Simona Ravizza, Corriere della Sera 23/09/2011, 23 settembre 2011
MAMMA DI DUE GEMELLI A 58 ANNI —
Il sogno di un figlio (a ogni costo) li ha portati ieri a diventare mamma a 58 anni e papà a 72. È successo al Buzzi, tra gli ospedali più attrezzati della Lombardia per seguire gravidanze difficili. Sono nati due gemelli: un maschio di 2 chili e una femmina di 1,8.
Mentre l’Italia s’interroga sul caso della bimba di Mirabello Monferrato sottratta ai genitori di 58 e 70 anni dopo un mese e tre giorni («per ripetuti casi di abbandono»), un’altra coppia praticamente della stessa età a Milano brinda al giorno più felice della vita. Le cartelle mediche raccontano di 27 anni di tentativi, la prima fecondazione assistita provata a metà degli anni Ottanta, cure di ormoni ed ecografie accompagnate da speranze e delusioni. E, infine, il desiderio realizzato grazie all’ultimo fortunato impianto di embrioni in un Paese dell’Est.
È una storia senza Vip: non c’è la rockstar Gianna Nannini madre a 54 anni e neppure la donna in carriera che ha ritardato la maternità senza fare i conti con l’orologio biologico. Qui ci sono un’impiegata e un meccanico in pensione che non si sono mai arresi davanti alle difficoltà di diventare genitori. I due hanno sfidato la legge, si sono spinti fuori dall’Italia, dove sono vietate tecniche di fecondazione assistita di questo tipo: la donazione di ovuli da parte di un’estranea è stata l’unica chance per avere figli.
È stata una lotta fino all’ultimo, anche contro il pericolo di un parto prematuro. Per non rischiare di dare alla luce i bambini con troppo anticipo, la futura madre è rimasta ricoverata a letto per settimane. Senza mai avere un ripensamento per quell’ovodonazione andata a buon fine oltre ogni tempo massimo per una maternità naturale. In ultimo, per non rischiare di mettere in pericolo né la vita della donna né quella dei bambini, i ginecologi del Buzzi hanno deciso di anticipare il parto di sette settimane.
Moglie e marito ieri mattina sono entrati in sala operatoria insieme, l’attesa durata 27 anni è finita con un taglio cesareo e i vagiti dei due neonati. I gemelli sono venuti al mondo alla 33ª settimana e stanno bene. Al contrario di numerosi bambini nati pretermine non hanno avuto neppure bisogno della ventilazione artificiale. I genitori li hanno abbracciati tra lacrime di gioia e commozione.
Maternità in menopausa, fino a ieri impensabili, oggi ricercate con ostinazione. È una sfida (egoistica) al destino oppure una dimostrazione di coraggio nell’inseguire il proprio sogno di felicità? In Italia partorire oltre i 30 è diventato ormai la normalità: l’età media al primo figlio delle madri italiane è di 31 anni (il 65% delle mamme ha tra i 30 e i 39 anni). Anche attrici come Monica Bellucci, Julia Roberts e Nicole Kidman hanno contribuito, poi, a sdoganare i figli messi al mondo superati i 40. E, con la Nannini e Heather Parisi, hanno fatto discutere le maternità over 50.
Ora la cronaca racconta di gravidanze che infrangono le barriere biologiche, con madri 60enni. La prima è stata Liliana Cantadori, che nel 1993 ha dato alla luce un figlio a 63 anni. Ma adesso nel giro di una sola settimana ci troviamo di fronte a tre casi. I genitori (disperati) di Mirabello Monferrato accusati di essere troppo anziani, quelli felici di Milano e la coppia di medici di Salerno. Lì, pochi giorni fa, Silvana Sofia, 57 anni, ha partorito due gemelline al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Sono Karola Pia (2 chili) e Adriana Cristina (1 chilo e 360 grammi), hanno bisogno di assistenza respiratoria, la più piccola è in terapia intensiva.
A Milano ostetriche e infermieri non si lasciano sfuggire commenti, tranne uno: «Abbiamo avuto davanti agli occhi l’immagine di una grandissima felicità».
Simona Ravizza