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 2011  settembre 20 Martedì calendario

Una Little Italy nel Montenegro fa rinascere la Serenissima - «Ti con nu» chiede a gran voce un uffi­ciale del Reggimento Veneto Real, che non significa monarchico, ma migliore

Una Little Italy nel Montenegro fa rinascere la Serenissima - «Ti con nu» chiede a gran voce un uffi­ciale del Reggimento Veneto Real, che non significa monarchico, ma migliore. «Nu con ti» risponde all’ unisono la compagnia dei fanti di Venezia all’ammaina bandiera del gonfalone della Serenissima. Ed il piccolo gioiello di Perasto, 360 ani­me, incastonato nelle bocche di Cattaro, splendida insenatura del­le coste montenegrine, torna ai fa­sti di un tempo. Quando il borgo sull’altra sponda dell’Adriatico, il 23agosto1797, ful’ultimaroccafo­r­te della Serenissima ad ammainare il Leone di San Marco, dopo la cadu­ta della repubblica marinara. La ce­lebrazione storica è avvenuta nel 2007, lo scorso anno e tornerà di nuovo, in grande stile, nel 2012 gra­zie ad un Comitato veneto ad hoc . Saranno passati 215 anni da quan­do il capitano della guardia di Pera­sto, Giuseppe Viscovich, pronun­ciava, con le lacrime agli occhi, l’ul­timo discorso di fedeltà a Venezia conosciuto per la celebre frase «Ti con nu, nu con ti» rivolta a San Mar­co. Per poi sotterrare sotto l’altare del duomo il gonfalone di guerra della repubblica marinara. Alle ce­lebrazioni sventola il Leone di San Marco e la bandiera del Montene­gro, il giovane stato orgoglioso del­lasuaindipendenza, primadallaJu­goslavia di Tito e poi dalla Serbia. Poco più di 620mila abitanti che puntano ad entrare nella Nato e nell’Unione europea. Nel Montenegro di oggi è risorta la Comunità degli italiani, in prima fila a Perasto a ricordare la storia. «Ma con lo sguardo rivolto al futuro europeo, unica speranza per usci­re dai Balcani» spiega la vicepresi­dente Maria Grego Radulovic. «La comunità è nata del 2004 e adesso contiamo 506 iscritti. Ogni anno i corsi di italiano (organizzati dall’ Università popolare di Trieste, nda ) sono frequentati da oltre mil­le persone» sottolinea il barbuto e simpatico Paolo Perugini, presi­dente della comunità. Nella loro se­de, a Cattaro/Kotor, spicca una grande foto con il Leone di San Mar­co in mezzo, alla bandiera del Mon­tenegro e al Tricolore. La regione Friuli-Venezia Giulia è in prima fila al fianco della comunità italiana in Montenegro «per mantenere viva la lingua, le tradizioni ed i costu­mi », come spiega l’assessore alle re­lazioni internazionali Elio De An­na. Venerdì scorso a Cattaro, assie­me al sindaco di Gorizia e a quello di Monfalcone, ha dato vita al Fo­rum sulla cooperazione con il Mon­tenegro. La Regione è impegnata nel paese con sette progetti per un valore di mezzo milione di euro. Non solo: attraverso Informest, l’agenzia per lo sviluppo della coo­perazione economica internazio­nale, siaprirannoleportedelFriuli-Venezia Giulia agli imprenditori montenegrini e viceversa. L’asse Roma-Podgorica si basa su investimenti strategici. La socie­tà italiana A2A ha acquistato il 43% dell’ente energetico montenegri­noepuntaallamaggioranzaassolu­ta. La Terna sta investendo 800 mi­lion­i di euro per un elettrodotto sot­tomarino dal Montenegro all’ Abruzzo. Il porto di Bar, dove è im­pegnato un consorzio triestino, esporterà 2000 vetture della Fiat a settimanadellostabilimentoserbo di Kragujevac. Nel 1999 i caccia bombardieri della Nato sorvolavano il Montene­gro per colpire Belgrado. La scorsa settimana il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e la sua contropar­te montenegrina, Boro Vucinic, hannofirmatounaccordodicoope­razione. AlMontenegroèstatopro­p­osto di mandare caschi blu in Liba­no, dovel’Italiaridurràilcontingen­te. Nel paese circola l’euro e Cattaro è già un cittadina europea, grazie ai turisti, ma non dimentica la storia. L’arcivescovo cattolico, Ilija Janic, custodisce la croce di Marco D’Aviano, il leggendario frate che nel 1683 favorì la vittoria contro gli ottomani durante l’assedio di Vien­na. I Capuccini l’hanno donata «perchè guardando le Bocche di Cattaro tenga lontano i musulma­ni ».