Filippo Facci, Libero 20/9/2011, 20 settembre 2011
CORSIVI
Il dubbio mi arrovella. Avrete letto l’intervista a Gabriella Buontempo - moglie di Italo Bocchino - in cui la medesima parla di Mara Carfagna e dice che «Lei, poverina, è quello che è. Infatti dal 15 marzo è scomparsa. Non sa che dire: le scriveva tutto Italo. Non sa parlare in italiano, usare soggetto, verbo e predicato». Ecco: dovete sapere che nel maggio 2008, sul «Riformista», scrissi un articolo in cui spiegavo - abbastanza solo, peraltro - perché era ridicolo che una persona col curriculum della Carfagna fosse stata piazzata proprio alle Pari opportunità. Dopodiché lei, il 16 maggio, sempre sul «Riformista», rispose così: «Le pari opportunità devono essere garantite anche al ministro che deve difenderle. Non comprendo, infatti, perché del mio curriculum Facci conosca soltanto le conduzioni televisive e non gli studi, le passioni artistiche e l’approfondimento musicale. Temo che negli anni passati mentre io suonavo la Patetica di Beethoven al Conservatorio, danzavo nel Lago dei Cigni di Cajkovskij, gareggiavo agonisticamente nel nuoto stile libero, divoravo la letteratura francese dell’Ottocento e mi laureavo a pieni voti, lui fosse fisso con lo sguardo sullo schermo di Piazza Grande a guardare le mie scollature». Capirete il mio dubbio, ora: chi fu, tra Bocchino e Carfagna, a scrivere una risposta così scema?