Varie, 22 settembre 2011
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GELLNER Edoardo Abbazia (Croazia) 20 gennaio 1909, Cortina d’Ampezzo (Belluno) 10 dicembre 2004. Architetto • «[
GELLNER Edoardo Abbazia (Croazia) 20 gennaio 1909, Cortina d’Ampezzo (Belluno) 10 dicembre 2004. Architetto • «[...] nato ad Abbazia quando la località istriana era sotto l’impero asburgico [...] fu [...] inevitabile che la sua prima formazione avvenisse a Vienna, ma dagli anni ’40 lo troviamo insediato nel Veneto, a studiare allo IUAV di Venezia, con residenza stabile a Cortina d’Ampezzo, di cui si può considerare il genius loci. Quando la Perla delle Dolomiti ospitò le Olimpiadi invernali nel 1956, gli avvenne di costruire l’edificio che ancora domina quel paese, il Palazzo delle Poste; poco dopo gli venne la committenza più importante, conferitagli da Enrico Mattei, il grande padre dell’Eni, con annessi illuminati programmi assistenziali. A Gellner il fondatore dell’Eni chiese di costruire un grandioso villaggio delle vacanze, a Corte di Cadore, nei pressi di Cortina, e ben poche altre produzioni in Italia, e forse nell’intera Europa, possono rivaleggiare per imponenza e qualità con quest’impresa, ricca di enormi corpi centrali, da cui si diramano bracci per sale ricreative, dormitori, stanze di soggiorno. L’Eni, purtroppo, si è disfatta di questo gioiello, lasciandolo a una società privata che ovviamente ha molte difficoltà nel gestire un pachiderma di tali dimensioni [...] Gellner ha colto una precisa eredità dal razionalismo del primo Novecento, avvalendosi di strutture rettangolari, travature a griglia, pilastri enormi in cemento armato, ma ha saputo temperare l’austerità di questo linguaggio con validi inserti di tradizioni vernacolari, ricorrendo per empio ad ampie fasciature in legno. Inoltre ha contrastato l’azzeramento cromatico che fu proprio del Movimento moderno, tinteggiando al contrario gli spazi in muratura con deliziose campiture color ocra, o rosso mattone, o azzurro indaco. Certamente egli si rifaceva a Mondrian e alle sue ripartizioni geometriche, appoggiate anche a una intensa policromia, che però nel grande Olandese si attiene ai colori primari, il giallo-rosso-blu, mentre, come già detto, la tavolozza di Gellner risulta molto più sofisticata, anticipando gli esiti che ci vengono dagli esponenti della New-Geo, sul tipo di Peter Halley e di John Armleder. A spezzare ulteriormente la monotonia delle linee ad angolo retto, Gellner ha profuso sulle sue pareti tante finestrelle, in genere di forma quadrata, ma disseminate in modo asimmetrico, così da movimentare le superfici e dar loro un palpito vivace, pur nel rispetto di una grammatica razionalista. [...]» (Renato Barilli, “l’Unità” 29/8/2009) • Vedi anche Maurizio Giufrè, “il manifesto” 10/9/2009.