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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

INTERNET, CONTRORDINE C’È SPAZIO PER TUTTI

Gli indirizzi di Internet sono oltre quattro miliardi nel mondo, ma sono già esauriti. Parola di Iana (Internet assigned numbers authority), l’autorità mondiale che coordina l’assegnazione degli indirizzi sulla Rete. La notizia sarebbe destinata a provocare uno sconquasso nel virtuale e complicato mondo del web, con probabili ripercussioni anche sulle già appiattite Borse mondiali. Invece no.
A parte qualche rincorsa alle aste che si sono aperte su Internet (Microsoft ha appena acquistato oltre 600 mila indirizzi per quasi 8 milioni di dollari), i mercati e gli utenti non si sono fatti prendere dal panico. Il motivo? Semplice: è stata scoperta una nuova miniera d’indirizzi che, tra breve, porterà la quantità totale a un numero illimitato e inimmaginabile a 29 cifre, circa 50 quadriliardi, come dire 50 miliardi di miliardi di miliardi: praticamente, illimitata.
La scoperta ignorata
A dire la verità, la miniera virtuale di Internet è stata scoperta da più di dieci anni, ma soltanto il 4-5 % dei siti finora l’ha sfruttata e adesso è scattata la corsa per recuperare l’indirizzo perduto. Si chiama iPv6 ed è un nuovo protocollo che sta sostituendo l’ormai vecchio e affollato iPv4.
«Il nuovo protocollo di fatto assegna un indirizzo ad ogni dispositivo presente in Rete — spiega Marco Sommani, responsabile della Pianificazione Rete al Cnr di Pisa e di Registro.it, l’autorità italiana che assegna i domini con l’estensione italiana — e, avendo un numero altissimo di probabilità, rende gli indirizzi praticamente infiniti».
Secondo gli esperti il 2012 sarà l’anno dell’iPv6. All’iniziò, quando s’iniziò a parlare di possibile esaurimento degli indirizzi Internet, in molti pensarono a uno scherzo. Poi, dopo i ripetuti avvertimenti delle autorità mondiali e l’annuncio ufficiale di Iana, gli scettici si sono dovuti ricredere e hanno iniziato ad aggiornare siti e indirizzi al nuovo protocollo.
«I vantaggi dell’iPv6 non sono soltanto di quantità, ma soprattutto di qualità — spiega ancora Sommani —. Il nuovo protocollo, per esempio, garantisce un migliore collegamento esterno ai computer di casa o di ufficio: dunque potrà semplificare e facilitare il telelavoro. L’iPv4 consente collegamenti simili, ma complica le sessioni anche per motivi di sicurezza».
Sulla sicurezza ci sono però diverse interpretazioni.
C’è chi ritiene che l’iPv6 sarà migliore del fratello minore e chi invece prevede qualche problema. Con il nuovo protocollo, infatti, ogni dispositivo riceverà un indirizzo univoco, dunque potrà essere individuato in Rete con meno problemi rispetto a quelli di oggi.
Un esempio? Chi oggi si collega a un hotspot gratuito senza richieste di registrazione, usa l’indirizzo del router dell’hotspot e, se commette un reato, può non essere identificato.
Con il nuovo standard, invece, ogni oggetto nel cyberspazio avrà un indirizzo e dunque un nome. Non è un caso che l’iPv6 è stato ribattezzato anche l’«Internet delle cose».
I rischi
Altri esperti del web però mettono in guardia da facili ottimismi. Senza particolari accorgimenti per la protezione dei dati, si rischia di finire nella rete degli «acchiappa indirizzi» ed essere sommersi, nella migliori delle ipotesi, da spam e software spazzatura di ogni natura. Ed essere spiati a vita dai pirati che popolano la Rete, anche se i più importanti provider si stanno già attrezzando con sistemi software capaci di garantire sicurezza e privacy e debellare le intrusioni più devastanti.
In questo momento, soltanto il 4% dei siti può essere raggiunto tramite il nuovo protocollo, ma da due mesi (l’8 giugno è stata la giornata mondiale dedicata all’iPv6) si registra un grande fermento, con molte richieste. L’aggiornamento sarà graduale e non dovrebbe comportare alcun problema agli utenti, anche perché per molto tempo i siti funzioneranno con entrambi i protocolli.
Intanto un’altra novità arriva a Registro.it, l’autorità nazionale che assegna i domini gestita dal Cnr e che ha sede a Pisa. È stato deciso a livello mondiale che potranno essere impiegati nei nomi degli indirizzi caratteri più complessi, usati da altri alfabeti.
Si allargherà in questo modo la possibilità di associare a un indirizzo un nome, ma allo stesso tempo si potrebbero creare problemi di comprensione sul già complicato World Wide Web, spesso una Torre di Babele dei bit.