Varie, 19 settembre 2011
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Novoselov Konstantin
• Nizhny Tagil (Russia) 23 agosto 1974. Fisico. Premio Nobel 2010 • «In un momento in cui va di moda il 3D, il premio Nobel della fisica è andato ai realizzatori del primo materiale in 2D. Andre Geim e Konstantin Novoselov hanno di fatto tagliato una dimensione al carbonio: quella dello spessore. Il loro foglio è talmente sottile che ne occorrerebbero 3 milioni per raggiungere l’altezza di un millimetro. Il “materiale delle meraviglie” (come lo chiama Geim) è stato battezzato grafene, gli atomi di carbonio disposti uno accanto all’altro a forma di esagono ne sono i mattoni di base. È leggero, forte (100 volte oltre il più robusto degli acciai), trasparente, flessibile e capace di condurre elettricità. Per questo si candida a sostituire il silicio nei transistor dei computer e promette schermi sottili e pieghevoli da indossare come vestiti. “Il grafene è la plastica del futuro. Difficile immaginare tutte le possibili applicazioni” ha spiegato Geim al comitato Nobel, che da Stoccolma gli ha telefonato a sorpresa per annunciargli la vittoria. Il suo collega, Novoselov [...] è uno dei più giovani premiati. I padri del grafene sono entrambi nati in Russia, ma hanno fatto la loro scoperta all’università di Manchester partendo da un pezzetto di grafite preso da una matita e una striscia di nastro adesivo. L’esistenza del grafene era stata teorizzata già nel 1947, ma nessuno pensava di poter isolare il materiale in laboratorio. Rendendo progressivamente più sottili dei fogli di grafite, Geim e Novoselov hanno ottenuto alla fine uno strato dello spessore di un unico atomo. Il loro risultato, pubblicato su Science a ottobre del 2004, li ha catapultati verso il Nobel e ha fatto esplodere all’improvviso un nuovo settore della ricerca. Le applicazioni da allora hanno toccato i campi più vari: informatica (i primi esperimenti promettono chip più veloci e miniaturizzati rispetto al silicio), chimica (le molecole di gas velenosi, di inquinanti o di esplosivi restano impigliate nella struttura ad alveare del grafene, permettendo la costruzione di sensori) e la genetica, velocizzando alcune analisi del Dna. In un esempio fatto dal comitato dei Nobel, il grafene permetterebbe di costruire un’amaca capace di reggere il peso di un gatto (4 chili), ma pesante solo quanto il suo baffo (0,77 milligrammi). [...]» (Elena Dusi, “la Repubblica” 6/10/2010) • Vedi anche: Barbara Gallavotti, “La Stampa” 6/10/2010; Giovanni Caprara, “Corriere della Sera” 6/10/2010; Piergiorgio Odifreddi, “la Repubblica” 19/9/2011.