Matteo Persivale, Corriere della Sera 18/9/2011, 18 settembre 2011
Nel film Cane di paglia del 1971 un giovanissimo Dustin Hoffman interpreta un matematico timido e occhialuto che si trasferisce in Cornovaglia con la bella e giovane moglie: reagirà allo stupro della consorte e all’invasione della sua casa da parte di un gruppo di energumeni locali scatenando una carneficina tanto sconvolgente che fece bandire la pellicola dal Regno Unito
Nel film Cane di paglia del 1971 un giovanissimo Dustin Hoffman interpreta un matematico timido e occhialuto che si trasferisce in Cornovaglia con la bella e giovane moglie: reagirà allo stupro della consorte e all’invasione della sua casa da parte di un gruppo di energumeni locali scatenando una carneficina tanto sconvolgente che fece bandire la pellicola dal Regno Unito. Quarant’anni dopo, da quel film è stato tratto un remake uscito l’altro ieri negli Stati Uniti (in Italia arriverà il 2 dicembre), ma questa volta il protagonista è uno sceneggiatore di Hollywood, intellettuale, timido e progressista che si trasferisce in Mississippi, nel profondo Sud, con la moglie attrice originaria di quei luoghi. Il massacro finale è invariato, ma le vittime questa volta sono i sudisti di destra che amano il football, la musica country e la caccia: insomma il problema è, come si sono accorti subito molti critici, che se l’originale diretto da Sam Peckinpah predicava una forma particolarmente nichilista di machismo e misantropia (l’imbranato che diventa uomo vero grazie alla violenza purificatrice, «arte fascista» secondo Pauline Kael allora critico del New Yorker) questo remake rappresenta una spiacevole forma di vendetta dei liberal verso l’unica categoria etnica e sociale liberamente insultabile negli Usa della correttezza politica: i bianchi conservatori del Sud (roccaforte politica repubblicana). «Questo film — ha scritto il Boston Globe, non esattamente un organo della destra — dà la sensazione di essere sottoposti a waterboarding (la tortura dell’acqua, ndr) fuori da un evento del Comitato nazionale democratico». L’Orlando Sentinel si lamenta della scelta di realizzare un film «costruito intorno a stereotipi di sudisti ignoranti e al senso di superiorità dei liberal delle grandi città», riassumendone la trama come «liberal intellettuali contro buzzurri del Tea Party armati fino ai denti». Se la critica più frequente che i liberal delusi lanciano contro Obama è quella di essere troppo debole e pronto al compromesso, ecco un nuovo eroe liberal che invece di scendere a patti imbraccia il fucile e tende trappole per orsi in una terrificante orgia di violenza. L’occhialuto protagonista del nuovo Cane di paglia (interpretato da James Marsden, un ex fotomodello nel ruolo che fu di Hoffman: Hollywood è cambiata) ha studiato a Harvard, non capisce nulla di football e cerca di pagare con la carta di credito anche nei peggiori stamberghe del Mississippi. E diventa uomo — finalmente rispettato dalla moglie che prima invece si presentava provocatoriamente seminuda davanti agli estranei: il maschilismo di base resiste ai decenni, inalterato anche nel remake — massacrando gli ex giocatori di football/stupratori che gli stavano aggiustando il tetto del fienile. Il regista del remake, Rod Lurie, scopre le carte ambientando il film in una cittadina di fantasia chiamata «Blackwater» proprio come l’agenzia di sicurezza privata (che nel frattempo ha cambiato nome) alla quale l’amministrazione Bush fece avere ricchissimi appalti tra Iraq e New Orleans ai tempi di Katrina. Dove tutti — anche la polizia — si fermano per guardare il football, sono religiosi («Sei troppo superiore a tutto per credere in Dio», si fanno beffe del protagonista immancabilmente laico), vanno a caccia nei boschi (senza elicottero come Sarah Palin, ma l’ethos è quello) e sono ovviamente razzisti. Stereotipi comici ma normali in un clima politico deteriorato come quello dell’America politica del 2011: spaccata da una parte tra i progressisti delusi da Obama e dall’altra dagli ultrà del Tea Party che acclamano con ovazioni da stadio, come è successo a un recente dibattito tv, il numero di esecuzioni portate a compimento dal governatore del Texas Rick Perry (234) o incitano sempre in diretta tv uno dei candidati alle primarie presidenziali, l’anziano medico Ron Paul, a lasciar morire i malati privi di assicurazione. Matteo Persivale