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 2011  settembre 21 Mercoledì calendario

TAGLIO DEL RATING, COSA CAMBIA E PERCHÈ


CHE COSA CI RIMPROVERANO I MERCATI?
Le analisi delle principali agenzie ma anche del Fondo monetario e dell’Ocse ci rimproverano di non avere avuto una chiara politica economica da quando siamo entrati nella moneta unica. Per circa un decennio (prima del 1999), la nostra politica economica era mirata a un obiettivo chiaro e preciso: essere accettati nel club dell’eurozona e, a tal fine, rispettare alcuni parametri di finanza pubblica. Da allora, in varia maniera, ci siamo comportati (individui, famiglie, imprese, pubblica amministrazione, governi e opposizioni) come se, raggiunto lo scopo, la manna sarebbe poi caduta dal cielo. Non abbiamo metabolizzato il fatto che l’irreversibilità dell’euro implicava drastiche modifiche di comportamenti e profonde riforme al fine di aumentare la produttività di tutti i fattori e di restare competitivi. I tedeschi, che sono entrati nella moneta unica in una situazione di gran lunga migliore della nostra, hanno affrontato 10 anni di riforme molto dure in materia di mercato del lavoro, previdenza, lotta all’evasione, ristrutturazioni aziendali per fare crescere la loro competitività e al tempo stesso modernizzare i cinque Länder dell’Est. Ora ne raccolgono i risultati.

LE AGENZIE DI RATING SONO CREDIBILI? E QUALE PESO HANNO SUI MERCATI?
Le agenzie di rating hanno un unico prodotto da vendere: la loro credibilità e reputazione. Sono società multinazionali per azioni che lavorano e competono facendo analisi e dando voti e giudizi. Le volte in cui la loro reputazione è stata inficiata (nel 2007, ad esempio, a ragione di critiche, peraltro fondate, sui loro giudizi troppo benevoli a favore di banche americane che erano state di manica larga con creditori inaffidabili – gli ormai notori ’subprime’) hanno pagato costi elevati in termini di valore delle loro azioni e obbligazioni e hanno in molti casi messo alla porta i dirigenti. Dispongono di un staff capace non solo in economia e finanza ma anche in politologia, sociologia e diritto. Si avvalgono di vasti giri di interviste e sondaggi. Il loro giudizio viene espresso in un voto sintetico che è solo la punta di un iceberg: le analisi contenute nel rapporto redatto per giungere alla formulazione del voto.
Oggi, le agenzie sono particolarmente rigorose anche a ragione delle accuse rivolte loro ai tempi della crisi del subprime. Hanno riacquistato autorevolezza: i loro giudizi pesano sui mercati e muovono i flussi finanziari.

PERCHÉ LE BORSE NON SONO CROLLATE?
Occorre in primo luogo distinguere tra valutazioni, di norma semestrali, delle agenzie di ’rating’ sul debito sovrano e quelle della Borsa che opera sul mercato azionario e obbligazionario pubblico e privato nell’immediato. Inoltre, la Borsa azionaria rispecchia il fatto che la posizione finanziaria di famiglie e imprese è relativamente forte, come ammette pure Standard and Poor’s. Nelle settimane scorse, i valori azionari hanno subito forti perdite poiché avevano già messo in conto il deterioramento della situazione economica e politica dell’Italia, nonché la fase di grande incertezza. È possibile che ora gli operatori ritengano che si sia giunti al ’punto di svolta inferiore’ , premessa per una ripresa basata su un solido programma di riforme. Il ’declassamento’ può spingere governo, opposizioni, pubblica amministrazione, imprese, famiglie e individui a comprendere una volta per tutte che è finito il tempo degli antibiotici e delle vitamine (quali l’acquisto dei nostri titoli di Stato da parte della Banca centrale europea).

CHE COSA ACCADRÀ AI NOSTRI TITOLI DI STATO E AI CONTI PUBBLICI?
Occorre distinguere tra breve, medio e lungo periodo. Nel breve periodo, collocare titoli di Stato (segnatamente quelli quinquennali o decennali) costerà di più ed è possibile che aumenti ancora lo ’spread’ (differenziale) tra i tassi d’interesse dei nostri titoli e quelli di riferimento nell’eurozona (ossia le emissioni della Repubblica Federale Tedesca). Ciò comporta un incremento del costo del nostro indebitamento e quindi del fardello del debito pubblico. Si stima che l’aumento dello ’spread’ da metà agosto abbia comportato un costo finanziario ’figurativo’ quasi equivalente alla manovra appena approvata. È ’figurativo’ perché non deve essere necessariamente saldato. Se l’Italia riacquisterà rapidamente la fiducia dei mercati, il costo del nuovo indebitamento si abbasserà e si potrà tornare a una gestione meno angosciante dei conti pubblici. Ciò potrebbe avvenire anche in un tempo relativamente breve. Lo indica l’esperienza di crisi analoghe attraversate dall’Italia, ad esempio quella a metà degli Anni Settanta quando l’attuazione di politiche valutate positivamente a livello internazionale causò in poche settimane un forte ribasso del tasso d’interesse.

CHE COSA COMPORTERÀ PER IL PORTAFOGLIO DEI CITTADINI?
Chi ha un portafoglio gonfio di titoli di stato a medio e lungo termine emessi nella seconda metà degli anni Duemila, subirà inevitabilmente una perdita ’figurativa’ di valorizzazione significativa perché tali titoli comportano rendimenti molto più bassi delle nuove emissioni. Sangue freddo: se si vende adesso, la perdita da ’figurativa’ diventa effettiva, reale. Mentre se si aspetta con pazienza, è possibile, nonché auspicabile, che i segnali dalla Borsa siano il vero preludio a politiche economiche migliori e meglio apprezzate dai mercati e quindi di una più consistente valorizzazione dei titoli. Cosa fare nel frattempo: chi ha risparmi potrebbe diversificare verso obbligazioni ’corporate’ di grandi aziende pubbliche e private, di banche internazionali come la Banca Mondiale, la Bei, la Bers e anche sull’azionario.
Chi ha attuato strategie difensive nella gestione del proprio portafoglio non ha avuto perdite serie. Per tutti i cittadini, vale il discorso fatto per i conti pubblici: nuove spese a servizio del debito potrebbero comportare la necessità di nuove entrate (leggi imposte) per mantenere invariati i saldi dello Stato.