Alessandra Pieracci,, La Stampa 19/9/2011, 19 settembre 2011
Anziani soli che hanno diritto di vivere nel miglior modo possible ma non hanno risorse né risparmi per pagarsi un’assistenza o garantirsi comunque una situazione di serenità e ormai non possono più contare sugli aiuti pubblici, sul fondo di solidarietà prosciugato
Anziani soli che hanno diritto di vivere nel miglior modo possible ma non hanno risorse né risparmi per pagarsi un’assistenza o garantirsi comunque una situazione di serenità e ormai non possono più contare sugli aiuti pubblici, sul fondo di solidarietà prosciugato. Anziani senza reddito ma con un appartamento di proprietà, spesso diventato un onere per l’impossibilità di far fronte a spese straordinarie di mantenimento o adeguamento. In una situazione drammatica del welfare, lo Spi, il Sindacato pensionati della Cgil Liguria, ha avuto un’idea, immediatamente condivisa dagli assessorati regionale e comunale: creare una regìa pubblica, sotto forma di un’agenzia, per aiutare le persone in difficoltà, spesso non autosufficienti, a vendere la nuda proprietà della loro casa, senza cadere vittime di un mercato aggressivo ad alto rischio. Tre donne, il segretario regionale ligure dello Spi (ex segretario generale Cgil), Anna Giacobbe, e gli assessori Lorena Rambaudi (Regione) e Roberta Papi (Comune) stanno lavorando per coinvolgere le Fondazioni presenti sul territorio ligure, gli istituti di credito, oltre alla Caritas e alle realtà di volontariato. Si parte sostanzialmente dal dato di fatto che in Liguria la cessione di alloggi come nuda proprietà, ovvero con la possibilità di usufruirne sino alla morte da parte del venditore, rappresenta oltre il 7% dell’intero mercato immobiliare, contro la media nazionale del 5,3. Dato destinato a crescere in un contesto sociale caratterizzato dal 27% della popolazione costituito da ultresessatacinquenni, molti dei quali vivono soli in appartamenti grandi in zone in cui la richiesta di case è alta. La spinta sarà data anche dal fatto che 3300 non autosufficienti con reddito tra i 10 mila e i 20 mila euro l’anno hanno visto cancellato da marzo il contributo di 280 euro al mese. «Vogliamo trasformare il patrimonio immobiliare in un reddito per migliorare e allungare la vita: le statistiche confermano che i poveri muoiono prima - dice Anna Giacobbe -. Il risparmio consolidato, perchè il risparmio corrente non esiste, diventa spendibile e crea lavoro, a cominciare dalle assunzioni di badanti». Due le strade per monetizzare la casa: la vendita e il vitalizio ipotecario. «Nel primo caso - spiega il presidente dello Spi - potrebbero entrare in campo le Fondazioni che hanno necessità di patrimonializzare, nel secondo le banche». Un percorso diverso, più difficile, è quello di far incontrare anziani soli proprietari di casa senza reddito con pensionati senza famiglia che hanno un reddito ma non la casa, per organizzare una eventuale convivenza. Lo ha già sperimentato, in alcuni appartamenti del centro storico, la Comunità di Sant’Egidio. Insomma, «un aiuto pubblico a essere più indipendente dallo stesso servizio pubblico». Per concretizzare la creazione di un’agenzia, o comunque di una regìa pubblica in grado di aiutare come un «tutor» l’anziano in difficoltà e difenderlo dalle aggressioni del mercato, c’è «Over to over» progetto che la Liguria, come annuncia Lorena Rambaudi, ha presentato insieme con Toscana e Corsica per ottenere finanziamenti Ue, in tema con «l’anno dell’invecchiamento attivo», il 2012. «L’anziano in difficoltà, vendendo la propria casa alle condizioni migliori, potrà continuare a viverci e a vivere bene». Se ne parlerà stamattina, presso la Biblioteca Berio, nel convegno organizzato dallo Spi «Difendere e innovare il sistema di welfare: nuove iniziative a sostegno degli anziani in Liguria».