STEFANO LEPRI, La Stampa 17/9/2011, 17 settembre 2011
“Per la fiducia dei mercati i governi devono fare di più” - Herr Stark, lei non intende discutere i motivi delle sue dimissioni dall’esecutivo Bce
“Per la fiducia dei mercati i governi devono fare di più” - Herr Stark, lei non intende discutere i motivi delle sue dimissioni dall’esecutivo Bce. Pensa che la Banca centrale europea sarà diversa dopo la sua uscita? «Le persone possono cambiare, ma il mandato istituzionale della Bce rimane lo stesso, scritto nel Trattato di Maastricht e nel suo statuto. Nel giro di pochi mesi ci saranno un nuovo presidente e un nuovo capo economista…» Un presidente italiano, un nuovo membro dell’esecutivo di nazionalità tedesca al suo posto. Nessun cambiamento? «Conoscendo i nomi dei potenziali candidati, sono sicuro che mostreranno piena continuità e coerenza con i loro predecessori. No, nessun cambiamento». Ma dalla Germania vengono critiche quasi corali alla Bce. Il capo dello Stato Christian Wulff ha detto che l’acquisto di titoli pubblici sui mercati è «legalmente discutibile» e «può essere tollerato solo nel breve periodo». «Le misure non convenzionali adottate dal Consiglio direttivo della Bce sono dovute a circostanze fuori dall’ordinario. Come ha ripetuto Trichet la settimana scorsa, sono di natura temporanea». Ma quanto temporanee? La Bundesbank, da cui lei proviene, ha espresso riserve. «Non commento le affermazioni della Bundesbank. Il Consiglio direttivo della Bce ha preso la sua decisione con una maggioranza schiacciante. È forse necessario che tutti i membri del consiglio condividano la stessa opinione? Lei faceva parte della minoranza. E se la minoranza comprende entrambi i tedeschi su 23 componenti, non c’è un problema? L’economia tedesca rappresenta oltre un quarto del Pil dell’eurozona. «Io sono un europeo. Il processo decisionale della Bce poggia sul principio una persona, un voto». Alcuni nel suo Paese sostengono che la Germania è rimasta «isolata». Il Consiglio direttivo è un organismo collegiale. Non vedo nessuno isolato. Siamo 23 persone di origini differenti, con doti differenti, che collaborano tra di loro per giungere a una visione consensuale». Non esistono divergenze di fondo sul futuro dell’area? Può l’euro essere salvato nel suo assetto attuale, con 17 Paesi? Trovo strana questa domanda. L’euro resterà sempre una moneta stabile. Quanto alla sua composizione, è appena giunta una presa di posizione molto chiara della cancelliera Merkel e del presidente Sarkozy: la Grecia continuerà a farne parte. Tuttavia è essenziale che i Paesi membri rispettino fino in fondo gli impegni presi». Possiamo sperare che esistano sufficienti mezzi di pressione sulla Grecia. Ma è lo stesso per l’Italia? Un Paese grande può ricattare gli altri: se noi cadiamo, crolla tutta l’unione monetaria. «La responsabilità ricade in primo luogo e soprattutto sui governi nazionali. Sono loro la prima linea di ogni difesa. Devono ridurre i loro deficit di bilancio. Altrimenti, rischiano un “arresto improvviso" dell’accesso ai mercati finanziari internazionali. Questo è accaduto in passato ad alcuni Emergenti; può accadere ora anche a Paesi avanzati. Nessun aiuto dall’esterno può evitare questo rischio. Ciò che è mancato nei primi 12 anni di unione monetaria è lo stretto coordinamento delle politiche di bilancio nazionali». Trichet ha appena proposto un ministro delle Finanze dell’area euro. Trichet ha avanzato la sua proposta a titolo personale; a mio parere, punta nella direzione giusta. Le istituzioni europee devono avere il potere di interferire nelle decisioni di bilancio nazionali». Molti Paesi, a cominciare dalla Germania, non vogliono cedere sovranità. «Eppure questo è ciò che si intendeva avvenisse quando furono messi per scritto i criteri di Maastricht». Oltre alla Grecia, altri Paesi hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi. Ma per placare mercati troppo nervosi non si rischia di andare troppo oltre? Eccedendo con l’austerità in molti Paesi, si può causare una profonda recessione. «Non si può escludere del tutto che vi siano degli eccessi. Ma la fiducia nei governi è essenziale ». I governi che agiscono in ritardo sono costretti a fare più del necessario». «Quando un governo perde la fiducia degli operatori, deve fare di più per riguadagnarla. Ma in ogni modo risanare i bilanci è inevitabile. Le crisi non possono essere evitate accumulando debiti. Non possiamo permettere che le generazioni future soffrano per le mancanze di politici di oggi». Lo prendo come un messaggio all’Italia. Appunto, ha consigli per il futuro presidente della Bce, Mario Draghi? «Forse. Ma glieli darò in privato».