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 2011  settembre 17 Sabato calendario

Per sentire 100mila telefonate non sarebbero bastati 5 anni - Centomila? Qualcuno ha una vaga idea di che cosa siano 100

Per sentire 100mila telefonate non sarebbero bastati 5 anni - Centomila? Qualcuno ha una vaga idea di che cosa siano 100.000 intercettazioni? Anzi, «ol­tre 100.000 conversazioni telefoni­che e ambientali», così riferiva una nota ufficiale della Procura di Bari,diramata giovedì mattina dal­­l’Ansa, «effettuate fino all’estate del 2009 nell’ambito della vasta in­chiesta che riguarda Gianpaolo Tarantini e che ha portato all’aper­tura di vari filoni d’indagine, tra i quali quello riguardante le escort». Secondo l’onorevole Osvaldo Napoli, vicecapogruppo del Pdl al­la Camera, l’immane attività au­diofonica che punta a incastrare il premier Silvio Berlusconi sarebbe costata ai contribuenti circa 450 milioni di euro, quasi il doppio di quanto lo Stato incasserà dal pre­lievo fiscale del 3 per cento dispo­sto con l’ultima manovra sui reddi­ti superiori ai 300.000 euro. Non è tutto. Soffermiamoci a considera­re anche i tempi richiesti per l’ascolto di oltre 100.000 conversa­zioni, tralasciando quelli per la lo­ro trascrizione. Vediamo. Quanto può durare mediamente una telefonata? Mi ha stupito che il giornalista Valter Lavitola, uno degli indagati, riu­scisse a trattenere all’apparecchio il capo del governo,in tutt’altre fac­cende affaccendato, per 5 minuti e 19 secondi. Come lo so? M’è ba­stato cronometrare una di queste conversazioni, che da ieri è fraudo­lentemente offerta all’ascolto di chiunque sul sito della Repubbli­ca . Ora immagino che l’imprendi­tore Tarantini, ansioso d’impetra­re favori a dritta e a manca, avesse bisogno di molto più tempo per convincere i suoi interlocutori. Inoltre i pubblici ministeri puglie­si hanno intercettato anche con­ver­sazioni ambientali ed è risapu­to come in case e uffici si chiacchie­ri molto più liberamente e molto più a lungo. Infine si consideri il fat­to che la gente del Sud non è di bre­vità tacitiana nell’esprimersi. Ec­co, allora facciamo conto (per di­fetto) che le intercettazioni deposi­tate agli atti abbiano una durata media di 5 minuti l’una,insomma che siano di 19 secondi più corte ri­spetto a quella del direttore del­l’ Avanti! resa di pubblico domi­nio, la quale con i convenevoli del centralinista e della segretaria di Berlusconi, Marinella Brambilla, in realtà dura quasi 6 minuti. E del resto che cosa mai potrebbe emer­gere altrimenti d’interessante, per gli investigatori, da una seque­la di monosillabi? Bene. Dando per buoni i 5 minu­ti ciascuna, la durata complessiva delle intercettazioni ordinate dal­la Procura di Bari si aggirerebbe sui 500.000 minuti, cioè 8.333 ore, cioè 347 giorni. Quanto impiega un pubblico ministero ad ascoltare una simile mole di conversazioni? Se lavoras­se 24 ore su 24, per l’intera settima­na, senza mai staccare neppure per mangiare, dormire e andare in bagno, ci metterebbe appunto po­co meno di un anno. Qualcuno obietterà: mica deve ascoltarle tut­te, gli basta la lettura dei brogliac­ci. Quando così fosse, male, malis­simo. Se io conducessi un’inchie­sta, vorrei vagliare in prima perso­na tutto quello c­he i poliziotti o i fi­nanzieri hanno intercettato con le loro diavolerie elettroniche e con le cimici occultate nelle stanze, vorrei sentire l’intonazione,capta­re le esitazioni nella voce, decifra­re le parole incomprensibili, di­stinguere le affermazioni equivo­che. Qualcun altro ribatterà: al­l’esame delle intercettazioni sa­ranno stati preposti più pubblici ministeri. Così non pare. Infatti nella nota ufficiale che la Procura ha affidato all’Ansa si precisa che, per quanto riguarda il filone escort, la sola pm Eugenia Pontas­suglia, diligentemente, «ha prov­veduto, tra l’altro,ad ascoltare e se­lezionare, tra tutte le innumerevo­­li conversazioni intercettate, quel­le ritenute rilevanti ai fini dell’ac­cusa ». Notare bene: «tra l’altro». Quindi significa che, nel contem­po, è stata impegnata in diverse at­tività d’indagine. E qui comincio a non raccapez­zarmi più. Eh sì, perché da una re­lazione del Consiglio superiore della magistratura scopro che, per quanto riguarda il monte ore di la­voro annuo della categoria, «si può convenire su una media di 6 ore giornaliere per un totale di 260 giorni lavorativi l’anno», cosicché «il totale del monte ore lavorativo l’anno è pari a 1.560». Ne consegue che, anche am­mes­so per assurdo che la Pm di Ba­ri negli ultimi tempi si fosse dedica­ta esclusivamente all’ascolto del­le ipotetiche 8.333 ore di registra­zione, ciò avrebbe richiesto 5 anni e 88 giorni di lavoro. Piccolo pro­blema: le prime intercettazioni sui rapporti intrattenuti da Gianpaolo Tarantini e Patrizia D’Addario col premier «sono co­minciate a fine 2008» (fonte: An­sa). Perciò i 5 anni e 88 giorni di ascolto avrebbero dovuto conclu­dersi nel 2013 o 2014. Come la met­tiamo? Non basta: «Fino a tutto il set­tembre 2009 », si legge ancora nel­la nota che la Procura ha consegna­to all’agenzia di stampa, «non ri­sultavano trascritte, e alcune nean­che ascoltate, le oltre 100.000 con­v­ersazioni telefoniche e ambienta­li effettuate fino all’estate di quel­l’anno ». E qui salta tutta la tempi­stica, non ci si capisce più nulla. Anche supponendo che la dura­ta media delle intercettazioni sia più breve, 3 minuti per esempio, sarebbero occorsi circa 3 anni e 2 mesi per ascoltarle tutte, sempre calcolando 6 ore di lavoro quoti­diano di un Pm inchiodato a fare quello e soltanto quello. I conti non tornano comunque. Ignoro se l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore del presidente del Consiglio, abbia diritto a farsi consegnare le bobine delle oltre 100.000 intercettazioni, se non al­t­ro per sincerarsi che quanto è sta­to attribuito al suo assistito nelle trascrizioni corrisponda effettiva­mente a quanto è stato detto. In tal caso, buon lavoro. Se rinunciasse oggi stesso a tutti i suoi impegni, anche parlamentari, per dedicar­si solo a questa incombenza, bene che vada potrebbe riemergere dal­la full immersion sonora nel 2016, più probabilmente agli inizi del 2017. Resta in ascolto , come canta Laura Pausini. L’importante è non restarci secchi.