubblico. Un altro problema «intrattabile» che l’Onu trasmette al G20 che si riunirà tra poco più di un mese in Francia.
Massimo Gaggi