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 2011  settembre 19 Lunedì calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 19 SETTEMBRE 2011

Oggi Umberto Bossi compie 70 anni. Venerdì, alle sorgenti del Po, è parso incoronare come suo successore alla guida della Lega il figlio Renzo detto “Trota”, 23 anni compiuti l’8 settembre, avuto dalla seconda moglie Manuela Marrone. Proprio la settimana scorsa, la signora Bossi è stata oggetto di un articolo di “Panorama” dal titolo “Lady B, imperatrice della Padania”, autrice Cristina Giudici, firma del Foglio, tra le «più apprezzate scrittrici di cose di Lega» (Marco Cremonesi). [1] Paola Setti; «“La verità è che più l’Umberto invecchia, più la moglie lo influenza” rimbalzavano le voci, rigorosamente anonime. Raccontano di quella sfuriata che lei avrebbe fatto al marito una sera di agosto: “Devi sbatterli fuori tutti! Tutti! A cominciare da Maroni! E poi Fontana e Tosi e anche Giorgetti! Ti stanno tradendo!”». [2]

Secondo Giudici, Lady B sta combattendo una guerra contro i maroniani ribelli e dissidenti che non le perdonano di trattare il partito come un bene di famiglia. Rodolfo Sala: «Un bene “da destinare al Trota”». [3] Citando anonimi amministratori padani, Giudici decrive Lady B come «un’abile burattinaia che preferisce muovere i fili della politica, stando dietro il palcoscenico mentre il sipario si alza sul marito» e la definisce «anima nera del partito». [4] Da quando, l’11 marzo 2004, Bossi fu colpito da ictus cerebrale, la moglie sarebbe insomma diventata la zarina del Carroccio. La Stampa: «(Giudici) ricorda che è la Marrone a volere affiancare al marito Rosi Mauro, “la badante”. Così come sarebbe sua la decisione di far diventare Marco Reguzzoni capogruppo dei deputati». [5]

«C’è perfino chi insinua il dubbio malevolo che potrebbe essere la mano di Manuela dietro il sito web Velina verde, che offre polpette avvelenate per diminuire il consenso di Maroni» ha scritto Giudici. [4] Giorgio Dell’Arti: «Si presenta come “Pagina di informazione per tornare alle origini della Lega Nord. A quella dura e pura di Bossi”. Insinua che Maroni, alleandosi con l’avvocato varesino Andrea Mascetti, ha fatto entrare la massoneria nella Lega». [6] Quanto a Renzo, avrebbe alimentato le beghe nel Carroccio per il semplice fatto di esser stato eletto consigliere regionale in Lombardia («operazione Trota»). [4] L’“incoronazione” di venerdì avrebbe avuto due obiettivi. Cremonesi: «Primo: proteggere Renzo ricordando a tutti che sarà il nuovo leader. Secondo: proprio perché futuro “capo” designato, è inutile che tutti i delfini si affannino, lo scettro ha comunque già un erede». [7]

Bossi ha definito l’articolo della Giudici «una cosa da stronzi». Roberto Calderoli ha parlato di «gratuita carognata». Reguzzoni ha annunciato querele. [7] Qualcuno è arrivato a parlare di «Metodo Boffo». [8] La Stampa: «“Illazioni che fanno fare solo una brutta figura a chi le ha pubblicate” per il capogruppo al Senato Federico Bricolo. “Fango allo stato puro” aggiunge il suo vice Lorenzo Bodega. Mentre per il governatore piemontese Roberto Cota si tratta di “una cosa ignobile e vergognosa”. La sintesi perfetta è nelle parole di Matteo Salvini: “Berlusconi ha esaurito il suo mandato”». [5] Ugo Magri: «Bossi crede che a ordinare il ritrattino della moglie “matrona, patrona e un po’ terrona” sia stato l’editore del newsmagazine, tal Berlusconi Silvio. Il quale fa tanto l’amico e poi, sotto sotto, manda i sicari a colpirlo negli affetti più profondi...». [9]

“Panorama” ha fatto un’inchiesta senza chiedere il permesso, Berlusconi «non c’entra un fico» convergono tutte le fonti interne mondadoriane. Magri: «Il premier ha perfino diffuso una nota costernata per scagionarsi agli occhi dell’alleato. Tutto inutile, però. Con il passare delle ore l’ira di Bossi cresce anziché sbollire, come si è ben colto dai discorsi esagitati di venerdì. Qualcuno poi è corso a sussurrargli nell’orecchio che Berlusconi ha stretto un patto segreto con Maroni per farlo fuori, addirittura gli hanno fornito la data presunta in cui fu stipulato l’accordo, il 30 maggio scorso durante una visita di Stato a Bucarest. Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno si chiusero in una stanza, vi restarono un’ora a quattr’occhi e da quel giorno Bobo iniziò ad alzare la cresta dentro il partito. Che strano». [9]

In verità fino a giovedì il “cerchio magico” capeggiato da Manuela Bossi era considerato l’ala più “berlusconiana” del partito, in contrapposizione ai maroniani. [5] Il caso “Panorama” ha rimescolato le carte a tutto vantaggio del “re”. Elisabetta Reguitti: «Il “re” è Reguzzoni, del cerchio magico ed eterna spina nel fianco di Roberto Maroni». [10] Reguzzoni potrebbe diventare il prossimo segretario nazionale della Lega Lombarda Lega Nord, carica affidata nel 2002 a Giancarlo Giorgetti. «Nemico giurato del cerchio magico», secondo Giudici il segretario avrebbe cercato un confronto con Lady B: «Con lei, non con il capo. “Stanno cercando un accordo? Forse Bossi sta veramente male? Cosa stiamo aspettando? Che ci facciano fuori tutti?” si interrogano sgomenti i quadri del partito, a Varese, che guardano all’imminente sfida del congresso provinciale». [4]

