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 2011  settembre 23 Venerdì calendario

IL CINEMA SECONDO ABBADO

In una piazza d’impronta medioevale fra le più belle di Bologna, si slancia un maestoso palazzo settecentesco. Attraversata una scala elicoidale forse frutto della scienza del Vignola, sotto il tetto di questo palazzo, in un’elegante altana dalla vista sulla città mozzafiato, tale che solo le ondate di violini e i fiati esultanti nei momenti più vivaci dell’ouverture del Tannhäuser potrebbero suscitare vagamente emozione paragonabile, abita per buona parte dell’anno il più grande direttore d’orchestra vivente, Claudio Abbado. All’interno, nel meriggio, i raggi solari entrano da ogni finestra, attraversano le porte, baluginano da una torretta. Una luce opalescente che ispira pace e serenità investe il visitatore. Un grande open space mansardato con attigue camere da letto e il giardino pensile: è qui che incontriamo Abbado, lo sguardo sorridente, i pantaloni e un golfino che avvolge leggero la camicia. In questi giorni proprio a Bologna è iniziata la nuova stagione dell’Orchestra Mozart, l’ultima sua creatura, che proseguirà, fra gli altri appuntamenti, il 28 settembre a Vienna, il 19 ottobre a Francoforte, il 20 novembre a Santa Cecilia a Roma. Il programma romano, poi replicato a Bologna, è l’occasione per ricordare la grande passione di Abbado per il cinema, in particolare quello russo, e per i i compositori che l’hanno impreziosito con memorabili colonne sonore, tra i quali Sciostakovic e Prokofiev. Nel concerto romano infatti dirigerà i brani che il primo scrisse per il film "Re Lear" di Grigorij Kozincev e sull’esecuzione scorreranno le immagini del film, proiettato in versione originale e con sottotitoli in italiano.
Il concerto d’inaugurazione della stagione era dedicato a Roberto Saviano, proprio il giorno in cui lo scrittore compiva 32 anni. Abbado lo stima molto. Un esempio di coraggio e impegno civile. "Magari ce ne fossero altri come lui".
Lei conosce tanti giovani, soprattutto quelli presenti nelle sue orchestre. Altra sensibilità etica rispetto a "quelli del Sessantotto"?
"Sono completamente diversi. Però devo dirle che quando i nostri giovani sono coinvolti nella maniera giusta, fanno delle cose notevoli. Lo vedo dappertutto in Europa".
Per loro non c’è più una dimensione di riferimento sindacale, partitica, come una volta?
"Lavoro più che altro con le orchestre Mozart, Mahler o di Lucerna, dove non esiste un sindacato. Quest’ultimo naturalmente ha una funzione importante, ma dando sempre priorità ai valori della musica e dell’arte".
Come suggerisce Fellini in "Prova d’orchestra"?
"Lui è un altro di quelli che diceva la verità, quello che pensava".
Forse non in maniera così diretta come Saviano, facendo i nomi e cognomi?
"Saviano non va tanto per metafore, come faceva Fellini".
La cultura cattolica era importante per il riminese....
"In parte. Cultura cattolica, quella di Fellini, ma libera e critica".
Lei ha visto il film "Gomorra". Regge il confronto con il libro?
"Il solito problema di tutti i film. Ognuno legge con la sua fantasia e la sua personalità. Poi ci sono, raramente, dei film che superano il libro, e questo è dovuto ai grandi registi. Ma in genere il libro, se è di un grande scrittore, rimane irraggiungibile".
In novembre porterà a Roma, dove dirigerà dopo 31 anni anche l’Orchestra di Santa Cecilia, il "Lear" di Kòzincev con le musiche scritte da Sciostakovic. Una grande passione, la sua, per il cinema sovietico?
"Per me non è il cinema sovietico, è il cinema russo. Questo è molto importante. Se si pensa a cosa ha fatto Eisenstein prima della guerra, ce ne rendiamo conto. Ha dato una lezione a tutti, ha creato un nuovo movimento culturale".
Il suo rapporto con il cinema da bambino?
"Una frequentazione abituale, con gli amici, i fratelli. Il mio più grande amico era Guido Crepax. Siamo nati lo stesso anno e mio padre e il suo suonavano insieme. E poi c’era mio fratello Gabriele, che aveva studiato architettura con Crepax e Dario Fo. La mia generazione ha visto tutti i grandi classici, è stata molto influenzata dal mito di Eisenstein. Anche Crepax, su questo non ci sono dubbi, basta pensare a certi disegni, ai suoi primi piani. Ricordo inoltre che con Guido giocavamo a rievocare le grandi battaglie storiche utilizzando scenari e modellini. Simulavamo la carica dei cavalieri teutonici sul lago ghiacciato, come viene raccontata nell’"Aleksandr Nevskij"".
Nel dopoguerra come è continuata la sua "recherche" cinematografica?
"In genere amavo molto i registi di quel periodo, i cosiddetti neorealisti. Indimenticabile il De Sica di "Ladri di biciclette" e di "Umberto D"".
E Visconti?
"Un’altra personalità fondamentale. Con Luchino Visconti avevamo dei progetti importanti. Dovevamo realizzare insieme il "Simon Boccanegra", che poi invece concretizzò a Vienna. Forse non è stata la cosa più bella che ha fatto. Io successivamente lo portai sul palcoscenico con Strehler. Con Visconti avevamo dei cari amici in comune: Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Rossella Falk ed Elsa Albani, noti come la Compagnia dei Giovani. Più che nel teatro lirico, Visconti fu importante per il cinema. Basta pensare al "Gattopardo". Ma amavo anche il Visconti più affine al pensiero neorealista, quello di "Rocco e i suoi fratelli"".
