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 2011  settembre 22 Giovedì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 194 - PRESTO, PRESTO I PLEBISCITI!

L’ imperatore, perciò, era pronto a tutto pur di avere Nizza e Savoia.

Cavour non credeva che potesse scoppiare una guerra addirittura con la Francia, però scrisse a Fanti di preparare l’esercito e mandò istruzioni a La Farina perché orientasse i giornali « a spingere all’armamento, il tono non deve essere ostile, ma però un tantino minaccioso. Non già ch’io abbia bisogno di pressione per andare avanti, ma mi sarà utile il poter dire che sono “premuto” ».

Ma davvero si rischiava la guerra?

Un po’ di rischio c’era. Cavour, tornato a Torino, trovò la nota ufficiale francese. Talleyrand venne a leggergliela, era un affare così voluminoso che non era ancora riuscito a farne una copia. Di fatto ripeteva le solite cose, annessione dell’Emilia dopo il voto e autonomia alla Toscana. Avevano assunto un tono veramente minaccioso, del tipo: d’ora in poi l’imperatore farà solo i suoi interessi. Però commisero un errore, comunicarono la nota prima agli inglesi che ai sardi. Così Cavour ebbe la certezza, quando la ricevette, di avere l’appoggio di Londra.

Che cosa rispose Cavour a queste intimazioni?

Che avrebbe informato subito toscani ed emiliani della volontà imperiale e aggiunse che, forse, appena ricevuto il suo dispaccio, quei popoli - sotto la loro esclusiva responsabilità avrebbero effettuato lo stesso il plebiscito per l’annessione. E se avessero chiesto ancora di essere uniti al Piemonte, ebbene sarebbe stato impossibile rifiutare. Telegrafò a Farini e a Ricasoli di accelerare al massimo i tempi dell’operazione elettorale. Si trattava di preparare il più colossale fatto compiuto della sua vita. Due giorni dopo mandò a Parigi la nota sulla questione di Nizza e Savoia: diceva che, poiché il governo di Vittorio Emanuele ammetteva i plebisciti nell’Italia centrale, era ovvio che li ammettesse anche in quelle due regioni. Ma aggiungeva: questi plebisciti dovranno avvenire in modo legale e secondo i voti del Parlamento.

Napoleone accettò?

I francesi chiesero di firmare subito un trattato segreto, dove Emilia Toscana Nizza Savoia plebisciti, insomma tutto, fosse previsto. Avevano paura che Emilia e Toscana votassero prima che la questione di Nizza e Savoia fosse definita e che Cavour, dopo aver magari acconsentito alle cessioni, si facesse forte dell’opposizione parlamentare per rimangiarsi tutto.

Cavour accettò?

Il trattato, segreto, fu firmato il 12 marzo. Cavour non aveva fatto opposizione e grazie a quel pezzo di carta la questione dell’Italia centrale era risolta. Il trattato prevedeva la cessione di Nizza e Savoia e l’accertamento della volontà di quelle popolazioni. I plebisciti nell’Italia centrale si risolsero con una vittoria schiacciante del partito annessionista. Emilia: annessionisti 426.006, autonomisti 756; Toscana: annessionisti 366.571, autonomisti 14.925.

Diciamo qualcosa dei plebisciti.

Plebisciti-burletta, come scrisse Montanelli, plebisciti votati col suffragio universale, e lei sa già che, di questi tempi, il suffragio universale non può che essere una beffa. Masse di analfabeti vennero accompagnati alle urne da patrioti che sapevano come si doveva votare. Non è neanche il caso di parlare di brogli, termine che suonerebbe riduttivo. Per ottenere risultati come quelli che le ho detto gli agenti piemontesi ricorsero a ogni trucco. Tomasi di Lampedusa fa dire a un suo personaggio, a proposito del plebiscito che si sarebbe votato alla fine di quell’anno per l’annessione del Mezzogiorno: «Io, eccellenza, avevo votato no... e quei porci in municipio si inghiottono la mia opinione, la masticano e poi la cacano via trasformata come vogliono loro. Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco...». Le urne per il «sì» e quelle per il «no» erano di colore diverso. Le schede erano di colore diverso e tutti sapevano se avevi messo la scheda a destra o a sinistra. Votavi in mezzo a una folla plaudente, ed era folla di annessionisti o patrioti. Per dire di «no» ci voleva un cuor di leone. Di cuor di leone non ce ne sono mai troppi.

Ci dobbiamo vergognare?

Vergogniamoci, ma teniamo conto del fatto che Cavour aveva un disegno politico e ogni mezzo era buono per raggiungerlo. I plebisciti-burletta sono stati una delle carte per vincere e convincere l’Europa. D’altra parte non era lodevole neanche il sistema seguito fino a quel momento, di tre o quattro tizi che, riuniti intorno a un tavolo, spostano re e territori come se stessero giocando a dama. I plebisciti di Nizza e Savoia, quando si fecero, furono altrettanto vergognosi. Quando si trattava di manipolare le masse analfabete a proprio vantaggio non si tirava indietro nessuno, nemmeno i democratici.

E il trattato su Nizza e Savoia?

La Francia volle che diventasse pubblico. Ora, c’erano le elezioni e la faccenda di Nizza era veramente dura da far capire. Cavour avrebbe voluto che il trattato diventasse di dominio pubblico dopo il voto per la nuova Camera, ma a Parigi non si fidavano e, del resto, non c’era veramente modo di opporsi: per trasformare un trattato segreto in trattato palese bastava alla fine divulgarlo. La stampa d’opposizione, quando si seppe delle cessioni, cominciò a sparare a zero su Cavour. Rispuntarono i Rattazzi, i Brofferio, i Depretis. Depretis, in un comizio a Brescia, andò a dire che Cavour era un agente napoleonico.