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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

A chi fanno gola i fili elettrici - È senza corrente elettrica dal 4 luglio, ma la bolletta l’Enel gliel’ha recapitata lo stesso

A chi fanno gola i fili elettrici - È senza corrente elettrica dal 4 luglio, ma la bolletta l’Enel gliel’ha recapitata lo stesso. Lo racconta Nicola Gorgo­glione, 64 anni, titolare di un’azienda zootecnica in contra­da Posta La Via a 20 km da Foggia. Ben 712,31 euro da pagare su un consumo presunto perché il si­gnor Gorgoglione al pari di centi­naia di aziende della Capitanata è vittima dei cosiddetti furti di ra­me. Un fenomeno che in un anno ha messo in ginocchio il settore agricolo e zootecnico della provin­cia di Foggia, uno dei più floridi d’Italia. In cosa consiste il furto? Nelle razzìe di fili elettrici per rica­vare il rame e rivenderlo. Un busi­ness di almeno quattro milioni di euro all’anno solo in Capitanata, una delle zone più colpite. A dirlo la Prefettura di Foggia: nel perio­do gennaio- 15 luglio 2011, 298 fur­ti hanno smantellato 277 km di ca­vi e depredato circa 259 tonnella­te di rame. E se la Prefettura di Bari indica in Puglia 1.919 furti l’anno scorso, pari al 16,61% dei casi na­zionali, nel primo semestre 2011 gli episodi sono già 1.466. Maglia nera sempre la Capitanata, dove, per l’Enel, si concentra l’80% dei furti di rame in Puglia, cioè il 30% del dato nazionale. Ottocento km di linee trafugate nel foggiano ne­gli ultimi due anni, circa 2 km al giorno, ma ormai manca poco ad arrivate a quota mille: incrocian­do i dati di Prefetture ed Enel, ad agosto i km giornalieri di fili rubati sono all’incirca 3. L’ennesimo caso nella notte del 7 settembre: 5 km di cavi razziati tra Lucera e Orta Nova, circa 48 ore dopo il tavolo sui furti di rame di Bari con il sottosegretario all’In­terno Alfredo Mantovano e orga­nizzato dall’Orsa (l’Osservatorio regionale dei reati nel settore agri­colo e agroalimentare), e circa die­ci ore prima dei lavori di un altro gruppo, l’indomani alla Prefettu­ra di Foggia. La posta in gioco è il rame, molto richiesto grazie al suo largo uso nell’industria. Le sue quotazioni sono di 8.800 dolla­ri circa a tonnellata (base 3 mesi), ma secondo gli analisti gli aumen­ti sono di circa il 15% rispetto al 2010. I furti di rame avvengono in tutta Italia, ma perché la Capitana­ta è così presa di mira? «Con i suoi quasi 7mila km quadrati - spiega Antonio Nunziante, Prefetto di Foggia - è la seconda provincia più vasta d’Italia con intere zone quasi disabitate e buie ideali per furti a catena». Gli assalti riguard­a­no anche Telecom che ha risolto il problema interrando i cavi, e Fer­rovie dello Stato ma con minore in­cidenza dell’Enel. Circa 60 i ladri arrestati. «Sono in prevalenza ru­meni, bulgari e albanesi - spiega Vincenzo Russo, Procuratore ca­po della Repubblica di Foggia - i basisti, invece, sono di sicuro ita­liani. In genere fanno sopralluo­ghi e lasciano alcuni segnali vici­no ai pali. Dopo qualche giorno entrano in azione». Catturare i ri­cettatori darebbe una svolta alle indagini. «I controlli nelle azien­de foggiane che raccolgono metal­li usati non hanno dato risultati. Il rame rubato passa da Cerignola e San Severo, poi lo perdiamo.Stia­mo alla­rgando le indagini a Napo­li e verificando con l’Interpol i col­legamenti degli arrestati con i loro paesi di origine». Ma le manette non sono un deterrente. Precisa Russo: «Spesso sono incensurati, accusati di furto che è un reato di piccola entità per cui beneficiano della sospensione condizionale della pena». Il prefetto Nunzian­te, perciò, ha proposto «l’arresto ritardato» per pedinare i ladri e ri­salire ai mandanti. Proposta che per Russo «è attuabile nei limiti consentiti dalle norme». «Le indagini- continua- sono af­fidate al massimo a due magistrati per avere una visione unitaria: un pm è Dominga Petrilli, l’altro è in corso di individuazione». «Sono criminali specializzati - aggiunge Pietro Salcuni, presidente della Coldiretti di Foggia (15mila azien­de associate) - abili nel depredare cavi attraversati da 15mila volt senza rimetterci le penne». Come agiscono? «Lanciano una catena contro i fili mandandoli in corto, poi si arrampicano e con le cesoie tranciano i cavi. In basso gli altri complici li raccolgono, un lavoro che richiede alcune ore». Il ritar­do sia negli interventi ( «Le indagi­ni a vasto raggio sono partite solo da qualche mese» dice Russo) che nei ripristini è un altro dei protago­nisti di questa storia. Lo dice Salcu­ni che imputa all’Enel lentezze an­che di quattro mesi che danneg­giano le aziende. «Non ci sono tre­q­uattro mesi di attesa se siamo sta­ti allertati» risponde Alessandro Zerboni delle relazioni esterne dell’Enel. E Salcuni ribatte che in Capitanata ancora circa 150 azien­de attendono i ripristini da giugno e di queste almeno sei sono al bu­io da marzo. Su indicazione del­l’Orsa insediatasi l’11 giugno, so­no stati costituiti nelle sei provin­ce pugliesi altrettanti gruppi che vedono la collaborazione di forze dell’ordine, magistratura e asso­ciazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri). A Foggia, il Prefetto Nunziante ha creato due tavoli: «Il primo di ca­rattere investigativo a cui parteci­pa anche l’Enel fornendo suppor­to tecnico e informatico. L’altro, invece, con le associazioni e l’azienda elettrica si occupa dei ri­pristini ». Aggiunge Domenico Vozza, responsabile Security Enel: «Stiamo valutando anche di attuare un servizio di presidio e vi­deosorveglianza delle linee. Per scoraggiare i furti, nei riallacci usiamo cavi di alluminio». E que­sti due gruppi potrebbero fare da apripista a nuove soluzioni: «Il mi­nistero dell’Interno monìtora il piano- dice Nunziante- e potreb­be adottare la nostra formula per sottoscrivere in futuro un patto di legalità per la sicurezza nelle cam­pagne a livello nazionale». Difatti il 17 ottobre a Foggia ci sarà il sotto­segretario Mantovano. E qui arri­va la previsione: «Ritengo che in sei mesi avremo una consistente riduzione dei furti» sottolinea il Procuratore Russo. Intanto le raz­zìe continuano e c’è chi chiede l’intervento dell’esercito.