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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

DIMORA NOBILIARE POI FORTEZZA E POLO BUROCRATICO DELL’ANTICHITA’. MA MAI MERCATO

Mercati in realtà non lo sono mai stati. La definizione Mercati di Traiano viene coniata per il grande complesso in laterizio, che dal livello del Foro sale verso le pendici del Quirinale, soltanto negli anni Venti del Novecento. E smentita negli anni Novanta dello stesso secolo, quando iniziano i lavori di ristrutturazione che portano alla creazione, negli spazi del corpo centrale del monumento, al museo dei Fori imperiali. Come nasce questa errata attribuzione? Si sapeva che il progetto del grande complesso architettonico risaliva a Domiziano: una struttura ardita, arrampicata sulle pendici del Quirinale e sostenuta da un grande emiciclo sovrastato a sua volta da una grande aula e da un corpo centrale. Traiano aveva ripreso il progetto, forse affidandolo al suo architetto, Apollodoro di Damasco, e ampliandolo con lo sbancamento delle propaggini del Quirinale, le opere di costruzione delle pendici e il sistema di smaltimento delle acque. Le date dei bolli sui mattoni indicano che quelli che oggi vengono chiamati Mercati furono terminati nel primo decennio del II secolo dopo Cristo. Ma sulle funzioni commerciali del complesso in epoca romana non c’ è traccia fino al Novecento. Anche perché queste funzioni cambiano continuamente dal Medioevo in poi: da residenza nobiliare frazionata tra varie famiglie a fortezza militare, da sede del convento di Santa Caterina a caserma. Nel 1926 si decide di riscoprire l’ antico monumento. Si scava e si restaura fino al 1934, con l’ intento di recuperare la fase romana della costruzione. E si interpreta la sua destinazione d’ uso, inventando il Mercato di Traiano, trionfalmente presentato come «il primo centro commerciale della Roma imperiale». Lucrezia Ungaro, che dirige il complesso e ha seguito tutti i lavori della ristrutturazione attuale, spiega come è nato l’ equivoco: «Fu la scoperta di numerosi ambienti simili a "tabernae" lungo la Biberatica, la via basolata che separa la parte superiore del complesso dall’ emiciclo, a trarre in inganno. Ambienti che avevano le caratteristiche della bottega romana, con volte a botte e porta con architrave in travertino sormontata da una piccola finestra quadrata per dar luce a un soppalco di legno interno. Gli esperti dell’ epoca estesero la definizione a tutti gli altri spazi del complesso. Unica voce contrastante, quella del grande archeologo Giuseppe Lugli, il quale sostenne che i Mercati furono un centro di gestione amministrativa». L’ interpretazione di Lugli è stata confermata dalle scoperte avvenute durante i recenti lavori. La via Biberatica e tutte le altre stradine all’ interno del monumento, sono in realtà percorsi pedonali, privi di paracarri e interrotti da scale per superare i dislivelli, quindi inaccessibili ai carri che dovevano trasportare le merci. Ad avvalorare l’ ipotesi del centro amministrativo è poi comparsa nel corpo centrale un’ iscrizione che cita il «procurator Fori Divi Traiani», preposto probabilmente all’ amministrazione del complesso. Una curiosità: l’ attuale ingresso da via IV Novembre, ovvero direttamente nella Grande Aula, non esisteva in età romana. L’ accesso avveniva dalla via basolata sottostante. Mentre la destinazione del complesso a spazio espositivo risale agli anni Trenta. Le foto d’ epoca rivelano una serie di mostre molto commerciali, in sintonia con quella che si credeva la funzione originale del monumento, alternate a mostre d’ arte di grande qualità con allestimenti razionalisti. «Il complesso ha un’ architettura che riesce ad accogliere qualunque cosa - dice Ungaro -. Adesso è divertente vederla animata dai colori e dalle forme della creatività italiana degli ultimi sessant’ anni, in un contrasto stimolante con i reperti antichi del museo».
Lauretta Colonnelli