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 2011  settembre 17 Sabato calendario

ROMA —

«Potrei prendermi un anno sabbatico considerato il successo del mio ultimo libro che mi tiene impegnata e la mia nuova rubrica su Io Donna ma per tigna andrò in onda. Non so ancora dove e quando, ma andremo in onda». Serena Dandini, il «giorno dopo», sceglie il mezzo più diretto, una conferenza stampa nella sede di Fandango Incontro in via dei Prefetti, spazio multimediale della casa editrice e di produzione che realizzava «Parla con me» per Raitre. Dove andrà? «Vedremo, vedremo. Oltre a La7 c’è anche Sky. E c’è la scelta fatta da Santoro». Che infatti è tra il pubblico, con Sandro Ruotolo. Ancora Dandini: «Al massimo andremo in piazza, i Comuni italiani si sono già detti pronti a ospitarci. Oppure faremo delle puntate per il cinema. Insomma, da ora si studia».
Ma l’incontro con la stampa serve al gruppo Dandini per «fare il punto» con i vertici Rai. Sostiene la conduttrice: «Al direttore generale Lorenza Lei avevo creduto, non capisco cosa sia successo. Comunque è molto più brava di Masi, infatti sta facendo tutto quello che Masi non è riuscito a fare». E ancora: «Non vogliamo fare i martiri ma oggi potevamo essere in onda da un’altra parte. Non avrebbero dovuto tenerci fermi fino all’ultimo. Ci avevano chiesto di apportare delle modifiche al format e il primo agosto le modifiche erano sul tavolo del direttore generale. Ci hanno detto "vi facciamo sapere in 48 ore", ma siamo invece stati bloccati per un mese e mezzo. Non devo essere per forza in onda, ma perché non dircelo prima e usare la diffamazione? In quanto al format, l’ho inventato io, è solo questo divano rosso, e ho chiesto il permesso ad Almodóvar...».
Aggiunge Andrea Salerno, autore di Dandini e direttore editoriale di Fandango: «Come ha detto Serena, in passato abbiamo regalato il format alla Rai... Ma non è immaginabile un "David Letterman show" senza Letterman, "Che tempo che fa" senza Fabio Fazio. I format dei talk show sono impersonificati dal conduttore, lo dicono le regole della tv». Ma la Rai è sempre pronta a regalare sorprese. E così ieri pomeriggio, sul tavolo dei consiglieri di amministrazione Rai e dello stesso presidente Paolo Garimberti è arrivata una lettera di Pippo Baudo che si dichiara pronto a presentare un progetto di lavoro in tempi rapidissimi per riempire quel buco di palinsesto «tenendo presenti le caratteristiche di Raitre e della fascia oraria», ovvero un talk-show di intrattenimento.
Alla Dandini replica duramente tutta l’area del centrodestra. A partire dal consigliere Antonio Verro, Pdl: «Sono indignato dall’interpretazione politica del nostro voto, io non sono il killer di nessuno e ho sempre pensato che il pluralismo si ottenga aggiungendo voci e non sottraendole. Macché censura, macché politica. Ma qui c’è un volgare conto da analizzare, una brutale questione di soldi. "Parla con me" costa ben 32.775 euro a puntata per 111 puntate solo per la produzione Fandango, poi bisogna aggiungere i costi di rete e di produzione, in tutto quasi 70 mila euro. Cioè 7 milioni di euro l’anno a fronte di un ricavo pubblicitario accertato di due milioni e mezzo. Rientrando in una produzione Rai, i costi si sarebbero abbattuti. Lo abbiamo proposto a Dandini che ha categoricamente rifiutato di separarsi dai suoi quattordici autori più tre collaboratori ai testi. Questa è la verità». In area centrodestra Rai circola anche uno schema in cui si paragona il compenso a puntata di Serena Dandini (5.700 euro, 8,5% di share su Raitre) con quello di Carlo Conti (6.500, 20% su Raiuno) e di Antonella Clerici (5.500, 20% su Raiuno). Alessio Butti, membro della Vigilanza Rai, Pdl: «Ogni puntata costa 70 mila euro, mentre una seconda serata di Raiuno esattamente la metà. "Parla con me" vanta 14 autori, un grande impiego di risorse intellettuali e creative, per ascolti a una sola cifra».
Paolo Conti