Francesca Basso, Corriere della Sera 18/9/2011, 18 settembre 2011
DAL NOSTRO INVIATO
AGORDO (Belluno) — «Emozioni così non si possono esprimere». Leonardo Del Vecchio festeggia i 50 anni della Luxottica là dove tutto è cominciato nel 1961, ad Agordo: «Ricordo quando sono arrivato la prima volta in Lambretta. Non pensavo che avrei raggiunto questi risultati».
Mille tra dipendenti, grandi clienti e fornitori provenienti da Nord America, Cina, Messico, Australia e Sud Africa si sono riuniti intorno al cuore della multinazionale. Per loro un concerto di Ennio Morricone e la proiezione di un cortometraggio su Luxottica di Gabriele Salvatores. La scelta di Del Vecchio è coerente con il suo modo di concepire l’azienda. Come ha sottolineato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Un modello per le relazioni industriali, un’azienda dove si assiste alla condivisione, delle fatiche ma anche dei risultati». Il riferimento è alle iniziative a favore dei dipendenti, dall’assistenza sanitaria integrativa al recente premio in azioni per gli operai.
Lo spirito di Luxottica lo ha ricordato l’amministratore delegato Andrea Guerra, alla guida del gruppo dal 2004, quando Del Vecchio decise di fare un passo indietro: «La nostra è un’azienda imprenditoriale che compie 50 anni in un’unica generazione, il nostro fondatore è ancora il nostro azionista di riferimento oltre che presidente. Noi facciamo occhiali. Li abbiamo trasformati da oggetto funzionale a creativo, associandoli ai marchi della moda». Tra le tappe fondamentali del gruppo Guerra ha indicato la quotazione alla Borsa di New York nel 1990: «Quello era il posto dove tutti ci potevano conoscere e riconoscere». Del resto, il 60% del fatturato proviene proprio dagli Stati Uniti. Infatti solo il 4% arriva dal mercato domestico, mentre il 60% della produzione è concentrata in Italia. Guerra ha poi elencato le parole chiave del gruppo, leader mondiale nel settore con un modello di business verticalmente integrato, dal design ai negozi: «Imprenditorialità (abbiamo sempre fatto occhiali), semplicità, personificata da Del Vecchio e passione, ovvero Luigi Francavilla», il vicepresidente che affiancò il patron di Luxottica nel 1968 come capo officina.
Leonardo Del Vecchio ha saputo trasformare una fabbrica con 40 operai in un impero da 62 mila dipendenti con stabilimenti in Italia, Stati Uniti, Cina e India, 7 mila negozi nel mondo e un fatturato da 5,8 miliardi di euro. Tra i marchi figurano Ray-Ban, Persol e Oakley.
La storia comincia con lui «ragazzo di bottega in un’azienda specializzata in medaglie e marchi di metallo di giorno e di sera studente all’Accademia di Brera - come ha ricordato il presidente del gruppo - per imparare a disegnare e incidere». Poi la nascita dell’azienda, che produceva stampi e componenti per occhiali. La svolta arrivò tre anni dopo con la prima collezione firmata Luxottica: il «sogno» di Del Vecchio. «Erano dieci montature fatte a mano - racconta Francavilla -. Le finimmo alle quattro del mattino e poi Del Vecchio partì per la fiera del Mido a Milano, dove avevamo uno stand piccolino. In tre giorni cambiammo i prezzi tre volte, aumentandoli, tanto era il successo». E i traguardi sono stati continui. L’obiettivo del futuro è «conquistare 2 miliardi di consumatori potenziali - spiega Guerra -. Finora ne abbiamo servito un miliardo. Per un gruppo come il nostro, che ha mercati in tutto il mondo, non c’è la crisi. Nel primo semestre abbiamo registrato un +11% di fatturato. Ora vogliamo lanciare una "Luxottica domestica" nei grandi Paesi emergenti, Cina, India, Turchia, Messico e Brasile».
Francesca Basso