ANDREA TARQUINI , la Repubblica 23/9/2011, 23 settembre 2011
HUGO BOSS, LO STILISTA DI HITLER "DIVISE DELLE SS E LAVORI FORZATI"
berlino - Hugo Boss, fin dal secolo scorso il grande nome della moda made in Germany, il decano del pret-à-porter di buon livello tedesco, fu un nazista convinto della prima ora, fornì uniformi alla Wehrmacht e alle SS, usò il lavoro di forzati dei paesi occupati che vivevano in condizioni disumane. L´accusa viene dal libro appena pubblicato da Roman Koester, giovane storico dell´università dell´esercito tedesco a Monaco. E l´azienda, che aveva commissionato lo studio a Koester per fare luce sulle pagine più buie del suo passato, imbarazzata dalla verità ha ufficialmente chiesto scusa per i maltrattamenti inflitti ai lavoratori-schiavi. Secondo voci ricorrenti, Hugo Boss e il suo team avrebbero potuto essere stati in incognito persino i sarti personali del Führer e dei gerarchi del Reich, ma il libro non lo conferma in mancanza di prove.
«È chiaro che Hugo Boss non solo si iscrisse alla Nsdap (ndr: il partito nazionalsocialista tedesco) per assicurarsi contatti vantaggiosi per la sua azienda, ma che lo fece anche perché era un convinto sostenitore del nazismo», scrive Koester, docente di economia all´ateneo della Bundeswehr. "Hugo Boss, 1924-1945", così s´intitola il libro, è una biografia critica dell´imprenditore che cominciò le sue fortune fondando una piccola azienda produttrice di abiti a Metzingen, nel Baden-Wuerttemberg (sudovest) nel 1924. Quell´azienda, racconta Koester, si arricchì e crebbe cominciando ben presto a fornire uniformi ai nazisti. Cominciò con le camicie brune, simbolo del partito e delle SA, la sua milizia. Poi, dopo la presa del potere da parte della Nsdap a seguito della vittoria elettorale di Hitler nel 1933, la ditta di Hugo Boss divenne una delle principali produttrici di uniformi per la Wehrmacht (l´esercito), per le SS, e per la Hitlerjugend, la gioventù nazista.
È dimostrato, fatti i conti con i bilanci - afferma il giovane storico nel suo libro - che l´azienda ricavò profitto dal nazionalsocialismo. Da un punto di vista della creazione, o del design, fu una collaborazione passiva, perché non furono né Hugo Boss né i suoi collaboratori a scegliere stile e taglio delle divise naziste. Ma l´azienda impiegò almeno 140 lavoratori forzati polacchi, e 40 prigionieri di guerra francesi. Gli schiavi, come tutti i forzati del Reich, erano sfruttati in modo disumano, intimiditi e terrorizzati dai guardiani. Le condizioni igieniche in cui vivevano erano pessime, e pessimo era il cibo che ricevevano.
Dopo la disfatta del Reich nel 1945, Hugo Boss fu processato dagli alleati per il suo aiuto alla macchina da guerra nazista, e condannato a una salata multa di centomila marchi, ma evitò la prigione. Giurò di essersi fatto nazista per convenienza. Non è vero, scrive il giovane storico: era un nazista convinto, e si iscrisse alla Nsdap già nel 1931. Hugo Boss morì nel 1948, tre anni dopo la caduta di Berlino.