Matteo Persivale, Corriere della Sera 17/9/2011, 17 settembre 2011
Per ripensare un capo come l’abito maschile, sostanzialmente invariato negli ultimi 80-90 anni, ci vogliono scelte radicali
Per ripensare un capo come l’abito maschile, sostanzialmente invariato negli ultimi 80-90 anni, ci vogliono scelte radicali. Così ha fatto Umberto Angeloni, amministratore delegato di Brioni fino al 2006 e dal gennaio 2009 amministratore delegato della Caruso. Il suo nuovo progetto, Uman, che ha appena compiuto due anni, è incentrato su una constatazione: «Le taglie tradizionali da uomo — 46, 48, 50 e così via — nascono da misure prese ai tempi della seconda guerra mondiale, quando gli uomini erano molto diversi. Si cerca ancora di vestire gli uomini del terzo millennio seguendo le linee del corpo dei loro nonni». Angeloni ha ingaggiato la Alvanon, società di Hong Kong che ha realizzato scansioni digitali dei corpi di mezzo milione di uomini raccogliendo anche i loro dati anagrafici, le professioni, i titoli di studio e il reddito: un campione statistico che ha permesso a Uman di stabilire nuove taglie maschili, dalla 1 alla 8, molto più «ravvicinate» dei 4 centimetri che separano quelle tradizionali. Abiti disponibili in un colore solo: blu, come blu sono le cravatte (le camicie: bianche, in un unico pezzo di tessuto senza carré, cioè la parte tra il collo e la base delle spalle). Un piccolo marchio «lifestyle» con sette punti vendita nel mondo, nove libri (editi da Skira) per spiegare l’ispirazione dei capi, quindici giacche diverse più o meno strutturate (con riferimenti a quelle da equitazione, ai kimono, alle uniformi militari, ai giacconi da boscaiolo). Matteo Persivale