I film d’opera la convincono?
"Bergman con il "Flauto Magico" ha fatto un capolavoro assoluto. Nel "Don Giovanni" di Losey ci sono alcuni aspetti memorabili, ma secondo me il regista americano ha fatto film molto più riusciti".
Questo portare in concerto le immagini del "Re Lear" con le musiche di Sciostakovic è un tentativo di far dialogare fra loro diverse forme d’arte?
"Anche una maniera per coinvolgere un nuovo pubblico. Questo "Lear" l’abbiamo già fatto a Ferrara ed è stato un grandissimo successo. Questa volta, avvalendoci tra l’altro della collaborazione della Cineteca di Bologna, amplieremo il progetto affrontando anche due film di Eisenstein con le musiche di Prokofiev: "Aleksandr Nevskij" e "Ivan il Terribile". Porteremo questi titoli in diverse città italiane. Con il "Lear" saremo nuovamente al Teatro Farnese, a Parma, dove per l’occasione verranno riaperte al pubblico anche le gallerie lignee. Quello del dialogo fra le arti è un po’ il principio che abbiamo attuato con Wien Modern e con il Festival di Berlino, dove abbiamo concepito cicli tematici che le coinvolgessero tutte. Così avvenne per i cicli dedicati al Prometeo, a Hölderlin e a Shakespeare. Tutta la città ne fu entusiasta. Per il teatro di prosa, a esempio, ho lavorato con lo Schaubühne, il teatro in cui operavano Peter Stein e Bruno Ganz".
Tornando al cinema russo, un ricordo di Tarkovskij?
"Lo incontrai in una trattoria a Roma, presente Tonino Guerra, altro romagnolo. Ci sono delle foto simpatiche, dove siamo circondati da bottiglie di vino. Lo trovai molto piacevole, aveva profonda cultura e fra noi c’era un dialogo sempre aperto. Abituato come ero a lavorare con Strehler, che era geniale ma non era il regista più facile, con Andreij si parlava di tutto e si cercava sempre il meglio per la realizzazione in palcoscenico. Per il "Boris Godunov" siamo andati di comune accordo".
E i suoi gusti musicali?
"Basta considerare il suo cinema: una conoscenza profonda, da Bach a Mozart. Un po’ com’è nella tradizione del grande cinema russo. Con quell’idea di un’arte totale che non si ferma alle immagini".
Il suo rapporto con Renato Castellani?
"Il primo regista con il quale ho lavorato alla Scala per i "Capuleti e Montecchi". Pensai a lui in considerazione del suo film "Romeo e Giulietta", che aveva ottenuto un notevole successo. Ne venne fuori un bello spettacolo, molto poetico. Persona di vecchio stampo con un grande carattere, assai raffinata".
Franco Zeffirelli?
"Un uomo con un suo gusto, magari diverso dal mio. Oggi si rivalutano le sue cose migliori, come il film "Romeo e Giulietta"".
E con Ermanno Olmi?
"Con lui ho lavorato benissimo. Ermanno è geniale. Ma quando abbiamo lavorato insieme vedeva tutto come attraverso l’obbiettivo della macchina da presa. Non aveva una percezione chiarissima del tempo musicale: un concetto difficile da assimilare per alcuni registi abituati al cinema o al teatro".
Karajan e le regie di Henri-Georges Clouzot. Fu un rapporto difficile. Complicato riprendere cinematograficamente un concerto, vero?
"Karajan è un grandissimo artista, al quale sono riconoscente per l’aiuto che mi ha dato: mi fece esordire a Salisburgo e a Berlino, per esempio. Però lui voleva fare tutto, anche il regista. Io sono sempre dell’idea che a un certo punto se collabori con un grande pianista, fai suonare il grande pianista. Lo stesso col regista. Invece lui andò dietro la macchina da presa e, francamente, non fu molto innovativo".
Il cinema di Moretti le piace?
"Nanni lo conosco bene, fra l’altro è stato a lungo compagno di Silvia, la figlia di Nono, uno dei miei più cari amici. È un grande regista, che non ha bisogno secondo me di fare anche l’attore".
E Benigni?
"Roberto ha una grande personalità sulla scena, lo stimo molto. E poi siamo legati da profonda amicizia e affetto".
Torniamo alla "sua" Mozart. Sarà "orchestra in residence" a Vienna?
"Sì: il Musikverein di Vienna è una delle sale da concerto più importanti del mondo e la Mozart è la prima orchestra italiana che avrà un tale prestigiosissimo ruolo".
E l’inaugurazione delle "Giornate della cultura della Banca Centrale Europea" a Francoforte?
"Ho parlato con Mario Draghi. È una persona che stimo ed è importante che in questo momento sia una figura come lui a diventare presidente della Bce. So che ha apprezzato il fatto che sarà la Mozart ad inaugurare il festival di Francoforte, che quest’anno è dedicato all’Italia. La Mozart è un’orchestra dall’anima internazionale. Penso sarebbe molto significativo se venisse coinvolta regolarmente dalla Bce per le occasioni più importanti, come una sorta di orchestra stabile".
Per il futuro, ci sono altri progetti "verdi" come quello degli alberi a Milano?
"Quelle piante si possono mettere ovunque, anche a Bologna. Ma per questa città c’è un’altra grande idea che mi sta a cuore. La costruzione del nuovo Auditorium delle Arti, il cui progetto, grazie all’interessamento di Fabio Roversi-Monaco, è stato già presentato da Renzo Piano. Un’imperdibile opportunità di rilancio per la cultura di tutta la Regione".