Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 18/9/2011, 18 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 18 SETTEMBRE 1905
Fascino, magnetismo e quell’aura di bisessualità, perfetta per alimentare il mito della sua ambiguità. Nata il 18 settembre 1905, Greta Garbo era diventata “la divina” poco dopo il suo ingresso a Hollywood, plasmata dal regista Mauritz Stiller, il pigmalione che trasformerà la ventenne ragazza un po’ goffa venuta da Stoccolma, figlia di uno spazzino alcolista e di una lavandaia, in “femme fatale” aristocratica, dall’erotismo misterioso. Dea del cinema muto, Greta irrompe nel gioco hollywoodiano da ammaliatrice perversa o da eroina infelice, per approdare ai grandi ruoli del sonoro. Spia e traditrice in Mata Hari, cortigiana di lusso in Marguerite Gautier, adultera disperata in Anna Karenina. I suoi cachet sono da capogiro, la popolarità planetaria. Tra amori gay e passioni fatali, la sua leggenda si nutre anche del suo scontroso riserbo, un unicum nella Hollywood delle vamp in vetrina perenne. Irrequieta, insoddisfatta, a 36 anni, allo zenith del suo fulgore divistico, Greta romperà lo specchio, si autoeclisserà per sempre dal mondo del cinema. Senza mai più ritorno sulle scene. “…la mia fortuna era fondata sulla mia giovinezza...” dirà “…sono invecchiata in fretta... succede in America”.