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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

Il braccio di ferro è sul gas Nicosia trivella in mare insieme agli israeliani - Fra Israele e Turchia spunta una «mina cipriota»

Il braccio di ferro è sul gas Nicosia trivella in mare insieme agli israeliani - Fra Israele e Turchia spunta una «mina cipriota». Le relazioni già esasperate fra i due ex alleati sono adesso messe ad una nuova prova per l’imminente inizio al largo di Cipro di prospezioni per lo sfruttamento, in sintonia con Israele, di un immenso giacimento di gas naturale. Navi da guerra ed aerei delle Turchia hanno ieri seguito molto da vicino i preparativi ciprioti mentre il capo della diplomazia di Ankara, Ahmet Davutoglou, ha già affermato che questa iniziativa «rappresenta una provocazione» anche perché, a suo avviso, ignora i diritti della Repubblica di Cipro Nord, che peraltro è riconosciuta solo dalla Turchia. Nelle ultime settimane - in una catena di reazioni legate al sanguinoso abbordaggio della nave Marmara a largo di Gaza da parte di un commando israeliano nel 2010 - gli attacchi verbali e diplomatici sferrati dalla Turchia ad Israele sono bruscamente saliti di intensità: hanno incluso la espulsione dell’ambasciatore di Israele e anche l’aggiornamento nei radar turchi della definizione di «apparecchi nemici» per gli aerei israeliani. Adesso la Turchia alza il tono anche verso Cipro, colpevole di aver concordato con Israele l’utilizzazione delle riserve di gas e di non aver portato avanti i negoziati per la pacificazione dei due settori dell’isola. L’irritazione di Ankara è tale che se nel giugno 2012 Cipro assumesse la presidenza di turno dell’Ue, la Turchia potrebbe congelare le relazioni con Bruxelles. A Cipro gli avvertimenti turchi sono stati seguiti con attenzione. I dirigenti dell’isola - secondo la stampa locale - stanno soppesando l’opportunità di associarsi ad un accordo militare appena stretto da Israele e Grecia, allo scopo di contenere la politica sempre più preoccupante della Turchia. Anche Israele si è visto costretto ad esaminare da vicino le minacce del premier Recep Tayyp Erdogan di mantenere tre fregate e sette corvette nel Mediterraneo orientale «per garantire la libertà di navigazione» e per contrastare con determinazione le attività della marina militare israeliana. Secondo l’ammiraglio (in riserva) Amy Ayalon, ex comandante della marina di Israele, il suo Paese non ha alcuna intenzione di aprire il fuoco verso la marina turca ma al tempo stesso non può rinunciare alle attività di routine a largo di Creta e di Cipro. Quest’anno la marina israeliana è stata incaricata di proteggere due giacimenti di gas naturale scoperti nel 2009: si tratta di Leviathan e Tamar, rispettivamente a 81 e a 56 miglia marine a largo di Haifa. La distanza fra Israele e Cipro è di 260 miglia e i due Paesi hanno concordato le rispettive Zone Economiche Esclusive: 130 miglia ciascuno. A oltre 5.000 metri di profondità è stato localizzato quello che sembra essere il maggior giacimento scoperto nel mondo negli ultimi dieci anni. La sua estremità meridionale si spinge fino a Gaza. Il suo sfruttamento garantirebbe a Israele, nel prossimo futuro, non solo l’indipendenza energetica ma anche la possibilità di diventare un Paese esportatore. Ma Leviathan si trova non lontano dalle acque libanesi e gli Hezbollah hanno già minacciato attacchi e sabotaggi se «Israele osasse derubare il Libano delle sue ricchezze naturali»; la questione è passata all’esame dell’Onu. Adesso a questi avvertimenti si sono uniti quelli turchi e cresce così il rischio che a largo di Cipro si confrontino le marine militari di Israele e Grecia, da un lato, e quella della Turchia dall’altro. Tutti Paesi che rientrano nell’orbita degli Stati Uniti: i quali seguono lo sviluppo della crisi col fiato sospeso. Ieri intanto la piattaforma americana per le trivellazioni «Homer Ferrington», della compagnia Nobel Energy, ha concluso le sue operazioni di esplorazione nelle acque israeliane ed è stata posizionata in quelle cipriote, in una località chiamata Afrodite.