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 2011  settembre 22 Giovedì calendario

OMA — È

finita così. Giorgio La Malfa, figlio di Ugo La Malfa, martedì 20 settembre è stato espulso dal Partito repubblicano italiano, il Pri. Giorgio, buttato fuori dal partito che Ugo guidò — segretario, presidente, simbolo — dal 1947 fino al 1979, anno della sua morte. Ugo, resistente antifascista, costituente, ministro del Tesoro che fermò il bancarottiere Sindona, sostenitore della fine dei veti al Pci. Dopo Ugo, il partito fu diretto da Spadolini, poi di nuovo da un La Malfa, Giorgio, a partire dal 1987. Che direbbe Ugo di fronte all’espulsione di Giorgio? Giorgio sospira e confessa: «Credo che mio padre avrebbe sofferto molto anche quando portai il partito all’alleanza con Forza Italia e Berlusconi...». Il problema, come al solito, è Berlusconi. Perché Giorgio nel 2001 sposta il Pri dal centrosinistra al centrodestra: «Pensavo che Berlusconi potesse mettere mano alla semplificazione in materia economica». Quello stesso anno lascia la segreteria del partito a Francesco Nucara, proprio colui che dieci anni più tardi firmerà l’espulsione. Il 2009 per La Malfa junior è invece l’anno della disillusione. Spedisce una lettera al premier e una al Corriere: elenca le realizzazioni mancate dai governi Berlusconi: riduzione di tasse, liberalizzazioni, riordino della pubblica amministrazione. «Una fase si è chiusa», insomma. La frattura finale si consuma il 14 dicembre ultimo scorso: Nucara tiene il Pri in maggioranza, La Malfa vota contro la fiducia a Berlusconi. E partecipa alla nascita del terzo polo di Casini-Fini-Rutelli. Nucara e gli organi dirigenti del partito sospendono La Malfa. A maggio il collegio dei probiviri del partito espelle La Malfa: ha rifiutato la linea del partito. La Malfa presenta ricorso e due giorni fa i probiviri respingono il ricorso: l’espulsione è definitiva. La Malfa non ha requie nei confronti del partito del suo cuore: «Evidentemente erano stati contratti impegni inconfessabili con Berlusconi». Ma può esistere un Pri senza un La Malfa? «In me da una parte c’è amarezza, dall’altra però sollievo. Il partito che fu di Ugo La Malfa è diventato un porcaio». Francesco Nucara, calabrese con due lauree, dice che lui fino all’ultimo spera: «Se La Malfa vuole stare nel partito basta che mi scriva una cartolina postale con due righe: "Mi sento repubblicano e mi adeguerò alle decisioni del partito". Lo accoglieremmo a braccia aperte». Per la cronaca, il Pri che ebbe il 4,4 per cento dei voti alla Costituente e arrivò fino al 6,1 nel 1984, viaggia ormai sotto l’uno per cento. Ha quattro parlamentari. Anzi, dal 20 di settembre, ufficialmente tre.

A. Gar.