Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 23 Venerdì calendario

LA RISCOSSA DEL FACSIMILE: PIACE LA COPIA ANASTATICA

Il mercato dell’editoria d’arte in Italia sembra inchiodato ai suoi 60 milioni annui di fatturato. E invece, nella fredda litania delle cifre, abita una rivoluzione, produttiva e culturale. Un quarto del fatturato è stato conquistato dalle edizioni in facsimile, riproduzioni anastatiche, grandi libri d’artista in pezzi unici o edizioni limitate. È il segmento più prezioso di un mercato già di per sé rivolto a un pubblico colto: 15 milioni di euro, oltre il 60% dei quali destinati all’estero. «Ed è una stima calcolata per difetto — afferma Giovanni Peresson, dell’ufficio studi dell’Aie (Associazione italiana editori) — visto che un catalogo non c’è e l’unico cui abbiamo fatto riferimento l’ha realizzato la Libreria Pecorini di Milano». Oggi i titoli in commercio di questi «gioielli» sono circa 150, con una concentrazione che vede cinque editori assorbire metà del mercato, tirature da 10 a mille copie e prezzi medi che possono arrivare ad alcune migliaia di euro.

Peresson illustrerà le ultime rilevazioni sull’andamento dell’editoria d’arte questa mattina nella tavola rotonda che a Palazzo di Re Enzo apre l’ottava edizione di Artelibro Festival del libro d’arte, in programma fino a domenica a Bologna. Ad attirare l’attenzione degli editori sono gli ultimi dati NielsenBookScan per Aie. Se il mercato in generale nel 2010 si accontenta di un più 0,7% sul 2009, i facsimile fanno un balzo del 7%, che diventa del 70% negli ultimi sei anni. «È il frutto della valorizzazione di un patrimonio di codici manoscritti e libri antichi che non ha eguali al mondo — insiste Peresson — ma anche della qualità estrema raggiunta dalle nostre produzioni». Il successo dei facsimile premia una filiera che va dal rapporto con l’originale (non tutti possono «toccare» vere e proprie opere d’arte) alle capacità professionali delle tipografie, ai canali distributivi, con una presenza importante della rateazione anche per fronteggiare i costi; al coraggio degli editori: possono volerci due, tre anni per progettare e realizzare una singola opera. È coerente con questi dati la notizia che le edizioni in facsimile della «Franco Cosimo Panini» saranno distribuite in esclusiva dall’Istituto della Enciclopedia Italiana. In particolare la Treccani distribuirà «La Biblioteca Impossibile», che raccoglie facsimile di preziosi codici miniati rinascimentali, e «Mirabilia Italiæ», la collana diretta da Salvatore Settis dedicata ai maggiori monumenti del nostro Paese.

Come gli altri settori, anche i facsimile devono fare i conti con i tagli ai fondi delle biblioteche e la minor capacità di spesa dei collezionisti, ma resta una delle vetrine di maggior pregio per l’editoria italiana all’estero. E se qualcuno pensa che parlare della Bibbia di Borso d’Este o di codici miniati voglia dire avere lo sguardo rivolto al passato, farà bene a passare da Bologna dove in questi giorni ad Artelibro si parla soprattutto di futuro. L’ufficio studi Aie stima in 3,5 milioni il bacino dei potenziali lettori dei libri d’arte e in un milione gli acquirenti: è pensando a loro che questa grande mostra mercato di libri antichi, d’artista e di pregio, che ospita 40 librai antiquari, altrettanti editori di pubblicazioni a tiratura limitata e di libri d’artista, oltre a 30 riviste specializzate italiane e straniere, offre un ricco programma riunito sotto il tema guida «Archeologia/Archeologie». Stamani si parlerà anche della crescita degli ebook, il cui segmento è raddoppiato in un anno: «Ma c’è un limite nelle applicazioni — conclude Peresson — ed è lì che dovremo trovare nuove soluzioni. Pensiamo alle performance, all’arte contemporanea. Il futuro è nei prodotti specifici per l’iPad».
Paolo Fallai