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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

LE QUATTRO COLONNE DELLA DANIMARCA, UN APPARENTE MONDO ALLA ROVESCIA

Il mondo alla rovescia è un fondamentale saggio di Christopher Hill su idee e movimenti rivoluzionari nell’Inghilterra del ’600. Se fosse ancora vivo, lo storico marxista britannico potrebbe forse dedicare una seconda parte alla Danimarca odierna. Che, vista dall’Italia contemporanea, pare davvero un universo sottosopra.
Per cominciare, il nuovo primo ministro sarà una donna di 44 anni, Helle Thorning-Schmidt, che ha vinto le elezioni di giovedì scorso. Socialista senza se e senza ma, non disdegna tacchi a spillo e borse griffate, tanto da guadagnarsi il nomignolo di Gucci-Helle. Per governare, la Thorning-Schmidt dovrà tuttavia formare una coalizione, e i due partiti con cui ha avviato le trattative sono entrambi guidati da donne. I social-liberali hanno a capo Margrethe Vestager, 43 anni, ex ministro dell’Istruzione e pure madre di tre figli, che conduce la sua formazione dal 2007, cioè da quando aveva meno di 40 anni. Ma la supera ampiamente l’altra prossima partner di governo di Helle, Johanne Schmidt-Nielsen, leader della sinistra radicale, che di anni ne ha solo 27. A questo trio femminile di lotta e di governo va aggiunto poi il capo di Stato, ossia la regina Margherita II, il cui marito Henrik è semplice principe consorte.
Insomma, le figure maschili e geriatriche a noi così vicine sono del tutto scomparse dalla foto di gruppo del vertice politico danese. E in fin dei conti mette un po’ di malinconia dover scrivere queste notazioni, andando a caccia di esotici esempi nordeuropei per potersi specchiare meglio. Nessuno, d’altra parte, fa la lista degli uomini nei governi stranieri.
Anni fa, durante una trasferta americana, una tosta socialista di Copenaghen regalò a noi beoti mediterranei un libriccino di «Guida ai danesi» per meglio comprendere gli strani costumi della sua terra. La ringrazio ancora. E la speranza che resta è che in un futuro magari non troppo lontano la Danimarca sia solo un Paese come gli altri.
Luigi Ippolito