Oltre che a Varese, ci sarà battaglia anche a Brescia, città nella quale si è già consumata la faida per l’elezione del Trota. Reguitti: «Il messaggio a Umberto Bossi è arrivato. Sbagliare è umano, ma perseverare sarebbe diabolico, quindi il figlio Renzo non può essere candidato anche alla segreteria provinciale della Lega di Brescia. Dalla Val Camonica, terra del fido Davide Caparini e Monica Rizzi (per la verità caduta in disgrazia dopo la vicenda della maga consulente e della sua laurea truffaldina) le truppe cammellate si stanno preparando ad aprire la campagna elettorale del candidato eccellente Renzo; ma questa volta sarà molto difficile convincere la corrente del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi (duro e puro amico di Maroni e Giorgetti) che scalpita per diventare segretario e abbandonare il confronto con Mattia Capitano (cerchio magico)». [10]

In Veneto il braccio di ferro coinvolge il sindaco di Verona Flavio Tosi (fedelissimo di Maroni) e il segretario regionale Gian Paolo Gobbo (fedelissimo di Bossi). [10] La settimana scorsa girava voce che il consiglio federale della Lega fosse pronto ad esaminare la proposta di espulsione di Tosi, colpevole di aver auspicato in un’intervista un passo indietro di Berlusconi. Rodolfo Sala: «Tosi non è nuovo a queste uscite, il passo indietro del premier aveva cominciato a invocarlo dopo la sconfitta subita dal centrodestra alle ultime amministrative. Da quel momento è stata un’escalation di veleni contro il sindaco di Verona, che insieme a quello di Varese Attilio Fontana, anche lui maroniano, guida la protesta dei primi cittadini leghisti contro la manovra. Roberto Calderoli li aveva già avvertiti: i nostri sindaci non devono parlare di politica nazionale. E la Lega “di famiglia”, a cominciare dalla moglie di Bossi, era intervenuta per chiedere una decisa messa in riga dei “dissidenti”. Magari con l’espulsione». [11]

La settimana scorsa il consiglio federale del Carroccio ha vietato ai propri sindaci la partecipazione alle manifestazioni dell’Anci (l’Associazione dei Comuni) contro la manovra, posizione definita dai critici “brezneviana”. [12] Attilio Fontana, “borgomastro” di Varese, dopo aver capeggiato la rivolta ha ceduto e si è dimesso dalla presidenza di Anci Lombardia: «Volendo proseguire il mio impegno politico amministrativo verso obiettivi in cui credo, mi sono trovato mio malgrado di fronte a un bivio, e ho scelto di non partecipare alla protesta». [13] «I sindaci padani si inchinano a Bossi. Una lezione al Pdl su cos’è un partito» ha titolato Libero. [14] Nonostante il dietrofront, Fontana è diventato l’incarnazione vivente della vera spaccatura che attraversa la Lega Nord. [10]

La Lega non è divisa solo in maroniani e cerchio magico. Claudio Del Frate: «La faglia più netta divide i sindaci del Carroccio (che ci mettono la faccia davanti ai cittadini) e il gruppo dirigente nazionale che dopo aver promesso federalismo e premi alle amministrazioni virtuose deve imporre tagli e rigore centralista». [15] Nella Lega “fratelli coltelli”, uno scontro tira l’altro. Elisabetta Reguitti: «Il fatto più recente è quello del salvagente che proprio gli onorevoli leghisti hanno lanciato dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere a Marco Milanese. Un segnale che rimbalza da Montecitorio a via Bellerio perché il significato è chiaro: Umberto Bossi (il cerchio magico) ha vinto la sua battaglia contro Roberto Maroni (e i suoi dissidenti al Senatùr e alla manovra)». [10]

Maroni, che già controlla il gruppo parlamentare di Montecitorio a Roma, si prepara a vincere i congressi “padani” della Lega. Francesco Verderami: «Sempre utilizzando la tattica del doppio registro, mentre sul territorio gestisce le pulsioni della base — soprattutto il settore giovanile — che invoca la rottura dal Cavaliere e inneggia alla “Padania libera”, a Roma tesse la tela delle relazioni con il vasto mondo dell’area moderata, compreso quel “democristianone” di Casini. Sfuggente, è diventato inafferrabile, anche per Bossi, che venerdì l’ha di fatto scomunicato, indicando Calderoli come suo legato a Roma». [16] Secondo alcuni leghisti, Calderoli è in realtà un “Giano bifronte”: in prima linea in difesa di Manuela Bossi, strizza l’occhio anche ai maroniani. Setti: «Che gioco fa Calderoli? “Non lo so”, rispondono tutti. Per capire bisognerà aspettare i congressi locali, a ottobre. Sarà un autunno afoso». [17]

Note: [1] Marco Cremonesi, Corriere della Sera 17/9; Cristina Giudici, Panorama 21/9; [2] Paola Setti, Il Giornale 16/9; [3] Rodolfo Sala, la Repubblica 16/9; [4] Cristina Giudici, Panorama 21/9; [5] m. bre., La Stampa 16/9; [6] Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 17/9; [7] Marco Cremonesi, Corriere della Sera 17/9; [8] Il Sole 24 Ore 16/9; [9] Ugo Magri, La Stampa 17/9; [10] Elisabetta Reguitti, il Fatto Quotidiano 16/9; [11] Rodolfo Sala, la Repubblica 13/9; [12] Marco Cremonesi, Corriere della Sera 13/9; [13] Marco Cremonesi, Corriere della Sera 15/9; [14] Libero 15/9; [15] Claudio Del Frate, Corriere della Sera 14/9; [16] Francesco Verderami, Corriere della Sera 17/9; [17] Paola Setti, Il Giornale 17/9.