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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

Imelda Marcos La dittatrice diventa un’icona pop - Nelle Filippine per Imel­daM­arcosètempodiri­vincita: dopo essersi candidata per due vol­te alla presidenza della Repubblica col solo obiettivo di tornare dall’esi­lio, l’anno scorso è stata eletta plebi­scitariamente al Senato ( e anche i fi­gli Bong-Bong e Aimee sono stati eletti al Congresso)

Imelda Marcos La dittatrice diventa un’icona pop - Nelle Filippine per Imel­daM­arcosètempodiri­vincita: dopo essersi candidata per due vol­te alla presidenza della Repubblica col solo obiettivo di tornare dall’esi­lio, l’anno scorso è stata eletta plebi­scitariamente al Senato ( e anche i fi­gli Bong-Bong e Aimee sono stati eletti al Congresso). Recentemente ilportavocedell’esercitohaannun­ciato­chelasalmadiMarcossaràtra­slata nella «Sala degli eroi» del Mu­seo militare, appena restaurata. La notizia ha ovviamente suscitato po­lemiche e proteste di piazza, ma un sondaggio attendibile dice che più della metà della popolazione ap­prova questa decisione. Ma come mai questa nostalgia per il regime di Marcos, che era du­rato vent’anni (1965-86) e oggi ap­pare avvolto in un’aura di romanti­cismo? Probabilmente a causa del­l­’inarrestabile decadenza che ha portato il Paese a essere oggi uno dei più poveri e inquinati del Sud­est asiatico, mentre negli anni ’60-70 era tra i più avanzati e indu­strializzati della regione. Infatti, no­nostante la corruzione diffusa e l’americanizzazione forzata, il go­verno Marcos aveva dotato le Filip­pine di importanti infrastrutture per uno sviluppo basato su una poli­tica di bassi salari. La sua fu una dit­tatura solo negli ultimi nove anni; prima era un governo democratica­mente eletto con un largo consen­so. Nel 1977 promulgò la legge mar­ziale e il coprifuoco, tuttavia nessu­na pena di morte fu mai eseguita. Nella sua testa ciò doveva servire a prevenire sommosse comuniste che avrebbero rallentato il suo pro­getto­politico e ad avviare un singo­lare processo di democrazia parte­cipativa per imposizione. Nel frattempo, la first Lady Imel­da, oltre a collezionare migliaia di scarpe di lusso (in un Paese dove la maggioranza della gente ancora gi­rava scalza), coordinava una squa­dra di ladies in blue , dame dell’alta società di Manila dedite a opere di beneficenza e a campagne di propa­ganda politica; fondava personal­mente dispendiose istituzioni cul­turali( comeilFilmFestivaldiMani­la­o il Centro culturale delle Filippi­ne) che in un Paese del terzo mon­do erano percepite come insulti al­la miseria; collezionava opere d’ar­te ( oggi possiede anche dei Goya) e sentiva la vita mondana come un dovere: l’essere un modello di ele­ganza aveva per lei una funzione so­ciale. È così che tra i tardi anni ’70 i primi ’80,inizia a frequentare i club più esclusivi come Regine’s o lo Stu­dio 54 a New York e le discoteche trendy di altre capitali; fu questo aneddoto ad attirare l’attenzione di David Byrne, già leader dei Talking Heads: il suo doppio cd del 2010 He­re lies love è un concept album sulla vita di Imelda Marcos. Si tratta di un’operazione simile a quella che fece Madonna nel 1996 con il disco eilfilm Evita . I due personaggi infat­ti, Evita Perón e Imelda, hanno mol­to in comune: il glamour e la monda­nità, la beneficenza per un popolo affamato,la storia d’amore roman­tica col politico ambizioso, il pathos esibizionista («Voglio essere ricor­data come la madre di tutti i filippi­ni », ama ripetere l’ex first Lady ). Le 22 canzoni di Here lies love ( Qui gia­ce l’amore , che è la frase che Imelda vuole incisa sulla propria lapide) nelle intenzioni di Byrne vogliono essere una riflessione sulla teatrali­tà del potere, dove il personaggio Imelda racconta la propria vita dal suo punto di vista, dagli inizi come beauty Queen di provincia fino al di­sastro finale - la folla inferocita che saccheggia il palazzo del governo mentre i Marcos fuggono in esilio con l’aiuto dei marines americani. In una recente intervista con la BBC, l’oggi ottantaduenne Imelda Marcos si è detta «lusingata» del­l’opera con cui David Byrne le ha re­so omaggio. L’ex first Lady, per di­fendersi dalle continue polemiche e dai numerosi detrattori, rilascia in­terviste a spron battuto, ripetendo più o meno le stesse cose. Nel 1990 era stata processata a New York con decine di capi d’accusa:a sorpresa, alla fine è stata riconosciuta non col­pevole e da lì è iniziata la sua rimon­ta politica, culminata col trionfo elettorale dell’anno scorso e con la progressiva riabilitazione del mari­to. Difende a spada tratta il suo pas­sato e le sue scelte controverse: «Mio marito ha rimodellato il Pae­se, non usava il potere, semplice­mente lo sentiva dentro di sé»; «La bellezza non serve per sedurre, ma per nutrire, pren­dersi cura, essere materne»; «Io non sono avida, io ho collezionato la bel­lezza » (affermazio­ne che ha contribui­to a farla diventare anche un’icona gay, e non solo nel­le Filippine). L’accusa più ri­corrente nei suoi confronti è di aver strumentalizzato i poveri tramite la beneficenza- ma è ciò che in realtà fanno tutti i politici nelle Filippine, la beneficenza è l’elemento centra­le­della lotta politica in questa nazio­ne. I centri commerciali e le zone re­sidenziali di Manila sono più lus­suosi di quelli europei o americani, ma per il resto siamo nel tripudio del pauperismo, in una megalopoli mostruosamente sovrappopolata, inquinatissima e disseminata di ri­fiuti dove buona parte della popola­zione abita in baracche di lamiera, nelpiùestremodegradofisicoemo­rale. Chi emigra è un privilegiato che può comunque permettersi di acquistare un biglietto aereo (i tanti emigrati sono praticamente la pic­cola borghesia filippina). I poveri, ultimoanellodellacatenadelclien­telismo, essendo qui moltissimi co­stituiscono una formidabile massa di manovra che i politici si conten­dono come meglio possono. In tut­to ciò, pochi mesi fa Imelda è stata nominatapresidentedellacommis­sione parlamentare i­ncaricata di ve­rificare che si raggiunga nelle Filip­pine il traguardo dell’abolizione della povertà estrema entro il 2015. Praticamenteunamissioneimpos­sibile, ma ovviamente lei si dichiara ottimista. I tanti che si sono scandalizzati nell’assistere alla rivincita di Imel­da M­arcos dovrebbero serenamen­te accettare il fatto che viviamo nel­la società dello spettacolo, e che il pubblico ama l’artificio più che la verità.