FEDERICO RAMPINI , la Repubblica 17/9/2011, 17 settembre 2011
EUROLANDIA RESPINGE "L´INTRUSO" AMERICANO E ORA GLI USA TEMONO DAVVERO IL CRAC - NEW YORK
Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere. Le ultime puntate della crisi dell´eurozona aumentano la distanza tra le due sponde dell´Atlantico, moltiplicano incomprensioni e diffidenze. Non è un buon segnale che il segretario al Tesoro Usa si auto-inviti per la prima volta della storia a un vertice Ecofin. Tantomeno se è per dare degli irresponsabili ai suoi colleghi europei, mettendoli di fronte alle loro colpe con frasi del genere: andate avanti così e sarete ostaggio della Cina. Non è un buon segno nemmeno che i colleghi europei lo mandino in buona sostanza a quel paese, lui e i suoi suggerimenti di ingegneria finanziaria (trasformare il fondo salva-euro in una banca d´affari?), appioppandogli la contro-proposta di una Tobin Tax sulle transazioni finanziarie (che per Wall Street è un´eresia). Questo è lo stato penoso delle relazioni Usa-Ue, di fronte a una crisi che è stata solo tamponata dai loro banchieri centrali, più ragionevoli e cooperativi ma altrettanto a corto di idee e ricette originali. Tim Geithner si è presentato in Polonia con una certa spavalderia, che giustifica l´irritazione degli europei. Venendo dalla nazione che ha scatenato la crisi sistemica del 2008, e vi ha trascinato l´Europa, la sua tendenza a dare lezioni può sembrare inopportuna. Ma Geithner non si è fatto scrupolo: agli europei ha tenuto una ramanzina in piena regola. «Basta chiacchiere a vanvera sulla disintegrazione dell´euro", è stata una delle sue frasi più gentili. Geithner ha evocato «default a catena», «rischi catastrofici per i mercati finanziari» e infine ha concluso con l´avvertimento più caustico: «Se l´Europa non se la cava da sola il suo destino finirà nelle mani di finanziatori esterni, con o senza il Fondo monetario«. Una chiara allusione alla possibilità che in soccorso di alcuni Stati europei si faccia avanti la Cina, o l´intero club dei Bric inclusi Brasile Russia e India, com´è stato proposto di recente dal ministro delle Finanze brasiliano. I Bric terranno un loro vertice la settimana prossima a Washington: l´Europa ha voglia che le condizioni per il salvataggio di questo o quello Stato membro vengano decise in sedi così distanti dai suoi governi e dai suoi popoli sovrani? Alla durezza dei suoi avvertimenti Geithner ha appaiato la proposta sul fondo Efsf anticipata ieri. Quel fondo destinato a salvare Stati dell´eurozona che rischino la bancarotta ha 440 miliardi di euro di capitali: sufficienti se a fallire sarà solo la Grecia, del tutto inadeguati se il default dovesse minacciare Spagna e Italia. Di qui la proposta di usarlo come il capitale di una banca, attivando l´effetto-leva che consente di attirare altri finanziamenti. In quel caso i 440 miliardi di euro potrebbero valere come garanzia, e il volume di capitali mobilitati potrebbe decuplicarsi. Il modello è un fondo creato dallo stesso Geithner nel 2008, quando era ancora a capo della Federal Reserve di New York. Funzionò piuttosto bene per riattivare i mercati finanziari che erano al collasso.
Ma queste ingegnerie che piacciono tanto a Wall Street susciterebbero la massima diffidenza nei cittadini tedeschi: già gli sembrano troppi i finanziamenti promessi alla Grecia fin qui, moltiplicare la potenza del fondo Efsf verrebbe visto a Berlino come un segnale di lassismo verso l´Europa del Sud. Semmai, come hanno rilanciato alcuni ministri europei, bisognerebbe finanziare gli aiuti con una tassa sulle transazioni di capitali. Un´idea più progressista? Una solenne idiozia, secondo Geithner: che ha buon gioco a ricordare ai suoi interlocutori europei lo stato già comatoso in cui si trovano le loro banche. Una delle ragioni per cui gli americani sono così allarmati, è che la loro Federal Reserve ha dovuto attivare negli ultimi tre giorni una ciambella di salvataggio speciale: un´apertura di credito in dollari a lungo termine nei confronti della Bce, perché quest´ultima possa a sua volta rifornire di biglietti verdi gli istituti di credito europei. Tale è la paura di crac bancari (soprattutto francesi) che a Wall Street era scattata la tacita regola "non si fa credito agli europei". Ora i banchieri centrali ci hanno messo una pezza. Ma la Casa Bianca è convinta che il problema di fondo non sia stato risolto: e cioè il rischio default di Stati membri dell´euro. Con quest´incognita, anche gli sforzi di Barack Obama per una manovra anti-recessione in casa sua sono indeboliti. E questo spiega l´intrusione del suo emissario all´Ecofin. A seminare più confusione di quanta non ce ne fosse già.