Sergio Romano, Corriere della Sera 18/9/2011, 18 settembre 2011
LETTERE
A proposito dell’uso del tu, del lei e del voi, lei scrive. Le ricordo che proprio sul Corriere lo scrittore Bruno Cicognani prese pubblicamente posizione a favore dell’abolizione del lei.
Miriam Bossi, Varese
Cara Signora,
Quando pubblicò sul Corriere un lungo articolo intitolato «Abolizione del "lei"», Bruno Cicognani aveva 59 anni ed era uno dei più noti scrittori toscani dell’epoca. Era stato dapprima impiegato delle Ferrovie dello Stato, poi avvocato, ma aveva sempre coltivato la letteratura e si era fatto conoscere per un libro apparso nel 1917 presso La Voce (la rivista fondata da Giuseppe Prezzolini), intitolato «6 storielle di nòvo conio». Il suo stile narrativo fu una combinazione di suggestioni dannunziane e realismo toscano con qualche eco futurista. Non so se alcuni dei suoi molti romanzi e racconti vengano ancora occasionalmente ristampati, ma posso dirle che l’editore fiorentino Vallecchi pubblicò fra il 1955 e il 1963 una edizione completa delle sue opere in otto volumi. Morì nel 1971 all’età di 92 anni.
A una prima lettura l’articolo pubblicato dal Corriere il 15 gennaio 1938 (qualche giorno prima della circolare con cui il partito nazionale fascista impose il voi all’intero Paese) può sembrare un omaggio nazionalista all’Italia «imperiale» di Benito Mussolini, scritto forse d’intesa con il ministero della Cultura popolare. Ma l’odio di Cicognani per il lei è genuino e, tutto sommato, bene argomentato. L’autore ricorda anzitutto una definizione settecentesca di Giuseppe Baretti (uno degli «assurdi più solenni che siano mai stati ghiribizzati») e continua scrivendo che dare del lei significa «indirizzarsi non alla persona alla quale si parla, alla persona reale, corporea, vivente, ma a un’entità astratta della quale l’individuo concreto sarebbe l’incarnazione (…) cosicché volendo domandare a uno come sta, non gli si domanda come sta di salute lui, creatura vivente e vera, ma come sta di salute la signoria di lui, cioè quella creazione figurata e immaginaria, fantastica e vana che viene invece a formare di per se stessa un soggetto, anzi il vero soggetto, di femminile natura. Il che è quanto di più balordo e barocco si possa immaginare». Non basta. La natura femminile del lei crea confusioni sessuali. Occorre dire, parlando a un uomo, «caro lei» o «cara lei»?, «è lei persuaso» o «è lei persuasa»? Cicognani conclude la sua polemica contro il lei dicendosi convinto che questo barocchismo abbia avuto l’effetto di ritardare e inceppare, nella storia della letteratura italiana, quelle forme d’arte — la novella, il romanzo, il teatro — «che attingono alla linfa schietta della vita».
Continuo a pensare che il voi, per l’uso di ogni giorno, sia oggi troppo gelido e formale, ma devo confessare che agli argomenti di Cicognani non è facile dare una risposta convincente.