Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 19 Lunedì calendario

Tende in piazza, ritorno al passato - Le tende sono tornate. A Madrid, ad Atene, a Tel Aviv, a Santiago, e ora anche a Roma

Tende in piazza, ritorno al passato - Le tende sono tornate. A Madrid, ad Atene, a Tel Aviv, a Santiago, e ora anche a Roma. In effetti non erano mai sparite del tutto, perché nel corso degli anni passati, durante le proteste o i presidi davanti a fabbriche, scuole, o altri luoghi del conflitto sociale o politico, c’era quasi sempre una tenda. Si trattava di tende grandi con veranda. Ora le tende che vengono erette nelle piazze dagli indignati, da studenti e da precari, sono piccole tende da campeggio, quelle che si vedono negli accampamenti improvvisati lungo le spiagge, oppure nei luoghi montani. Tende autoportanti che si aprono, e stanno in piedi, con un semplice gesto delle mani; piccole capanne di nylon che insieme formano accampamenti più o meno vasti. Le tende rimontano all’infanzia dell’umanità; sono la struttura abitativa basilare dei popoli nomadi. La parola viene dal latino: «tenda», ovvero «tela tesa». La loro efficacia dipende dalla trasportabilità e dalla facilità di montaggio e smontaggio. Le tende sono state anche un oggetto militare, e in parte lo sono ancora oggi; gli eserciti romani marciavano con tende appresso. Molti di coloro che si muovono per diporto usano questa casa trasportabile. Nel mondo attuale sono rimasti solo tre grandi gruppi umani che le utilizzano: i nomadi mongoli e turchi; il nomadismo arabo sempre più esiguo negli altopiani afghani e iraniani; e l’intero Sahara, il Sahel e le zone semidesertiche dell’Africa orientale. Un residuo dei grandi popoli migratori e nomadi che hanno occupato una parte saliente della storia dell’umanità, e che sono quasi scomparsi. Tuttavia gli accampamenti dei nuovi nomadi che abitano le piazze delle città europee non discendono da queste etnie. Ne formano una a parte. Forse gli antenati più diretti dei ragazzi e delle ragazze vanno cercati nei popoli neolitici, periodo in cui la tenda ha avuto, secondo gli archeologi, la sua massima diffusione. Le attuali tendine di materiale sintetico non somigliano certo a quelle in tessuto animale dei primitivi, né i supporti di fibra che le reggono sono assimilabili ai legni del passato. Tuttavia un rapporto c’è. Nonostante tutto il nostro progresso, stiamo regredendo verso il Neolitico: nella vita sociale e politica siamo a cavallo tra l’anno zero e l’anno uno. Per questo la tenda si adatta perfettamente ai nostri tempi.