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 2011  settembre 18 Domenica calendario

La Croce rossa sbugiarda i ribelli Gonfiato il numero delle vittime - Cinquantamila fantasmi, ma solo un migliaio di morti accerta­ti

La Croce rossa sbugiarda i ribelli Gonfiato il numero delle vittime - Cinquantamila fantasmi, ma solo un migliaio di morti accerta­ti. Sono le due facce della guerra ci­vile libica e dei suoi bilanci. Da una parte quelli diffusi dai ribelli basati su stime mai comprovate. Dall’altra quelli accertati da un Comitato della Croce Rossa Inter­nazionale (Icrc) abituato a fare i conti esclusivamente con cadave­ri in carne e ossa e con sparizioni comprovate da testimonianze di­mostrate. E così ecco servita la strabilian­te doppia verità di una guerra in cui le armi della propaganda e del­la disinformazione giocano un ruolo sostanziale. Mentre le auto­rità del Consiglio di Transizione Nazionale continuano ad attribui­re a Muammar Gheddafi e alle sue truppe l’uccisione di 50mila fra ci­vili, oppositori e ribelli, le organiz­z­azioni internazionali ridimensio­nano il tutto riducendo a qualche centinaio la cifra dei caduti e sti­mando in non più di un migliaio i dispersi. Dunque tra le nebbie del­la guerra libica vagano almeno 49 mila fantasmi. Da dove sono sal­­tati fuori, chi li ha evocati? La rispo­sta sta ancora una volta nel vec­chio adagio: «La prima vittima di ogni conflitto è la verità».Una veri­tà calpestata non solo quando si tratta di redigere bilanci, ma an­che quando si annunciano succes­si e imminenti vittorie. Lo dimo­stra l’umiliante batosta subita ve­nerdì dalle forze ribelli a Ban Wa­lid. Nonostante gli annunci d’im­minente vittoria dei giorni scorsi e il non trascurabile appoggio forni­to dalle forze speciali britanniche e dai bombardieri della Nato, i ri­belli si sono ritrovati costretti a un’umiliante ritirata.I lealisti non sono da meno. Il redivivo portavo­ce di Muammar Gheddafi Mous­sa Ibrahim, dopo aver ricordato che il Colonnello è ancora in Li­bia, usa la stessa generosa esagera­zione, per attribuire alle bombe della Nato il massacro di 2000 civi­li nella Sirte, 354 dei quali in un raid messo a segno giovedì notte. Per capire come sia nato il bilan­cio leggenda di 50mila morti biso­gna partire dalla questione fosse comuni. L’argomento è una «re­frain » su cui la propaganda ribelle insiste sin dallo scorso febbraio. A febbraio imperavano quelle sca­vate, a detta di Al Jazeera e delle forze ribelli, per nascondere le centinaia di vittime falciate duran­te le prime proteste nella capitale. Oggi il Consiglio di Transizione Nazionale insiste nell’annuncia­re come ineluttabile la scoperta delle fosse comuni con i resti di de­cine di migliaia di prigionieri eli­minati dai governativi prima di ab­bandonare Tripoli. La Croce Ros­sa conferma, fin qui, solo 13 rinve­nimenti per un totale di 125 cada­veri. Di questi, gli unici capaci di evocare gli orrori di Srebrenica o Katyn, sono la fossa con 34 corpi trovata nella regione occidentale dei monti Nafusah e i 53 cadaveri rinvenuti in un hangar abbando­nato nei pressi dell’aeroporto. In tutti gli altri casi parlare di sepol­tura di massa è decisamente svian­te. Secondo i dati dell’Icrc ciascu­no degli altri 11 siti conteneva me­no di dieci corpi e in alcuni casi uno o due soltanto. Eppure i ribel­li non demordono. Il nuovo mini­stro della Sanità Naji Barakat, pur ridimensionando i 50mila morti denunciati fin qualche giorno fa dal Consiglio di Transizione, avva­lora la stima di 25mila o 30mila vit­time. Una cifra confermata dal suo sottoposto Mohammed Al Ghawzi, responsabile di un cosid­detto «Comitato dei morti» a cui spetta la ricerca e la catalogazione dei dispersi. Peccato però che an­che il lavoro di quel comitato si ba­si su un’assunzione mai provata. Quando i ribelli aprirono le carce­ri della capitale trovarono solo 9mila prigionieri contro i 30mila stimati. Da allora è convinzione comune che i 21mila mancanti sia­no stati massacrati dalle truppe del regime. Nessuno però ha tro­vato un registro capace di confer­mare la cifra di 30mila detenuti. E nessuno ha mai contato i prigio­ni­eri usciti dalle celle o raccolto te­stimonianze sull’eliminazione dei prigionieri. Così tra le nebbie della guerra vagano 49mila fanta­smi. Indispensabili per la leggen­da, ma ingombranti e assai imba­razzanti per i bilanci ufficiali.