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 2011  agosto 31 Mercoledì calendario

“CI SIAMO VOLUTI BENE”. COSÌ IL SOLDATO FORMIGLI HA LASCIATO SANTORO -9

Poi, Corrado Formigli uscì dal collettivo – e come il prossimo pattugliatore di “Piazzapulita” su La7 (giovedì 15 settembre il debutto) ebbe i piedi pestati dal ministro La Russa, così forse Michele Santoro ha avuto la sensazione che fosse Formigli, stavolta, a salire sulle sue estremità. Ecco, appunto, il collettivo – ogni collettivo, dove ci si tiene sempre pronti alla lotta, ma mai alle passioni individuali, e dove tutto frana nei giorni di bonaccia o quando il campo di battaglia è impraticabile. Storia emblematica, questa della rottura tra Santoro e Formigli – né storia di padre e figlio, per carità, di maestro e discepolo a prenderla alla larga, (“Santoro è stato il mio maestro”), ma niente di più di un’estrema (come a dire ultima) gentilezza, l’atto dovuto quando un confine si passa, un collettivo si lascia, un vascello fa fuoco. Chi li conosce bene dice che i due sempre poco si sono parlati – “si sono nascosti i sentimenti, sempre il loro è stato un rapporto molto schermato”, perché i linguaggi contano, e il barocchismo santoriano, “devi comunque capire cosa sta dicendo, e quello che sta dicendo a volte non è quello che devi capire”, poco incantava il formiglismo più banalmente lineare. “E’ stato un rapporto complicato quello tra di noi, ma ci siamo voluti bene”, ha raccontato a tutti il fuggitivo dal collettivo in queste settimane.
Un bene ma senza intendersi, con Formigli quasi sempre considerato “centrifugo” rispetto all’ortodossia di buona parte del gruppo di “Annozero”, uno che s’intignava pure a precisare sui giornali di non essere un “militante di sinistra” (a Style, inserto del Corriere della Sera), e adesso che tutto si è compiuto – e già sui blog della militanza senza se e senza ma s’avverte il venticello della maldicenza: ah, quel Formigli, appena vede i soldi… – c’è chi rammenta quella sera a Bologna, la grande adunata scandita al ritmo di “Tutti in piedi!”, in nome della Fiom e della lotta al berlusconismo, e Michele con addosso una tuta da operaio, bello come un angelo vendicatore, e pure Corrado fu spinto sul palco, e mica sembrava tanto a suo agio, uno che s’avanzava e si gettava alle masse, l’altro che rinculava appena poteva. “Non sono da palco, non salgo sui palchi”, disse a chi gli chiedeva conto di quel faticoso stare lì, migliaia e migliaia di occhi addosso, chissà cosa si aspettano, chissà cosa devi dire per non sbagliare. E dunque, dentro l’apogeo del rito collettivo, la sottile linea di demarcazione si fece frattura – esistenziale, personale, prima ancora che politica. “Io sono più individualista, io non credo nella militanza”, confidò Corrado agli amici.
Poi calò il silenzio: c’era un bivio davanti, e strade diverse da prendere. Michele trattava – con la Rai, con La7, lui teorico dell’assemblearismo spesso in solitudine, maestro e padre e condottiero: l’intendenza redazionale pronta a seguire, tranne Ruotolo, però, pur di Santoro apripista e scia, fino a farsi tormentone nelle imitazioni dei comici, “Ruuuotolo, Ruuuotolo...”, rimasto, a leggere le ultime cronache giornalistiche, comunque in Rai. E Corrado (il mercato, il mercato da ognuno invocato e da ognuno a suo modo praticato: ché dalla Rai si era licenziato anni fa per andare a Sky, mutandosi da inviato speciale in precario di lusso) che accettava la chiamata proprio de La7, dopo che con La7 Santoro non aveva concluso. E c’è chi ricorda quel loro incontro d’addio nell’ufficio povero di Michele – giallino, polveroso, una scenografia bulgara, perfettamente neorealista – ad “Annozero”, e Michele sudato e in maniche di camicia che preparava gli scatoloni per l’abbandono, e Corrado a raccontare della sua scelta. E fu qualcosa che definitivamente si spezzò, non solo un rapporto di lavoro – perché infine, a bazzicare pur con fatica un collettivo, qualcosa di te inevitabilmente agli altri consegni. E adesso, a chi gli chiede di come andò, Formigli risponde solo che “gli ho voluto bene, gli voglio bene, nonostante sia un uomo insopportabile” – e un’ombra di qualcosa che mai più si sanerà s’avverte, ma prima ancora la sensazione di una recuperata libertà – non più roba altrui, non più minorità professionale: “La ‘patente di libertà’ non me la faccio dare da nessuno”. E così, certo a Corrado sarebbe molto piaciuto che Michele gli avesse detto: sono contento, ma così non è andata – e così non andrà ormai mai più.
Però il soldato Formigli ormai ha rotto le righe, sfaldato l’antico assetto. Dagospia ha raccontato nei giorni scorsi, e i giornali hanno ripreso, di telefonate di Santoro ai redattori di “Annozero” per blindarli, perché non accettassero inviti a collaborare con Formigli – l’antico suo pupillo, quella parte di sé che oggi si perde (o piuttosto si salva: è il modo in cui si vedono le cose): “Siete liberi. Ma chi va con lui deve sapere che non lavorerà più con me”. E sarà alla festa del Fatto che presenterà il suo nuovo progetto – forse un programma settimanale, forse eventi, azionariato popolare, televisioni locali, si vedrà. Comincerà, si dice, a metà ottobre, un mese dopo il suo ex discepolo. Forse di giovedì, contro il suo ex discepolo finito eretico – chissà, magari sconsacrato in nome della libertà, peggio ancora persino della verità. Meno male che intanto arriva il soldato Formigli. (sdm)