ENRICO FRANCESCHINI, la Repubblica 15/9/2011, 15 settembre 2011
IL VESTITO DEL DUCE
Una divisa militare grigia e un vestitino di lana color ruggine, chiusi dentro una vecchia valigia di pelle. Erano gli abiti di ricambio che Benito Mussolini e Claretta Petacci portavano con sé, fuggendo verso la Svizzera o un´altra destinazione, negli ultimi giorni d´aprile del 1945. Non avrebbero mai più avuto occasione di indossarli: com´è noto, riconosciuti e arrestati dai partigiani, furono fucilati nei pressi del lago di Como, a 20 chilometri da Dongo. Ma adesso quella valigia e il suo contenuto, di cui si erano perse le tracce, tornano alla luce e vanno all´asta: le offerte online sono già cominciate, la conclusione sarà il 18 settembre nelle sale dell´Heritage Auction di Dallas, Texas. Prezzo di partenza 5 mila dollari, la stima è che lo storico reperto sull´epilogo del fascismo potrebbe raggiungere tra i 10 e i 15 mila dollari.
Come, quando e da chi fu prelevata la valigia del duce, è controverso, come molto altro su quelle convulse giornate. Mussolini fu fermato a un posto di blocco dei partigiani il 27 aprile ‘45: su una colonna di autocarri tedeschi, in cui sedeva con indosso un cappotto e un elmetto da sottufficiale della Wehrmacht, nella speranza di passare inosservato, dopo il crollo della Repubblica di Salò. Venne portato presso una casa di antifascisti a Bonzanigo, dove fu raggiunto dalla Petacci, catturata poco prima, che aveva espresso il desiderio di condividere la sua sorte. Di lì furono prelevati dal colonnello Valerio il 28 aprile e fucilati a Giulino di Mezzegra; i corpi vennero poi trasportati a Milano ed esposti a piazzale Loreto. Di certo c´è che la valigia con gli indumenti di ricambio del duce (tranne gradi e mostrine, che qualcuno doveva avere strappato) e della sua amante finì in mano al comandante del governo alleato a Milano, il colonnello americano Charles Poletti, che la affidò al suo segretario, il tenente Paul Moriconi. Quest´ultimo teneva l´archivio di Poletti e dopo la guerra prese alcuni cimeli per sé.
Ora i suoi eredi hanno deciso di ricavare un po´ di soldi mettendoli all´asta. La casa d´aste che li ha autenticati è tra le più note nel campo del collezionismo, dalle monete alle armi, dal vino ai libri. Oltre alla valigia, è in vendita il dattiloscritto dell´autopsia del duce (prezzo di partenza 250 dollari): "Copia del verbale di necroscopia n.7241, eseguito il 30/4/1945, sul cadavere di Mussolini Benito, deceduto il 28/4/1945", si legge sul foglio ingiallito. "La salma è preparata sul tavolo anatomico priva d´indumenti. Pesa 72 kg. La statura non può misurarsi che per approssimazione in m. 1,66 data la cospicua trasformazione traumatica del capo. Il volto è sfigurato da complesse lesioni d´arma da fuoco e contusive da rendere pressoché irriconoscibili i tratti fisionomici". Segue descrizione di sette fori di proiettile in varie regioni della testa. Vanno all´asta anche una lettera autografa di Mussolini a un giornalista, datata Senigallia: "Volevo abbracciarmi un poco al mare", scrive il duce, e poi fa le pulci all´amico, "invece di ‘un uomo´, avrei preferito ‘un tipo´ nel tuo articolo" (prezzo di partenza 500 dollari). Infine un pacco di documenti (250 dollari) dall´archivio del comando alleato in Italia: lettere al colonnello Poletti dal presidente Roosvelt e dal Vaticano, rapporti sul massacro delle Fosse Ardeatine, richieste di rimpatrio di rifugiati e su familiari scomparsi. Chi alzerà il braccio per impossessarsi della valigia dell´ultimo viaggio di Mussolini e Claretta? L´Heritage Auctions si aspetta l´interesse di qualche nostalgico, ma anche, per quanto riguarda i documenti, di storici e ricercatori.