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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

Ecco il pianeta di “Guerre stellari”, ha due Soli Guerra a «Guerre stellari». Perdonate l’ingorgo lessicale, ma questo è quanto

Ecco il pianeta di “Guerre stellari”, ha due Soli Guerra a «Guerre stellari». Perdonate l’ingorgo lessicale, ma questo è quanto. I fans del film icona di George Lucas ce l’hanno proprio con il creatore della saga, perché continua a cambiarla ogni volta che rilascia una nuova versione. Lui si giustifica, dicendo che le tecnologie gli consentono finalmente di realizzare ciò che aveva sempre avuto in testa, ma i seguaci della Forza non abboccano. Secondo loro il film, a questo punto, appartiene al pubblico che ha sancito il suo successo e ne ha fatto un fenomeno mondiale. Come dire che Dante, se tornasse in vita, non avrebbe più la facoltà di mettere mano alla «Divina Commedia» e far parlare Virgilio con Padre Pio. Il problema, quindi, diventa molto più grande di un film che ha già dimensioni stellari, e tocca al cuore il dilemma della creatività e della proprietà intellettuale nell’era digitale. La ragione dell’ultima lite tra i fans e Lucas è presto spiegata. Il regista ha deciso di pubblicare una nuova copia della sua saga nella versione «Blu-ray home video», e fin qui niente di male. Nel processo di aggiornamento tecnologico, però, ha ritoccato l’originale. Tra i peccati imperdonabili che ha commesso, c’è quello di aver dato voce a Darth Vader, nel momento forse decisivo dell’intera storia: quando l’ex cattivo si redime, sollevando il diabolico Imperatore che cerca di uccidere suo figlio Luke per lanciarlo nel vuoto verso la morte. Nella versione originale Darth Vader compiva in silenzio questo atto eroico, che portava anche al sacrificio personale della propria vita. In quella nuova, il cattivo in fase di redenzione urla un chiaro «No», mentre riscopre il suo lato buono e salva Luke. Appena gli amanti di «Guerre stellari» hanno saputo di questo nuovo ritocco, si sono armati contro Lucas. Lo hanno accusato di revisionismo e di voler distruggere la versione originale dell’opera. Il regista, infatti, possiede tutti i diritti del film, e non consente di vedere la prima edizione o riprodurla con nuove tecnologie. I fans sospettano che voglia arrivare all’estinzione dell’originale, perché poco alla volta non sarà più visibile con la vecchia tecnologia, ma non sarà riprodotto nemmeno con la nuova. Quindi si sono attrezzati con un sito dedicato al problema, Savestarwars. com, mentre nel 2010 è uscito addirittura un documentario, «The People vs. George Lucas», che fa il processo al regista. Lui replica che un autore ha il diritto di ritoccare la propria opera come e quando vuole, e a chi esagera risponde così: «È solo un film. Cercate di crescere». Il problema non è così semplice, e Will Gompertz della Bbc ha scomodato le teorie di Marcel Duchamp per spiegare perché «Guerre stellari» dovrebbe essere lasciato ai fans. «Consideriamo - diceva l’artista francese - i due poli della creazione artistica: da una parte c’è l’artista, e dall’altra lo spettatore, che in seguito diventa la posterità». È vero che l’opera nasce nella testa di chi la concepisce, ma molti geni hanno sostenuto di aver ricevuto l’ispirazione dall’esterno e quindi di aver semplicemente svolto la funzione del medium. Una volta resa pubblica, poi, l’opera diventa arte solo se gli spettatori la riconoscono come tale: a Shakespeare non sarebbe bastato urlare dalla Torre di Londra che Amleto era un capolavoro per convincere il mondo che aveva ragione. Ma una volta che il pubblico decreta lo status di opera d’arte a qualsiasi prodotto del genio umano, quel prodotto comincia una vita propria di cui l’autore non è più padrone. Dunque continuare a ritoccarlo, e soprattutto impedire agli spettatori di accedere all’originale, significa violare le leggi della creazione artistica. Nel 1988, del resto, lo stesso Lucas aveva dichiarato che colorare i film in bianco e nero sarebbe stato un delitto. Anche la versione del regista, però, ha una sua logica, se la liberiamo dalla macchia dei possibili interessi personali. La tecnologia moderna non ha cambiato il processo della creazione artistica? Non è diventata una parte stessa di questo processo? E se Dante, usando un computer, avesse scelto di scrivere una «Divina Commedia» lunga il doppio, noi posteri avremmo avuto il diritto di tagliargli le mani?