Antonio Salvati, La Stampa 20/9/2011, 20 settembre 2011
L’EX TERRORISTA COME MASO. UCCIDE I GENITORI PER L’EREDITA’
Furono ammazzati con una ferocia tale da lasciare sgomenti anche i carabinieri del Ris chiamati per far luce su quel delitto. Era il 6 agosto di due anni fa: in un appartamento al terzo piano del Parco Giusy, un condominio tra Torre del Greco ed Ercolano nel Napoletano, vennero rinvenuti i corpi senza vita di Filiberto Sorrentino, 92 anni e in una cornice le tre croci di guerra al merito, e di Vincenza Marcianò, 80 anni e sottoposta 6 mesi prima ad un delicato intervento cardiaco. Uccisi a bastonate: una ha sorpreso nel sonno l’uomo sul divano davanti alla tv; una decina quelle inferti alla donna trovata in una pozza di sangue in cucina. L’arma del delitto, forse un bastone da passeggio, poi fu lavata in un lavandino dell’abitazione. Lo scoprirono gli esperti del Ris che, grazie al luminol, individuarono una serie di macchie di sangue in un lavabo apparentemente pulito.
A due anni di distanza da quel delitto, gli investigatori hanno arrestato il figlio degli anziani coniugi: è il 59enne Maurizio Sorrentino, un passato burrascoso per le sue simpatie per la colonna ercolanese dei Nuclei armati proletari e un presente da assicuratore a Monterosi in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione dei militari dell’Arma, avrebbe ucciso i genitori per intascare i soldi dell’eredità e saldare così, i tanti debiti contratti.
Quando furono trovati, gli anziani erano stati uccisi da qualche giorno. Ad avvertire le forze dell’ordine furono i vicini ormai stanchi di quella televisione che da giorni gracchiava a tutto volume. Si pensò a una rapina finita in tragedia, ma la coppia era molto sospettosa e stando al racconto dei vicini non avrebbe mai aperto a degli sconosciuti. Inoltre le finestre dell’abitazione e la porta non presentavano segni di scasso e dall’appartamento non mancava nulla. I sospetti si concentrarono tutti sul figlio della coppia. Fu proprio Maurizio infatti, l’ultimo a vedere vivi Filiberto Sorrentino e Vincenza Marcianò. In quel periodo, sottolinearono i vicini di casa agli inquirenti, era spesso in visita ai genitori. Aveva anche una copia delle chiavi, circostanza risultata strana alla sorella, che vive e lavora a Milano e che interrogata sulla questione ha sempre raccontato che i genitori mai in precedenza si erano decisi a dare le chiavi di casa ai figli lontani.
Il figlio delle vittime fu sottoposto a più riprese ad interrogatori serrati: furono sequestrate e passate al setaccio le sue due automobili: la Citroen C6 utilizzata per le sue trasferte dalla provincia di Viterbo a Torre del Greco e un’altra utilitaria trovata nell’abitazione che divide con moglie e due figli. In una furono rinvenuti una serie di titoli al portatore risultati poi sottratti ai genitori. Nel Ferragosto dello stesso anno venne iscritto nel registro degli indagati. «Un atto formale» fu detto all’epoca dei fatti. Filiberto Sorrentino e Vincenza Marcianò erano considerati dai vicini una coppia «cordiale ma schiva».
Nove anni prima, il 7 marzo del 2000, Claudio Sorrentino, il secondogenito venne freddato con tre colpi di pistola. Aveva 44 anni: una vera e propria esecuzione che fece pensare ad un agguato camorristico, ma in quel caso la criminalità organizzata non c’entrava. Ad ucciderlo un gioielliere finito in disgrazia dopo una rapina subita nel 1998. Lorenzo Malvone fu privato di una valigetta contenente preziosi per circa 700 milioni di vecchie lire. Per quella rapina, Sorrentino fu indagato ma poi prosciolto. Eppure Malvone lo considerava la mente del colpo e quando lo incrociò per strada non fece altro che impugnare la pistola che deteneva legalmente e premere il grilletto.