Luca Miele, Avvenire 23/9/2011, 23 settembre 2011
CINA, LA STRAGE DEI BAMBINI
La Cina che conquista il mondo con i suoi soldi e le sue imprese mostra il suo volto fragile. Un rapporto redatto dal ministero della Salute di Pechino e diffuso ieri dal ChinaDaily , rivela che circa 300mila bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno nel Paese. Il motivo? Per oltre il 36% dei casi, la causa della morte è legata all’impossibilità di avere accesso a cure mediche. Nel documento vengono citate le prime cinque cause di mortalità infantile: tra queste figurano anche la nascita prematura, i difetti cardiaci congeniti e l’asfissia accidentale. «La Cina – ha detto Qin Huaijin, direttore del dipartimento per la salute di donne e bambini del Ministero della salute – si trova ancora ad affrontare delle importanti sfide per cercare di ridurre i casi di mortalità infantile e per meglio garantire l’uguaglianza nella sanità ». Nel 2010 il tasso di mortalità infantile, sotto i cinque anni di età, era dell’1,64%, più basso del 73,1% rispetto al 1991 e del 58,7% rispetto al 2000. Secondo il rapporto del Ministero cinese, circa il 12% dei bambini cinesi morti sotto i cinque anni non riceve nessun trattamento medico a causa di molteplici fattori, tra i quali «problemi economici, difficoltà nei trasporti e ignoranza delle famiglie».
Il gap fra zone rurali e zone urbane resta elevato. Lo scorso anno nelle aree urbane sono morti in media 7,3% bambini sotto i cinque anni ogni mille, mentre nelle aree rurali la percentuale è stata di 20,1% decessi ogni mille. «La potenzialità di assistenza sanitaria nelle zone rurali – ha aggiunto Qin Huaijin – resta ancora molto limitata, specialmente per le donne e per i bambini, nonostante si stiano facendo dei passi in avanti».
Se i dati catturano l’immagine di un Paese ancora vulnerabile, che non ha saputo tradurre in benefici diffusi l’esplosione della nuova ricchezza, è anche vero che Pechino ha fatto passi da giganti nel campo sanitario. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica inglese Lancet, la mortalità infantile nel Paese è diminuita del 62% dal 1996 al 2008. I risultati della ricerca – che ha analizzato 1,5 milioni di nascite tra il 1996 e il 2008 – hanno mostrato che la probabilità di perdere la vita per i bambini nati negli ospedali nelle zone rurali è quasi quattro volte più alta rispetto ai bambini nati negli ospedali nelle aree urbane. Secondo stime citate dal Wall Street Journal, il tasso di mortalità in Cina è oggi di 16 morti per ogni mille nascite: nella lista dei Paesi con tassi peggiori per la mortalità infantile Pechino è oggi al 102esimo posto (la maglia nera spetta all’Angola). In Cina, come scrive ancora Lancet, è in atto uno sforzo considerevole per migliorare il sistema sanitario: nel 2009 sono stati stanziati 850miliardi di yuan (133 miliardi di euro) per garantire una copertura assicurativa medica che raggiunga almeno il 90 per cento dei suo cittadini. Secondo la rivista, nei due anni trascorsi dall’adozione del piano, sono stati raggiunti risultati «impressionanti». Nel 2003, secondo i dati del ministero della Salute, il 45 per cento dei residenti urbani e il 79 per cento dei residenti rurali mancava di copertura. Otto anni dopo, i dati diffusi da Pechino mostrano che oltre il 90% della popolazione è in possesso di un qualche tipo di copertura. Il regime assicurativo nelle zone rurali è “balzato” a 835 milioni di iscritti, «il programma di assicurazione più ampia sulla terra».