SILVIA FUMAROLA , la Repubblica 17/9/2011, 17 settembre 2011
FAZIO: DISTRUGGONO LA RAI ANCH´IO MI SENTO PRECARIO
«Delusione e desolazione». Usa due parole Fabio Fazio, per commentare il caso Dandini. «In Rai sta succedendo qualcosa di gravissimo» dice il conduttore che domani torna con "Che tempo che fa" su RaiTre (primo ospiti Susanna Camusso e Pierre Mezeaud, grande amico di Walter Bonatti). «Non c´è più una logica».
Fazio è uno dei pochi superstiti della Terza rete, che pensa dopo questo ennesimo colpo di mano?
«Che è tutto deprimente: io ho dovuto aspettare otto mesi per il contratto, non ci è stato concesso di andare in onda il lunedì. La vicenda della Dandini è un danno, non solo per la Rai, ma per il pubblico. Nessuno lo considera, e mi creda, non è un dettaglio».
Si aspettava che sarebbe andata a finire così?
«No, e mi pare una scelta incomprensibile: "Parla con me" era nei palinsesti, approvato. Ho invitato Serena la settimana prossima e spero che se la senta di venire a raccontare il suo stato d´animo. Passata la rabbia spero che possa ritrovare l´entusiasmo, dopotutto conta il rapporto col pubblico: è più forte e duraturo di temporanee cancellazioni».
Per "Parla con me" c´era un accordo, poi disatteso.
«Un programma approvato dal Cda viene bocciato dopo che sono stati abbassati i costi, dov´è la logica? Non c´è. C´è solo da preoccuparsi, è un segnale che getta una luce molto cupa su questa Rai. Nel senso che fidarsi mette molto male. Quello che è successo alla Dandini è un macigno, oggi pensare che qualcuno sia in buona fede è ingenuo».
Ma lei, Fazio, continua a lavorare "in questa Rai".
«Non lavoro "in questa Rai", ma per la Rai da 28 anni. Spero che le migliaia di persone impegnate nell´azienda e i milioni di abbonati si rendano conto che è ancora il più grande editore italiano. Il servizio pubblico è di tutti. Come l´acqua, la libertà. Non deve più passare l´idea che "la tv di tutti" sia un luogo dove non succede niente. Dovrebbe essere luogo del confronto, dello scandalo intellettuale, dove tutti possono esprimere le proprie opinioni».
Belle parole, ma nei fatti non è così.
«Insisto: non è della politica e del vincitore del momento perché eserciti il potere. Con la moltiplicazione di canali se la tv non è più contemporanea è finita».
È preoccupato?
«La regola aurea è ricordarsi che lavoriamo per il pubblico. Nessuno può pensare che un autore si adegui. Può non essere preso, ma se c´è nessuno gli può dire: "Non inviti quell´ospite". Come dire a un pittore che non può usare il blu, tanto ha altri colori. Un´ipotesi inverosimile che non voglio considerare».
Da un po´ di tempo le ipotesi inverosimili diventano realtà.
«È vero... La novità sarebbe sentirsi dire: "Cosa vi serve per lavorare meglio?" Invece no, solo invenzioni per esasperarti, il logoramento subito da Ruffini non è la censura, ma lo stillicidio: questo no, due minuti di più, di meno, c´è da impazzire».
La maggioranza usa la Rai come meglio crede. Non pensa che l´opposizione abbia le sue colpe?
«La Rai va considerata fuori dalla protezione della politica, anzi, è la tv che dovrebbe controllare la politica. Non si può far coincidere ciò che è pubblico con quello che è dei partiti, la politica dovrebbe fare molti passi indietro».
Ma non li fa, i casi Dandini e Santoro lo dimostrano.
«Da aziendalista fino al midollo provo grande rabbia, basta coi distinguo: mi è simpatico/antipatico. Il "pubblico" - le scuole, gli ospedali, la tv - dovrebbero essere l´eccellenza, che si ottiene sommando le forze, non sottraendole. Auguro a Santoro di riuscire a fare ciò che vuole ma un programma che fa il 20% di share non si può perdere allegramente. È un delitto».
Si sente a rischio?
«Non siamo disponibili a cedere sui principi. Siamo preoccupati perché siamo senza direttore di rete, Ruffini era una persona eccellente, e non sappiamo chi arriverà».
La sinistra non dovrebbe per una volta fare quadrato sul nome di Carlo Freccero?
«Penso strenuamente che i partiti non dovrebbero nominare i direttori, Freccero dovrebbe essere nominato per il suo curriculum e le sue straordinaria capacità. Il fatto che sia tenuto in castigo da dieci anni grida vendetta».
Lei ha firmato un contratto con la Rai per tre anni, e lavorerà per La 7. Non è molto normale neanche questo.
«Ma scusi, avrebbero dovuto chiederci di rifare "Vieni via con me" il giorno dopo. Non è successo. Saviano a quel punto ha giustamente firmato per La 7, io ho chiesto la deroga».
Come definirebbe la situazione in Rai?
«Molto precaria. Deve essere un onore lavorare per la Rai. Lo era, e dovrebbe essere ancora così».