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 2011  settembre 17 Sabato calendario

Londra, la metà dei genitori vuole gli scappellotti a scuola - (+ box) A saccheggiare i negozi, durante i tumulti del mese scorso, c’erano i giovani quando non i giovanissimi; nelle gang di quartiere si è «soldati» fatti e finiti già verso i 12 anni; David Cameron parla apertamente di «Gran Bretagna malata» e ripete che trovare una cura è in cima alla lista delle cose da fare

Londra, la metà dei genitori vuole gli scappellotti a scuola - (+ box) A saccheggiare i negozi, durante i tumulti del mese scorso, c’erano i giovani quando non i giovanissimi; nelle gang di quartiere si è «soldati» fatti e finiti già verso i 12 anni; David Cameron parla apertamente di «Gran Bretagna malata» e ripete che trovare una cura è in cima alla lista delle cose da fare. La parola disciplina, così démodé, è improvvisamente tornata in voga. E allora forse non sorprenderà che il 49% dei genitori del Regno Unito si sia detto favorevole a riportare in auge le punizioni corporali a scuola. Visti i risultati dell’innovazione, par di capire, meglio correre tra le braccia della buona vecchia tradizione di vittoriana memoria. E pazienza se in una mano tiene la verga di legno. Il sondaggio - che ha immediatamente suscitato un feroce dibattito - è stato condotto da YouGov per il Times Educational Supplement su un campione di 2000 genitori e 530 ragazzi della scuola secondaria. Qui scatta la seconda sorpresa. Persino tra gli studenti, infatti, c’è un bel 19% favorevole al ritorno del «caning», ovvero le bacchettate. Stessa cosa per lo «smacking» (lo scappellotto). Per quasi la metà dei genitori dovrebbe essere reintrodotto come metodo per mettere in riga i più indisciplinati. Va da sé che, a questo punto, misure più soft ma sempre comunque arsenale della vecchia scuola - sospensioni, l’espulsione, l’isolamento e il metodo di far scrivere al Bart Simpson di turno righe su righe relative al suo cattivo comportamento sfondano una porta aperta: tre quarti delle mamme e dei papà del Regno Unito ne chiedono il ritorno. Il punto è che l’85% dei genitori crede che gli insegnanti non vengano rispettati abbastanza dai ragazzi e che, ai loro tempi, la disciplina nelle classi fosse molto più severa. Il comportamento sempre più selvaggio nelle scuole è ad ogni modo un tema che sta naturalmente a cuore anche agli insegnanti. «Se manca l’ordine un insegnante giovane e senza esperienza rischia di diventare vittima dei bulli e lasciare la professione», dice al «Daily Telegraph» Sir Michael Wilshaw, preside della Mossbourne Community Academy di Hackney. «Qualcosa come un quarto dei professori abbandona nei primi anni: è una tragica perdita di talenti». «Il problema è che l’autorità degli adulti è in crisi in molte scuole», ha commentato il ministro dell’Istruzione Michael Gove. Da qui al ritorno della verga ci corre però parecchio. «Non c’è nessuna intenzione di tornare alle punizioni corporali», ha precisato un portavoce del ministero. «Stiamo rafforzando il potere d’intervento dei professori e così la loro autorità». Il che significa permettere agli insegnanti di poter immobilizzare i ragazzi violenti e perquisirli se ritengono che abbiano addosso oggetti vietati. La verità però è che, sulle bacchettate, il Paese è sempre stato diviso a metà, incerto se guardare avanti o voltare lo sguardo. Furono infatti abolite nel 1986 quando la mozione passò alla Camera dei Comuni per un voto soltanto. Quello di Margaret Thatcher (era a pranzo con Nancy Reagan) arrivò in ritardo in aula e questo le impedì di schierarsi contro. Il bando riguardava però solo le scuole pubbliche. In realtà anche gli istituti privati come Eton - dove fino al 1970 il ragazzo punito doveva abbassarsi pantaloni e mutande si adeguarono presto (la linea Piave durò per soli tre anni). La Corte europea dei Diritti Umani era d’altra parte già intervenuta sulla questione, riducendo di molto il rigore alla Dickens di alcuni presidi. E a ragione. Una vecchia inchiesta dello Stopp - la società degli insegnanti contrari alle punizioni corporali - rivelò infatti che all’inizio degli Anni Ottanta veniva «bacchettato» un bambino ogni venti secondi. MATTIA BERNARDO BAGNOLI *** I BEATI ANNI DEL CASTIGO - Ah, beati giorni della scuola! Io ho studiato e insegnato negli ultimi anni dei colpi di canna. Sono stato percosso per la prima volta quando avevo 11 anni per una trasgressione che non ricordo e da allora lo sono stato regolarmente finché, a 17 anni, non mi sottrassi ai colpi del direttore del collegio per il crimine di aver parlato a una ragazza. Minacciai di restituirgli ogni colpo e per questo venni espulso. Il mio amico Ian, sindaco di Cambridge e professore di matematica, ricorda di essere stato battuto a Eton per «un atteggiamento generale». Il preside di Eton negli Anni 60, Chevenix-Trench, era un famigerato «flagellatore», che faceva chinare i colpevoli sul suo letto coniugale e fu poi trasferito per ragioni poco chiare. Il poeta vittoriano Algernon Swinburne, invece, fu espulso da Eton per «aver goduto troppo» delle percosse in pubblico, andando in estasi. Effettivamente le ultime scuole ad avere queste armi nel loro arsenale educativo dovevano procurarsele nei sex shop: i colpi di canna restano popolari tra quegli adepti che ricordano con nostalgia «i migliori anni della loro vita». Io mi sono sempre rifiutato di fare il preside proprio per non dover battere i ragazzi. Tuttavia, come insegnante nelle scuole difficili della Londra Anni 70, devo dire che l’abolizione delle pene corporali inizialmente rese la nostra vita «più stimolante». Ricordo che in una scuola le canne arrivarono con il materiale didattico e la sanzione aveva una sua forza, dato che veniva replicata a casa. In un’altra scuola ero responsabile del «controllo» e certamente i poteri di repressione fisica che avevo allora oggi mi porterebbero dritto filato davanti a un tribunale, con l’accusa di aver violato i «diritti umani» degli studenti. Il vero messaggio di questo 49 per cento di adulti che vogliono la reintroduzione del bastone è che non vogliono essere la prima generazione di genitori minacciati dai loro figli e vogliono la disciplina a scuola. Invece di studenti indisciplinati che chiedono «Ohu, rispetto!», vogliono che gli insegnanti abbiano la facoltà di comminare sanzioni e un sostegno legale che possa imporre «rispetto» sia verso gli insegnanti sia verso «i più grandi e i migliori» in generale. La violenza, canna inclusa, si ripresenta inevitabilmente come regola storica se non viene ripristinato l’equilibrio di potere. RICHARD NEWBURY