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 2011  settembre 15 Giovedì calendario

IO E IL MIO VITTORIO (SGARBI) EROTICI ANCHE SENZA SESSO

Mi dicono: Vittorio - Sgar­bi, n.d.r. - ha affermato che chi fa tanto sesso non è per forza un cretino e di ave­re concepito almeno quaranta fi­gli. Fai un commento. Cosa do­vrei dire? Meglio, alla Pirandello: cosa ci si aspetta che dica? Che ruolo dovrei assumere, nel gioco delle parti? Rispondere ton sur ton, in nome della coscienza fem­minile? Oppure, delirio per deli­rio, lodare l’alto senso civico di Vit­torio, in un paese oberato dal pro­blema dell’invecchiamento della popolazione, ovvero del suo rim­becillimento fisiologico, e sentir­mi potenziale matrigna di qualcu­no dei pargoli? Fate voi, così è se vi pare. So che la curiosità per le abi­tudini sessuali degli altri è passa­tempo diffuso, e non la fustigo, ma non mi appassiona. Non ci riu­scivo nemme­no quando ero ragazzina di provincia, e un’uscita al ri­storante con un amico equi­valeva a essere additata per strada come quella che si è messa con quello. Fin da allora, avevo capito che il gioco era dupli­ce: se da una parte c’era chi addita­va, dall’altra c’era anche chi si da­va da fare per essere additato. Co­me quell’amico del ristorante, che, a mia insaputa, si vantava di far credere ciò che non era vero.
Il gioco di provincia, venuta nel­le grandi città, non è sparito; anzi, ingigantito dai mass media, è di­ventato sempre più grande, vera e propria morbosità di massa per le persone note, un gioco in cui far credere continua a contare più del fare, e dove gli sputtanatori so­no t­anto più aggressivi quanto ter­rorizzati dall’essere, a loro volta, sputtanati. Un gioco anche spor­co e pericoloso, se è vero che è mo­­tivo di ricatto, quando consegui la grande popolarità. Ma perché si vuole sapere così tanto del sesso degli altri, con chi lo si fa, come lo si fa, quanto lo si fa? Che ce ne im­porta, non abbiamo altro di no­stro, e di più interessante, a cui pensare? Quale evolutissima mentalità pretende che il sesso delle persone note debba rispon­dere a certe aspettative, non si sa perché? Forse il sesso qualifica le persone? Se pensiamo a certe rap­presentazioni del cinema e della letteratura, dovremmo dire il con­trario. Quanti romanzi, quanti film dell’incomunicabilità, come li chiamavano (uno l’ho fatto an­ch’io), in cui più i personaggi sono vittime del loro vuoto interiore, di­sorientati, disperati, più hanno vo­glia di sfregarsi fra loro, come cin­ghiali! Il dramma, almeno questa è la lezione che coglievo io, valida anche per le donne, naturalmen­te, è che a essere solo cinghiali ge­nitali, ad avere sempre quella co­sa lì in testa e nient’altro, si rischia seriamente di esserlo, o diventar­lo, anche cerebralmente. Per uno Sgarbi o un Simenon (gran bugiar­do e puttaniere, però) che la scam­pano, anche perché divertiti dal­l’­idea della conquista più che dal­l’atto del conquistare, ci sono ster­minate mandrie di cinghiali cere­brali che l’esame non lo superano affatto. Ai giovani l’idiozia cin­ghialona si può perdonare, in fon­do è un’esperienza da fare, prima dicrescere, e capire che c’è anche dell’altro,di più solido,oltre la gin­nastica da camera. Scoprire, un giorno, che il sesso migliore non è quello che gli al­tri si aspettano da te, ma quel­lo che ti fa stare meglio, serena­mente, qualun­que esso sia.
Scoprire che uno sguardo, una carezza, un odore di pel­­le, un respiro, un tono di vo­ce, possono avere una ses­sualità più intensa e duratura di mille penetrazioni da catena di montaggio. Scoprire che la fanta­sia sessuale, anche quella di lega­re c­ome un salame un partner e ap­penderlo fino a strangolarlo, deve servire a soddisfare qualcosa di mentale, l’immaginazione, non a essere tradotta in realtà, altrimen­ti del sesso hai un’idea del tutto fuorviata.Anch’io,da ragazza,im­maginavo il sesso come quello del Diavolo in corpo , per poi accorger­mi che la fantasia letteraria tocca­va vertici che qualunque esperien­za di vita non avrebbe mai potuto sfiorare. Scoprire che un rapporto con una persona con cui vuoi con­dividere la vita significa sintonia, complicità, integrazione emotiva e mentale, arrivare dove arrivereb­be lei, e viceversa, cose che sono diverse, e non necessariamente corrispondenti all’intesa sessua­le puramente fisica. Se quel rap­porto ti gratifica davvero, finisce per non importartene niente di quello che può fare il tuo compa­gno al di fuori di esso, né di come ti possano giudicare per il fatto di non rispettare le regole della cop­pia convenzionale (piccolo-bor­ghesi, dicevano una volta le perso­ne politicamente corrette). Lui è quello che è con me e davanti a me, io sono altrettanto, il resto può anche non contare. Peggio per chi non ci arriva.