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 2011  settembre 17 Sabato calendario

MILANO —

Ricordate Axel Weber? L’uomo che doveva diventare presidente della Bce adesso osserva l’avvitarsi della crisi dell’euro dall’America. Da quando si è dimesso dalla Bundesbank in polemica con le scelte della Banca centrale europea, Weber insegna all’Università di Chicago e non si sottrae quando una banca di Wall Street gli chiede consigli. L’ex banchiere centrale illustra (in privato) i benefici dell’euro per la Germania e i costi dei salvataggi dei Paesi in crisi.
Da dimissionario, Weber fa ciò che i leader tedeschi sembrano riluttanti a fare quando sono in carica: spiegare quanto l’euro serva al loro Paese e quanto costi mantenere un tale beneficio. Per assicurare il futuro della moneta occorre in effetti un fondo che possa finanziare i Paesi e le banche in difficoltà. Ma ancora di più, serve che i contribuenti — specie quelli della Germania — capiscano perché ha senso mettere a rischio il proprio denaro in nome dei salvataggi.
Per alcuni, fra i quali il segretario al Tesoro americano Tim Geithner, che ieri era all’Ecofin in Polonia, la risposta è chiara. Uno studio della banca berlinese KfW stima che la moneta unica porti all’economia tedesca circa 30 miliardi in più ogni dodici mesi: oltre un punto di crescita supplementare tutti gli anni. Senza euro, secondo KfW, il Pil della Repubblica federale sarebbe stato più piccolo di 50 o 60 miliardi solo nel 2010 e nel 2011.
Lo studio del KfW non ha ricevuto grande attenzione in Germania dato che i politici e gli economisti più ascoltati ne parlano poco. Hans-Werner Sinn, il capo dell’istituto Ifo, giorni fa ha addirittura scritto su Handelsblatt che il ritiro della Germania dall’euro sarebbe conveniente e anche fattibile — secondo lui — senza troppe difficoltà.
Eppure i benefici dell’euro per i tedeschi sono evidenti: nei primi dieci anni di moneta unica, fino allo stop dell’economia globale con il crac di Lehman, le esportazioni del Made in Germany sono esplose. Dai dati Eurostat risultano salite dell’88% verso la Spagna, del 60% verso l’Italia e la Francia, del 90% verso l’Irlanda: non potendo più svalutare, questi Paesi hanno comprato sempre più prodotti tedeschi spesso con fondi prestati dalle stesse banche tedesche. La colossale esposizione verso l’Irlanda o la Spagna degli istituti regolati dalla Bundesbank si spiega così.
In Germania se ne parla, appunto, pochissimo. E in fondo proprio è questo tabù a spiegare perché Geithner ieri abbia voluto partecipare all’Ecofin di Wroclaw. Il segretario al Tesoro Usa capisce che i tedeschi non sono disposti a pagare ancora di più per difendere l’euro, dal momento che i loro leader non ne riconoscono i vantaggi. Ma, secondo Geithner, la situazione attuale rischia di diventare comunque pericolosa. L’Efsf, il fondo salvataggi dell’area euro, è troppo piccolo per funzionare così com’è: la sua dotazione massima di 440 miliardi è sufficiente per gli aiuti già promessi all’Irlanda, al Portogallo, per il secondo pacchetto della Grecia e forse in parte — dovesse servire — anche per la Spagna. Ma non può bastare per le nuove funzioni indicate due mesi fa dai leader europei: comprare (sul mercato e all’emissione) titoli di Stato anche di Paesi grandi come l’Italia, o ricapitalizzare le banche in crisi. I soldi sono già finiti prima che il nuovo Efsf sia varato eppure non si può chiedere ai contribuenti tedeschi di metterne di più, perché a loro non è mai stato spiegato che senso ha. Con i ministri finanziari europei Geithner ha dunque parlato di alcune proposte per far funzionare l’Efsf senza allargarlo. L’idea che piace di più al Tesoro americano è di trasformare l’Efsf in una banca e viene per l’appunto da due economisti tedeschi: Thomas Mayer di Deutsche Bank e Daniel Gros del Ceps di Bruxelles. Il capitale della banca sarebbero i 440 miliardi di bond emessi con la garanzia dai Paesi europei e l’Efsf potrebbe prendere prestiti dalla Bce. In questo modo il fondo moltiplicherebbe di molte volte la sua forza di fuoco, appunto come una banca che ha un bilancio molto più vasto del suo capitale. In alternativa, il fondo potrebbe garantire solo il primo 20% di perdite sui bond dei Paesi in difficoltà, ma già questa prospettiva sarebbe in grado di riportare compratori sui Btp italiani. Il messaggio di Geithner è che insomma le strade non mancano. Se lui è volato da Washington a Wroclaw, è perché spera ancora che prima o poi gli europei ne imboccheranno una.
Federico Fubini